domenica 8 novembre 2015

Unforgettable

Luce e Ombra: la Vita e la Morte camminano a braccetto.

SEMPRE.


[Foto presa da http://purple66.blogspot.it/2012/11/08111976-08112012-ciao-giorgio.html]

domenica 25 ottobre 2015

Ma la più bella...

"Figli, andiamo a vedere la partita di Youth League?"
"Sìììììììì!!!"

È stata una giornata faticosa e l'abbiamo portata a conclusione, felici come (quasi) sempre.

Tante le vicende da raccontare, ma la più bella è stata mettermi d'accordo con i figli per incontrarci allo stadio.

Loro sarebbero partiti da casa, io dall'ufficio.
Loro con il bus, io con la metro.
Loro sul bus che iniziano a mandarmi SMS stupidi, io che uscendo dalla metro ribatto con il meglio della mia stupidera.
Io che chiedo loro: "Avete già superato piazza Carducci?", loro che mi rispondono: "Stiamo per arrivarci.".
Io che salgo sul bus e li individuo e dico a voce alta: "E allora?", loro che sussultano e spalancano gli occhi e sorridono grande come due galassie.

Se si fossimo messi d'accordo non saremmo mai riusciti a prendere lo stesso bus e dunque è stata una bella cosa, ma la più bella è stata arrivare allo stadio e vedere il granata delle grandi occasioni: tante tante tante persone e, soprattutto, tanti tanti tanti ragazzini.

Che bella cosa, ma la più bella è stata fare il tifo per i Ragazzi della Primavera sapendo che se lo meritavano tutto e anche di più.

Che bella cosa, ma la più bella è stata vincere.

Che bella cosa, ma la più bella è stata vincere COSÌ.

Che bella cosa, ma la più bella è stata, dopo la partita, andare nel solito pub, accorgersi che tutti gli avventori erano gobbastri e che erano intenti nel vedere la partita della giuve, compiere azione di disturbo (senza esagerare: est modus in rebus), sfoggiare le sciarpe granata ancora impregnate di vittoria e le tre bandierine tre che Giulia brandiva in stile Wolverine.

Che bella cosa, ma la più bella - trattandosi del Toro e dei miei figli - deve ancora accadere e, in definitiva, la cosa più bella è che tutta questa vita, nonostante gli inciampi e i momenti bui, mi piace.




lunedì 19 ottobre 2015

Diciassette ottobre

Sì, tutto bello, tutto intenso, tanta felicità, finalmente a Casa, Giulia, mia piccola Giulia, quando sentirai parlare Pulici capirai ancora una volta perché il Toro ti ha scelta, Davide, mio grande Davide, stammi vicino ché mi viene un po' da piangere, come sono belli i miei figli, sono tanto fortunata, stiamo qui ammassati a NON fare foto, però aspetta: una foto voglio farla, voglio fare una foto a quella casa là, quella casa all'angolo fra via Spano e via Tunisi, quella all'ultimo piano, sì, proprio quella, quella è la casa in cui (forse) sono stata concepita, quella è la casa in cui (sicuramente) ho imparato a camminare, a dire le prime parole, la casa in cui mi hanno dato la prima minestrina e l'ho sputata quasi tutta perché papà aveva riso così tanto dopo che ne avevo sputato il primo cucchiaio, quella è la casa in cui ho il ricordo più antico, il ricordo di quando mi sono fatta pizzicare le manine dalle porte dell'ascensore, che bella la casa di via Spano, ricordo in modo nebuloso il terrazzo, ricordo il terrazzo e i giochi, i giochi che facevo con mio fratello, ricordo anche quello che non posso ricordare perché non c'ero ancora, ricordo che mamma e papà erano andati a vivere là da sposini, sì, proprio lì, sopra il Fila, e allora sì, sabato siamo tornati a Casa ma io, sì: io, io, io, ci sono tornata per due volte e, ditemi quello che volete ma io, sì: io, io, io, ogni tanto alzavo la testa verso quel terrazzo e li vedevo, vedevo mamma e papà giovani, felici, con tutta la vita davanti, e mentre li vedevo ringraziavo il Fato perché hanno davvero avuto una bella vita insieme e anche io ne ho fatto parte.

Certe cose vanno dette tutte d'un fiato se no non si riescono a dire.

Ciao, Papà, continuo a guardare in cielo: me lo hai insegnato tu.

E sempre forza Toro (che vuole dire tante, ma tante, ma tante e ancora tante cose, soprattutto quelle che non si riescono a dire in altro modo).



sabato 19 settembre 2015

Due anni!

