lunedì 14 ottobre 2013

Al di fuori del Toro n. 3

In memoriam

Hai chiuso gli occhi un anno fa e in quella domenica mattina, in quel Quattordiciottobre, hai scavato una delle più profonde voragini destinate ad accompagnarmi fino a quando non ti rivedrò Altrove.
Il Quattrodiciottobre è diventato una parola, proprio come il Quattromaggio.
Una parola, un macigno, un interrogativo, un NO, uno spartiacque, un terrore, una consapevolezza, un... non lo so, Lulù, non lo so.
Sono tante le cose che ti dico, sono tante le cose che ti dirò ancora.
In alcuni momenti mi si annebbiano cuore e cervello e chiedo, a chi si trovi a passare dalle mie parti, se per caso non si sia trattato di un equivoco, se per caso non ci sia la possibilità che tu faccia ritorno. Mi si risponde di no, immancabilmente.
Sarà così, dunque: non torni più, ma sei sempre qui.
Grazie per tutto ciò che mi hai insegnato: ti voglio bene per sempre.



La foto a corredo di questo piccolo scritto è stata scattata da Bruna Zavattiero e ritrae le stelle tatuate sul collo di Lulù.

sabato 12 ottobre 2013

È una specie di magia

Una gita in auto




Parla Sagliets:
Ai miei tempi sono stato chiamato in molti modi: amico, tifoso, pi... pikachu (e allora?), poeta, gaglioffo. Ora, in verità, sono stato rapito e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere raccontate.

La Silvia - Hey, Lovi, senti quanto borbotta?
Lovi - Cara mia... non ti sembra che sia ora di liberarlo?
La Silvia - Boh... se lo dici tu... ma no, dai: lasciamolo lì ancora per qualche minuto.
Lovi - Va bene: io mi fido di te.
La Silvia - Anche io di te. Cantiamo?
Lovi - Non vedevo l'ora.
La Silvia - One dream, one soul, one prize, one goal...
Lovi - One golden glance of what should be...

Il nostro canto libero è interrotto dai rumori che provengono dal baule.

La Silvia - Eccheccazzzzz... ferma l'auto, Lovi: liberiamolo.
Lovi - D'accordo.

Frena bruscamente, dal baule si sentono provenire bestemmie in lingue defunte da millenni.
Con lo scazzo che mi contraddistingue apro il portello posteriore dell'auto e, con fulminea destrezza, balza fuori Sagliets in guisa di The Thing.
"Ma siete completamente rincretiniti?!? Vi sembra il modo?!? Volete spiegarmi?!?"
Lovi ed io ci guardiamo.
Mi fa un cenno col capo come per dirmi: "Parla tu." Ed io parlo: "Ciao, Sagliets, anche a noi fa piacere vederti."
"Sei una delinquente. Una de-lin-quen-te!"
Mi accendo una sigaretta, faccio due lunghi tiri, mi avvicino a Sagliets e gli punto contro l'indice della mano destra: "Tu. Sali a bordo. Muoviti."
Improvvisamente remissivo, Sagliets scorre lentamente su un lato dell'auto e fa per sedersi sul sedile posteriore.
"Fermati! Non lì: tu vai davanti! Io sto dietro, io. Con la guitarra." Gli dico.
"Ossignur... e io che pensavo di essermi sbarazzata di 'sta peste..." Mormora fra i denti.
Siamo tutti a bordo.
Lovi accende il motore, inserisce la prima e si immette sulla strada.

Lovi - Allora, caro Amico, come va?
Sagliets - Lovi, sei uscito di testa pure tu?
La Silvia - [strimpella]
Lovi - Ma, Mauro... guardati intorno. Guarda laggiù: sta per sorgere il sole. Da quanto tempo non vedevi l'alba?
Sagliets - L'alba di 'sto ca...
Lovi - Mauro, dovevamo pur trovare un riempitivo per la pausa di campionato, dai... abbiamo chiacchierato un po', io e La Silvia, in questi giorni e, fra le tante cose, le ho detto che sarebbe stato bellissimo fare una gita in auto cantando a squarciagola. Noi tre e la musica. È stata sua l'idea di rapirti nel cuore della notte... sai com'è fatta...
La Silvia - [strimpella]
Lovi - ... è stato facile entrare nel tuo ufficio, sai? Forse dovreste fare un po' più di attenzione... ed è stato divertentissimo infilarti quel sacco in testa, legarti come un salame e trascinarti nel baule della mia auto! Anzi: complimenti per essere riuscito a liberarti, Houdini!
Sagliets - Siete completamente impazziti, voi due... completamente...
La Silvia - Hey, Mauretti, hai voglia di raccontarci una storia?
Sagliets - Sì.

