sabato 19 settembre 2015

Due anni!

Tanti auguri a me e tanti ringraziamenti a chi bazzica da queste parti.

Due anni fa scrivevo che avrei voltato pagina per l'ennesima volta (proprio così) e, nelle tante altre pagine che mi è accaduto di voltare, è successo quel che succede a quasi tutti gli esseri umani: ho vissuto.

Sono felice ed orgogliosa di me.

Vivo e non mi lascio vivere dalla vita.

Fra una lacrima di gioia, un silenzioso urlo di dolore, una corda di chitarra che si spezza e un accordo ben riuscito, vado avanti.

In questi due anni ho temuto che mi esplodesse il cuore in almeno millemila occasioni... come quella volta in cui abbiamo vinto contro il Genoa nei minuti di recupero e ho rischiato seriamente di uscire dallo stadio primo del tempo, come quella volta in cui abbiamo vinto il derby, come quella volta in cui è morto mio padre, come quella volta che deve ancora arrivare e che mi troverà pronta ad andare comunque avanti.

Ammetto in tutta onestà che mi fa girare l'anima che papà non possa più leggere quello che scrivo: è stato il mio più feroce critico e il mio più fervido ammiratore.

In questi due anni (e anche in quelli precedenti) alcuni hanno provato a denigrarmi per partito preso e si sono fatti ancor più rabbiosi quando non hanno visto reazioni da parte mia: care carognette, io esisto indipendentemente dal fatto che a voi possa piacere o meno. Altri mi hanno spinta a continuare a curare questo mio piccolo orticello quando non avevo abbastanza voglia, pazienza e amore per farlo.

La mia gratitudine va ad entrambi, sia alle care carognette sia ai sostenitori: mi avete insegnato qualcosa in più della vita e delle dinamiche interpersonali.

In questi due anni  ho vissuto: sono fortunata.

Dunque buon compleanno, Pagina Infinita: cento di questi giorni (vabbe'...).

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Playlist:
- Celebration Day, Led Zeppelin
- Perfect Day, Lou Reed
- It's A Hard Life, Queen
- Going Out In Style, Dropkick Murphys



domenica 6 settembre 2015

Un buco a forma di papà nel cuore

Martedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c'è nell'aria...
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
"Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato."
"Arrivo."

"Claudio?"
"Sì?"
"Mi ha chiamato mamma: papà si è aggravato. Puoi portarmi in ospedale?"

Ci aggiriamo per casa come due diavoli della Tasmania con i piedi rivestiti di cotone: cerchiamo di non svegliare i ragazzi.
Mentre recupero una t-shirt lì, i pantaloni là, le scarpe, dove cazzo ho messo le scarpe?, l'immancabile sciarpa leggera, mi si gonfia il torace in maniera irregolare, respiro male.
"Respira bene, Silvia..."
"Sì."

Scendiamo in cortile, saliamo in auto, lungo il tragitto racconto a mio marito le cose che mi vengono in mente, cose che gli ho già raccontato mille volte, ma questa volta hanno un sapore diverso.

Parcheggio.
Ospedale.
Corridoio.
Altro corridoio.
Ascensore.
Camera.
Mio fratello.
"È mancato."
Apro la tenda gialla.
Mamma.
Oh, mamma...
E papà.
Oh, papà...

Lo accarezzo a lungo, gli parlo, lo guardo.
È bellissimo.
È di nuovo il mio papà.
Ha il volto disteso.
Disteso e BELLO.
Quegli zigomi, quel naso, quella fronte.
Gli occhi... no, gli occhi sono chiusi.
Ma è di nuovo il mio papà.
La sofferenza bastarda degli ultimi giorni è volata via, insieme con lui.

Le cose da fare.
Tantissime.
Iniziamo a farle.
Vuoto l'armadietto. Tuffo il naso nella sua camicia: profuma di lui.
Vuoto il cassetto del comodino. Dentro c'è la sua vera e lo scoubidou che Giulia gli ha regalato due giorni fa, azzurro come i suoi occhi.
Le cose da fare.
Tantissime.

E poi.
Il pomeriggio andiamo al cimitero per predisporre altre cose, dopo aver formulato quanto scrivere sui manifesti funebri (c'è mezzo Piemonte lì dentro, siamo un po' buffi, oltre a essere tanti).
Accompagniamo mamma a casa: vuole imparare a stare da sola a partire da subito.

Il ritorno a casa, l'adrenalina che si ammoscia: oddea, che cos'è successo? Sono per caso stata investita da un treno? Ho male dappertutto. Ah no, sono stata investita dal Mistero Insondabile.