Tanti auguri a me e tanti ringraziamenti a chi bazzica da queste parti.

Due anni fa scrivevo che avrei voltato pagina per l'ennesima volta (proprio così) e, nelle tante altre pagine che mi è accaduto di voltare, è successo quel che succede a quasi tutti gli esseri umani: ho vissuto.

Sono felice ed orgogliosa di me.

Vivo e non mi lascio vivere dalla vita.

Fra una lacrima di gioia, un silenzioso urlo di dolore, una corda di chitarra che si spezza e un accordo ben riuscito, vado avanti.

In questi due anni ho temuto che mi esplodesse il cuore in almeno millemila occasioni... come quella volta in cui abbiamo vinto contro il Genoa nei minuti di recupero e ho rischiato seriamente di uscire dallo stadio primo del tempo, come quella volta in cui abbiamo vinto il derby, come quella volta in cui è morto mio padre, come quella volta che deve ancora arrivare e che mi troverà pronta ad andare comunque avanti.

Ammetto in tutta onestà che mi fa girare l'anima che papà non possa più leggere quello che scrivo: è stato il mio più feroce critico e il mio più fervido ammiratore.

In questi due anni (e anche in quelli precedenti) alcuni hanno provato a denigrarmi per partito preso e si sono fatti ancor più rabbiosi quando non hanno visto reazioni da parte mia: care carognette, io esisto indipendentemente dal fatto che a voi possa piacere o meno. Altri mi hanno spinta a continuare a curare questo mio piccolo orticello quando non avevo abbastanza voglia, pazienza e amore per farlo.

La mia gratitudine va ad entrambi, sia alle care carognette sia ai sostenitori: mi avete insegnato qualcosa in più della vita e delle dinamiche interpersonali.

In questi due anni  ho vissuto: sono fortunata.

Dunque buon compleanno, Pagina Infinita: cento di questi giorni (vabbe'...).

****

Playlist:
- Celebration Day, Led Zeppelin
- Perfect Day, Lou Reed
- It's A Hard Life, Queen
- Going Out In Style, Dropkick Murphys



domenica 6 settembre 2015

Un buco a forma di papà nel cuore

Martedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c'è nell'aria...
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
"Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato."
"Arrivo."

"Claudio?"
"Sì?"
"Mi ha chiamato mamma: papà si è aggravato. Puoi portarmi in ospedale?"

Ci aggiriamo per casa come due diavoli della Tasmania con i piedi rivestiti di cotone: cerchiamo di non svegliare i ragazzi.
Mentre recupero una t-shirt lì, i pantaloni là, le scarpe, dove cazzo ho messo le scarpe?, l'immancabile sciarpa leggera, mi si gonfia il torace in maniera irregolare, respiro male.
"Respira bene, Silvia..."
"Sì."

Scendiamo in cortile, saliamo in auto, lungo il tragitto racconto a mio marito le cose che mi vengono in mente, cose che gli ho già raccontato mille volte, ma questa volta hanno un sapore diverso.

Parcheggio.
Ospedale.
Corridoio.
Altro corridoio.
Ascensore.
Camera.
Mio fratello.
"È mancato."
Apro la tenda gialla.
Mamma.
Oh, mamma...
E papà.
Oh, papà...

Lo accarezzo a lungo, gli parlo, lo guardo.
È bellissimo.
È di nuovo il mio papà.
Ha il volto disteso.
Disteso e BELLO.
Quegli zigomi, quel naso, quella fronte.
Gli occhi... no, gli occhi sono chiusi.
Ma è di nuovo il mio papà.
La sofferenza bastarda degli ultimi giorni è volata via, insieme con lui.

Le cose da fare.
Tantissime.
Iniziamo a farle.
Vuoto l'armadietto. Tuffo il naso nella sua camicia: profuma di lui.
Vuoto il cassetto del comodino. Dentro c'è la sua vera e lo scoubidou che Giulia gli ha regalato due giorni fa, azzurro come i suoi occhi.
Le cose da fare.
Tantissime.

E poi.
Il pomeriggio andiamo al cimitero per predisporre altre cose, dopo aver formulato quanto scrivere sui manifesti funebri (c'è mezzo Piemonte lì dentro, siamo un po' buffi, oltre a essere tanti).
Accompagniamo mamma a casa: vuole imparare a stare da sola a partire da subito.

Il ritorno a casa, l'adrenalina che si ammoscia: oddea, che cos'è successo? Sono per caso stata investita da un treno? Ho male dappertutto. Ah no, sono stata investita dal Mistero Insondabile.