Ci dirigiamo verso le montagne, il sole sorge alle nostre spalle inondandoci di colori caldi.
Sagliets ci racconta - anche fra silenzi e parole digrignate - l'epopea del Toro che fu e pure la storia del Mostro Cattivo della cui esistenza molti continuavano e continueranno a dubitare finché non avranno solo più una lapide su cui meditare (o su cui fare ottordici foto da pubblicare su svariati social media).
Io suono piano piano "White Summer", cercando di trattenere le lacrime.
Lovi stringe il volante fino a farsi diventare bianche le nocche.
Tutti e tre abbiamo rabbie da curare e ferite nuove da coltivare.
Il più saggio del trio sospira e dice: "Vorrei farvi ascoltare una cosa che ho trovato per caso... non so se la conoscete..." Preme un tasto e dalle casse si sprigiona una musica struggente.
Struggente senza essere melensa.
Struggente senza essere pacata.
Struggente senza essere complessa.
Alla fine del brano siamo tutti e tre scossi e pieni di malinconia.
Non siamo tristi, solo malinconici.
Doveva essere una gita gioiosa, si sta trasformando in una seduta di autoconsapevolezza Granata.
Provo a ripristinare i parametri iniziali.
"Mauro, sai condoli dal sapabulu?"
"Eh?"
"Ciuppaaaaaaaaaaaaa!"
"Tu sei una folle pericolosa, con bisogno di cure immediate!"
Lovi scoppia a ridere e la sua risata è contagiosa.
Ridiamo insieme, ridiamo fino alle lacrime, ridiamo perché sono stupida, ridiamo perché siamo in viaggio senza sapere quale sia la meta finale, ridiamo perché - nonostante tutto - le pause del campionato ci allontanano un po' dal Toro... o forse ci fanno avvicinare ancora di più ad esso, ridiamo perché abbiamo bisogno di momenti leggeri e li troviamo anche in un viaggio così: senza capo né coda.
Una volta, in un altro tempo e in un altro luogo, avevo scritto che quando fa freddo c'è solo una cosa da fare: farsi più vicini agli altri... questo viaggio ci scalda i cuori.
Sentiamo meno freddo e allora decidiamo di cantare, di cantare insieme.

Lovi - Siete pronti?
Sagliets - Sì!
La Silvia - Oh yeah!
Lovi - Uno, due, tre, via!

It’s a kind of magic
It’s a kind of magic
A kind of magic
One dream, one soul, one prize, one goal
One golden glance of what should be
It’s a kind of magic
One flash of light that shows the way
No mortal man can win this day
It’s a kind of magic

Questo è stato il nostro Toro all'alba di un fine settimana senza partita.
Poco importa che il viaggio sia stato solo nelle nostre menti: abbiamo gettato nel futuro un'ancora a cui aggrapparci quando le acque si faranno tempestose.
È una specie di magia, solo una specie di magia... e il Toro dov'è? Lì, intrecciato alle voci di tre adulti che non perdono l'anima bambina che ha visto trionfi e non depone le armi.



Dedico "A Kind Of Magic" a Marion Zimmer Bradley (a cui mi sono ignobilmente ispirata per l'incipit), John Paul Jones (che rimane sempre nell'ombra), la Stefi (quasi mezzo secolo insieme e continuiamo a far sfracelli), Mark Twain (perché sì), Lulù (ti sento sempre con me) e a chi non si perde d'animo.



mercoledì 9 ottobre 2013

Al di fuori del Toro n. 2

John Lennon

Buon compleanno numero settantatré, John, e grazie.