Minchia, se fa male...


Venerdì 28 agosto 2015

"Francesco, domenica sera cercami allo stadio, perché se ci sono vuol dire che non è ancora successo niente. Ti chiedo solo il favore di cercarmi, perché se mi troverai vorrà dire che non sarà successo ancora niente. E se non mi troverai ti chiedo la cortesia di tifare anche per me, per lui e per mio figlio. Te lo chiedo solo in nome di questa cosa granata che papà mi ha regalato insieme alla vita."

"Ma certo che ti cerco. E spero di trovarti. Sei al solito posto? Mi sbilancio: ci vediamo domenica.
Ti sono vicino."


Sabato 29 agosto 2015

Sono in piedi accanto al suo letto: fa molta fatica, soffre.
Mi prende una mano e restiamo a parlare di tutto e di niente.
Mentre parlo si porta la mia mano alla bocca e mi dà un bacio.
Invasa dalla tenerezza lo bacio sulla fronte.
Un bacio tira l'altro e ci viene perfino un po' da sorridere.


Domenica 30 agosto 2015 - mattina

"Silvia? Papà si è sognato di volere il ventilatore portatile ma è rimasto a casa in campagna, riesci a procurargliene uno?"

"Non c'è problema."

Mio marito ed io giriamo come due trottole fino a trovarne uno orrendo. Vabbe', mica c'è solo bellezza al mondo.

Glielo porto in ospedale e sembra avere un po' di sollievo dal caldo opprimente (il caldo è sempre opprimente, no? Eppure io avevo anche i brividi).

Mi chiede di fargli aria e poi vede che sto gocciolando come un sacchetto tolto dal freezer: una vampata. Le gioie della menopausa. Prende il ventilatore in mano e mi delizia di vento e tenerezza.

"Papà, questa sera c'è Toro-Fiorentina. Che cosa faccio: vado o non vado allo stadio?"

"Vai, vai... esigo che tu vada!"

E io ho fatto come ha detto lui.



Domenica 30 agosto 2015 - sera

Meno male che ho fatto come diceva lui e per tanti motivi.

Mando a papà una foto di Davide che stringe la sciarpa granata fra le mani, "Ciao Papà. Ti voglio bene."

Francesco viene a cercarmi e mi porta anche Stefano e Marco e stiamo lì a fare gli stupidi ed è bellissimo fare gli stupidi e poi ognuno riprende posto e il Toro fa... fa godere, zio cane, fa godere.

Al terzo goal l'abbraccio con Davide è estaticamente doloroso, gridopiangosinghiozzogodo.

Spero di fare in tempo a dirlo a papà.


Lunedì 31 agosto 2015

"Ciao Mamma, hai dormito?"

"Sì, un po', ma dimmi un po' della partita..."

Le racconto tutto, ma proprio TUTTO, Più tardi in mattinata mi dice di aver riferito a papà e che papà è contentissimo.

Vado a dormire con un po' di inquietudine, ma ormai quella lì mi segue sempre: devo farmene una ragione. Eppure è un'inquietudine diversa, ma chissà... magari sono solo un po' stanca.


Martedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c'è nell'aria...
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
"Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato."
"Arrivo."

Oddea, il mio papà, il mio bellissimo papà...



Poi.

La gente, le visite, le telefonate, i telegrammi, le strette di mano, i baci, gli abbracci, le facce incredule, la verbalizzazione delle due ultime settimane, violente e crudeli, l'assenza di lacrime, il funerale.


Infine.

Non ho più voglia di raccontare.

In questi giorni ho guardato e riguardato, sempre incredula, il manifesto funebre su cui papà ha voluto scrivessimo tre specifiche parole sotto il suo nome.

Assurdamente - ma anche no - il Toro ci ha aiutati e ci sta aiutando ad addolcire le taglienti asperità.

Ora provo ad imparare a vivere con un buco a forma di papà nel cuore.

Così sia.


Un ringraziamento particolare a chi spontaneamente mi ha offerto tutto ciò di cui avevo bisogno.
Non vi elenco perché ho la testa ancora un po' confusa e voglio evitare di dimenticare qualcuno: spero di riuscire a trovare le parole per dirvi quanto siete grandi e importanti.

lunedì 24 agosto 2015

La prima di campionato

Guardiamo la partita insieme e c'è comunque odore di stadio.

Siamo in formazione tipo, da destra a sinistra: papà, io, mamma, Davide.