Minchia, se fa male...


Venerdì 28 agosto 2015

"Francesco, domenica sera cercami allo stadio, perché se ci sono vuol dire che non è ancora successo niente. Ti chiedo solo il favore di cercarmi, perché se mi troverai vorrà dire che non sarà successo ancora niente. E se non mi troverai ti chiedo la cortesia di tifare anche per me, per lui e per mio figlio. Te lo chiedo solo in nome di questa cosa granata che papà mi ha regalato insieme alla vita."

"Ma certo che ti cerco. E spero di trovarti. Sei al solito posto? Mi sbilancio: ci vediamo domenica.
Ti sono vicino."


Sabato 29 agosto 2015

Sono in piedi accanto al suo letto: fa molta fatica, soffre.
Mi prende una mano e restiamo a parlare di tutto e di niente.
Mentre parlo si porta la mia mano alla bocca e mi dà un bacio.
Invasa dalla tenerezza lo bacio sulla fronte.
Un bacio tira l'altro e ci viene perfino un po' da sorridere.


Domenica 30 agosto 2015 - mattina

"Silvia? Papà si è sognato di volere il ventilatore portatile ma è rimasto a casa in campagna, riesci a procurargliene uno?"

"Non c'è problema."

Mio marito ed io giriamo come due trottole fino a trovarne uno orrendo. Vabbe', mica c'è solo bellezza al mondo.

Glielo porto in ospedale e sembra avere un po' di sollievo dal caldo opprimente (il caldo è sempre opprimente, no? Eppure io avevo anche i brividi).

Mi chiede di fargli aria e poi vede che sto gocciolando come un sacchetto tolto dal freezer: una vampata. Le gioie della menopausa. Prende il ventilatore in mano e mi delizia di vento e tenerezza.

"Papà, questa sera c'è Toro-Fiorentina. Che cosa faccio: vado o non vado allo stadio?"

"Vai, vai... esigo che tu vada!"

E io ho fatto come ha detto lui.



Domenica 30 agosto 2015 - sera

Meno male che ho fatto come diceva lui e per tanti motivi.

Mando a papà una foto di Davide che stringe la sciarpa granata fra le mani, "Ciao Papà. Ti voglio bene."

Francesco viene a cercarmi e mi porta anche Stefano e Marco e stiamo lì a fare gli stupidi ed è bellissimo fare gli stupidi e poi ognuno riprende posto e il Toro fa... fa godere, zio cane, fa godere.

Al terzo goal l'abbraccio con Davide è estaticamente doloroso, gridopiangosinghiozzogodo.

Spero di fare in tempo a dirlo a papà.


Lunedì 31 agosto 2015

"Ciao Mamma, hai dormito?"

"Sì, un po', ma dimmi un po' della partita..."

Le racconto tutto, ma proprio TUTTO, Più tardi in mattinata mi dice di aver riferito a papà e che papà è contentissimo.

Vado a dormire con un po' di inquietudine, ma ormai quella lì mi segue sempre: devo farmene una ragione. Eppure è un'inquietudine diversa, ma chissà... magari sono solo un po' stanca.


Martedì 1° settembre 2015

Non dormo.
Mi alzo.
Vado in cucina.
Faccio un sudoku.
Dea, che tensione c'è nell'aria...
Metto su il caffé.
Scrivo due email.
Suona il cellulare.
"Silvia, mi hanno chiamata: il papà si è aggravato."
"Arrivo."

Oddea, il mio papà, il mio bellissimo papà...



Poi.

La gente, le visite, le telefonate, i telegrammi, le strette di mano, i baci, gli abbracci, le facce incredule, la verbalizzazione delle due ultime settimane, violente e crudeli, l'assenza di lacrime, il funerale.


Infine.

Non ho più voglia di raccontare.

In questi giorni ho guardato e riguardato, sempre incredula, il manifesto funebre su cui papà ha voluto scrivessimo tre specifiche parole sotto il suo nome.

Assurdamente - ma anche no - il Toro ci ha aiutati e ci sta aiutando ad addolcire le taglienti asperità.

Ora provo ad imparare a vivere con un buco a forma di papà nel cuore.

Così sia.


Un ringraziamento particolare a chi spontaneamente mi ha offerto tutto ciò di cui avevo bisogno.
Non vi elenco perché ho la testa ancora un po' confusa e voglio evitare di dimenticare qualcuno: spero di riuscire a trovare le parole per dirvi quanto siete grandi e importanti.