Foto scattata il 16 agosto 2011 nel museo The Beatles Story a Liverpool



lunedì 7 ottobre 2013

Altre voci n. 1

Proselitismo

di Luca Turini
(Luca è un mio Amico, è una sagoma, è del Toro. Quello nella foto è il suo cane: una volta abbiamo marciato insieme per il Toro: il cane, Luca e LaSilvia... il trio delle meraviglie de no' antri, insomma)


Il modo migliore per continuare la specie, è quella di fare proseliti, il più possibile; ciascuno di noi si dovrebbe porre come obiettivo quello di aggiungere al mondo almeno un tifoso granata, possibilmente a discapito della controparte truffaldina.
I bambini sono gli obiettivi migliori, sono ancora puri e - se ben instradati - danno sicuramente ottimi risultati; a questo proposito posso citare un episodio capitato a mia figlia: mentre faceva la baby sitter spiegava ad un bimbo gobbino perché il Toro e bello e la giuve no, ed il bimbo, ovviamente, si è detto d’accordo, ma siccome veniva da progenie strisciata, ha detto: “Va bene, sarò tutto del Toro, tranne una piccola parte del corpo, non so, una mano che resterà della giuve  (tralascio la voce di mio figlio che da un’altra stanza diceva: ”Sì, quella che ti serve per pulirti il c…”).
Ecco, questo è un esempio positivo, ma se andiamo su età diverse, ecco che anche qui si può fare qualcosa.
All’università il mio prode ragazzo ha conosciuto una bella figliola (che ormai frequenta assiduamente, devo dire) di Chieti e con il magico cognome di “Ferrante”... colpo di fulmine. Ora la prode è del Toro, indossa eleganti magliette granata, e domenica abbiamo guardato la partita  tutti insieme.
Ma saliamo sull'età adulta: se, a parte i rari indecisi, è difficile convertire fedeli, bisogna trovare le opportunità dove queste si presentano…  gli stranieri, per esempio, che vivono nella beata ignoranza e credono che una certa squadra sia di Torino e non della provincia, possono essere facilmente instradati sulla retta via; a parte i begli incontri nei pub quando amici di tutte le nazioni vengono a giocare contro gli innominabili, e durante i quali si possono cementare belle amicizie e gemellaggi alcoolici, vorrei ricordare anche che quando per lavoro mi sono dovuto fermare per qualche tempo in Germania, ho potuto creare un bel Toro club Paolo Pulici  con i miei colleghi, che poco apprezzavano il fatto che quell’altra squadra fosse stata fondata da carcerati pedofili con la maglietta rosa.
E comunque poi, se vogliamo lavorare su basi scientifiche… beh, qui è facilissimo, basta portare in tasca foto di uomini (Tarzan, Pulici) e di primati (Cita, Tevez)… chiunque capirebbe facilmente dove sarebbe logico schierarsi .
Lo so, non è un superarticolo, ma LaSilvia mi ha detto che dovevo scrivere qualcosa, ed ecco qui, FVCG sempre!!!

domenica 6 ottobre 2013

Sei punti



Samp-Toro 2-2 (boh)


1. Punto croce
2. Punto erba
3. Punto festone
4. Punto spina
5. Punto catenella
6. Punto nodino

- Due punti scippati contro l'Atalanta
- Due punti scippati contro il Milan
- Due punti scippati contro la Samp

L'abitudine al ricamo.

Le abitudini: fanno male.




venerdì 4 ottobre 2013

Pantomima

Ci ho l'ansia pre partita (di già).



Personaggi:
- Lui: l’edicolante rossonero
- Io: io
- Avventore: un avventore
 
 
Lui - Che cosa ne dice di questi CD?
Io - Bah... alcuni sono interessanti, ma la qualità lascia un po' a desiderare...
Lui - Lei dice?
Io - Io dico.
Lui - Certo che voi Granata...
Io - Noi Granata che cosa? Guardi che non è giornata...
Lui - Su, non faccia così... è solo che sembra che abbiate sempre la 'carogna'...
Io - Sembra? Provi a mettersi nei miei panni e poi mi sappia dire, che diamine! (*)
Lui – È ancora arrabbiata per il derby?
Io – Io sono nata arrabbiata e gli Dei e le Dee, ai quali stavo particolarmente simpatica, hanno deciso che io fossi anche del Toro… che importanza può avere un derby, mi scusi?
Lui – Sarà… comunque voi Granata…
Io – Ancora?
Lui – [rivolgendosi ad un altro avventore] Ha visto come si arrabbia quando si parla del Toro?
Avventore – Si dà il caso che anche io possa arrabbiarmi, problemi?

L’avventore ed io ci guardiamo e ci scambiamo un’occhiata d’intesa e d’orgoglio, sembriamo due tacchini che si credono pavoni.