Smadonniamo quanto basta nel primo tempo, poco dopo il secondo goal papà decide di andare a dormire.

Finisce la partita: evviva evviva, ciao, buonanotte.

Salgo per le scale, mi sento chiamare.

- Silvia!

Mi metto a correre.

- Dimmi, papà.

- Com'è finita?

- Abbiamo vinto.

- Ooooh, meno male...

- E già! Buonanotte, néh? Ah, tra l'altro... noi siamo primi, loro sono ultimi: gobbi, sucate!

- [ride]

Lui è uno dei miei Maestri di Toro.

È una vita che spero di essere almeno ad un undicesimo della sua altezza.

W il Toro, néh?

[rido]




giovedì 20 agosto 2015

La brezza gelida

È andata un po' come in quel giovedì del '49: una doccia fredda.

La professoressa era entrata in classe con alcuni giornali sottobraccio e aveva detto alle alunne che si era verificata una tragedia: il Torino non c'era più.

Mia mamma aveva pianto tanto.

La mia - ennesima - doccia fredda è arrivata in un assolato martedì del '15 mentre facevo colazione con la mia famiglia.

"Ah, mamma... ho letto che è morto il cappellano del Toro..."

[scricchiolio di cuore che sta per infrangersi
ma si aggrappa disperatamente alla possibilità di un errore
che NON può esistere ma chi lo sa]

"Don Rabino?!? È morto Don Rabino?!?"

"Sì..."

[fragore di frammenti di cuore
che precipitano
fino all'altro capo dell'universo]

"Oh cazzo..."

[silenzio]

E poi scrivo alla Stefi: lei è sempre così fuori dal mondo...

Io - È mancato Don Aldo Rabino.
Lei - Che dolore. Ma basta.
Io - Sono molto scossa.
Lei - Porca vacca. Che senso di impoverimento.
Io - Ecco, appunto.
Lei - Veglierà su di noi come sempre.
Io - A volte vorrei non credere nell'aldilà.
Lei - A volte è la sola consolazione possibile. Se riuscite ad andare al funerale, puoi scrivere sul libro delle firme "Fanotti"?
Io - Sure.

___________________

Questa mattina, andando verso Maria Ausiliatrice.

Io - Ciao, mamma, com'è andata la notte?
Lei - [racconta, preferisco non divulgare]
Io - Sto andando con Davide a salutarlo, siamo quasi arrivati.
Lei - Puoi mettere anche il mio nome sul libro delle firme?
Io - Certo, mamma, lo farò.
___________________

Ho messo i vostri nomi, ho messo quello di papà, ho messo quello di Davide, ho messo il mio.

Per qualche istante ho sentito nell'aria lo stesso odore che avevo respirato sotto la pioggia quando, insieme con mamma e mio fratello, ero andata a salutare Capitan Giorgio: l'odore del Tempo, tanto simile ad una brezza gelida che si insinua nelle vene.

Le rende più forti o più deboli? E chi lo sa... fortunata sarò finché potrò sentirla e raccontarla.

La brezza gelida... quella che negli anni mi ha intriso di cinismo, ma probabilmente era scritto che cinica diventassi.

E che nessuno dica che i cinici non versano mai lacrime: ne ho partorite alcune che sento ancora scivolare sulle guance a ore di distanza.

Riposi in pace chi tanto si è dato da fare in vita, viva serenamente chi ha scelto la pace.

Forza Toro sempre e per sempre.









giovedì 23 luglio 2015

Odio l'estate

Odio l'estate.
Odio l'estate dello scorso anno e odio l'estate dell'anno in corso.
Si tratta di odio allo stato puro.
Il caldo non c'entra una mazza: avete rotto il cazzo con le vostre lamentele sul caldo estivo, sulle piogge autunnali, sul freddo invernale, sui pollini primaverili.
Avete rotto il cazzo con le VOSTRE lamentele indipendentemente dalla stagione.
Rompete le palle con la tristezza delle vostre vite inutili a cui non sapete dare significato se non quando, per altrettanta tristezza, altri poverini vi erigono a baluardi di chissà quale verità (spesso si tratta di minchiate travestite da verità, svegliatevi).
Siete quelli che di fronte alle tragedie vere non sanno che cosa dire (e ci può stare) e soprattutto aggiungono minchiate alle minchiate: il bel tacere È un'alternativa, prenderla in considerazione non potrebbe che farvi del bene.
Odio l'estate.
Soprattutto odio l'estate che è iniziata ieri e, per assurdo, odio ancor più il momento in cui finirà.

Forza Vecchia Quercia Granata.