Io – Visto?
Lui – Visto sì! Ho proprio ragione: voi Granata…
Io – Allora! Stia bravo, che diamine! (*)
Avventore – Proprio così: che diamine! (*)
L’avventore ed io ci stringiamo la mano e ci salutiamo cordialmente.
All’avventore cade il giornale per terra.
Io – Rigore per il Milan!
Avventore – E che diamine! (*) [Ride, saluta e se ne va]
Lui – Voi Granata siete proprio…
Io – Si esprima, orsù.
Lui – Irriducibili. Unici. Non so trovare la parola giusta…
Io – Granata?
Lui – Sì! Che diamine! (*)
Io – Ecco, appunto. Buona giornata!
Lui – Anche a lei!
 
È successo questa mattina ed è uno dei tanti episodi che non andrebbero neppure raccontati, ma questo è il mio blog e (ah, che pace) ci scrivo quel che mi balza per la mente.
Anche robe tipo:

COME DIAMINE SI FA A TIFARE LA SAMP?

(*) Diamine. Sì, diamine. Eccheddiamine…



(Benbecula, Ebridi Esterne, 12 agosto 2011. Sul retro del B&B si giocava a pallone. C'era un vento da paura. C'erano fallacci da paura. Non c'era nessun tarantolato. E forza Toro, tra l'altro)





martedì 1 ottobre 2013

Tienimi per mano

Sì, OK, tutto vero, tutto dannatamente uguale al solito, tutto giusto (anzi, no: come d'uso ingiusto)... però adesso basta.
Hanno segnato in fuorigioco?
Va bene (cioé: non va bene una cippa di 'sta fava ma): occorre andare oltre.
Mai dimenticare, eh?
No, MAI.
Conservare l'onestà intellettuale sì, però.
Dai.

Mastico pensieri e incontro gobbi: da due giorni sono tornati allo scoperto (conigli).

Ne ho incontrato uno poco fa, è venuto a cercarmi 'sto asino in pigiama.
Ha detto due cose due:
  1. Non era fuorigioco.
  2. È più bello vincere così.
Non. Era. Fuorigioco.
È. Più. Bello. Vincere. Così.

Oddeaddeaddea.

Basta. Basta. BASTA!

Mastico bile per tutto il pomeriggio, scendo in metropolitana con le cuffie in testa, "Rock and Roll", stordiscimi Bonzo, frantumami i timpani, scendo e - zio cane - scopro che da Porta Nuova a Lingotto niente treni: navette.
Riesco a chiamare un'amica affinché recuperi Giulia e mi aspetti con lei vicino alla scuola.
I timpani mi fanno male, non era fuorigioco, il fegato mi fa male, è più bello vincere così, salgo sulla navetta, non era fuorigioco, ma quanta cazzo di gente, è più bello vincere così, lei scende alla prossima?, non era fuorigioco, e allora si tolga dalle palle, è più bello vincere così, scendo dalla navetta, rivoglio il mio Toro... e il mio Toro è lì.
È di schiena, ha le fattezze di una bimba di nove anni, quando vedo i miei figli sto immediatamente meglio, la chiamo, si volta, allarga gli occhi e sorride.
Le sorrido anche io, forse anche i miei occhi si fanno più grandi, più grandi e anche umidi perché lei, il mio Toro, porta al collo la sciarpa Granata.

Andando verso casa le chiedo: "Come mai hai messo la sciarpa del Toro?"
Mi risponde: "Perché faceva un po' freddo, perché mi piace e perché è la sciarpa del Toro."
Come per magia "Non era fuorigioco" e "È più bello vincere così" diventano scorregge che si perdono nell'etere.

Vorrei dirle che non è giusto, vorrei dirle tante cose, ma mi limito a continuare a camminare con lei.

Poi le chiedo: "Qualcuno dei tuoi compagni ti ha detto qualcosa?"
Tentenna ed accenna ad un "No..." che le si affievolisce immediatamente sulla bocca: ormai sa che la sgamo. "Be'... Marco. Marco non mi ha lasciata in pace per tutto il giorno."
"E tu?"
"Gli ho detto di lasciarmi stare."
"E lui?"
"Ha continuato."
"E poi?"
"E poi ho fatto finta di niente: se non riesce a capire mica è colpa mia, eh?!?"

Magari un giorno anche a lei capiterà di fare una passeggiata particolarmente lunga tenendo per mano sua figlia: spero che in quel giorno il Toro sia tornare ad esistere per come lo conoscevo quando la bambina tenuta per mano ero io.