venerdì 4 dicembre 2015

December 4, 1980

Riporto quello che scrissi lo scorso anno...

Il quattro dicembre è quel giorno che guardo arrivare come se stessi osservando un piatto che, accidentalmente, cade dal tavolo.
Lo vedo cadere al rallentatore, non posso fare nulla per cambiarne la traiettoria, per fermarlo, per far cessare la caduta.
E poi si infrange al suolo e, sempre al rallentatore, mille schegge saettano in tutte le direzioni, compresa quella che porta dritto al mio muscolo cardiaco.
Questa è la scheggia numero 34.

... solo che questa è la scheggia numero 35.

Forse ho il cuore fatto di cuoio.

Forse.



Grazie, Voi quattro, grazie.


giovedì 3 dicembre 2015

sabato 14 novembre 2015

Parigi

In questa notte in cui mi è impossibile prendere sonno, Parigi è:

- due giorni di bellezza dopo una settimana di Bretagna

- l'improvvisazione (Andiamo a Parigi? Sì, dai)

- dover uscire in tarda serata dall'hotel per un allarme incendio

- ricevere la telefonata di papà che mi annuncia l'acquisto di Belotti

- ricordi gioiosi e pieni di colori

- Davide e Giulia che fanno i fratelli amorosi

Per un breve momento - e solo uno - faccio finta che sia sempre tutto bello.

Fatto.

Finito.

Adesso faccio un giro della casa, mi assicuro che marito e gagni stiano dormendo sereni, do due carezze alla gatta e poi torno ai miei pensieri.

Vedrai, papà, quando Belotti farà un goal alzerò le braccia così in alto che riuscirò a sfiorarti le dita.

La tua voce felice di quel momento parigino mi fa compagnia in questa notte.

Mi fa compagnia e mi riporta a quel nostro viaggio insieme a Parigi più di trent'anni fa.

Non guardare giù questa volta, no: non guardare.

Dove sei tu probabilmente ti è tutto più chiaro.

Qui è notte e nelle notti in cui non si può proprio dormire si cerca conforto.

Io non riesco a dormire: pensaci tu.



domenica 8 novembre 2015

Unforgettable

Luce e Ombra: la Vita e la Morte camminano a braccetto.

SEMPRE.


[Foto presa da http://purple66.blogspot.it/2012/11/08111976-08112012-ciao-giorgio.html]

domenica 25 ottobre 2015

Ma la più bella...

"Figli, andiamo a vedere la partita di Youth League?"
"Sìììììììì!!!"

È stata una giornata faticosa e l'abbiamo portata a conclusione, felici come (quasi) sempre.

Tante le vicende da raccontare, ma la più bella è stata mettermi d'accordo con i figli per incontrarci allo stadio.

Loro sarebbero partiti da casa, io dall'ufficio.
Loro con il bus, io con la metro.
Loro sul bus che iniziano a mandarmi SMS stupidi, io che uscendo dalla metro ribatto con il meglio della mia stupidera.
Io che chiedo loro: "Avete già superato piazza Carducci?", loro che mi rispondono: "Stiamo per arrivarci.".
Io che salgo sul bus e li individuo e dico a voce alta: "E allora?", loro che sussultano e spalancano gli occhi e sorridono grande come due galassie.

Se si fossimo messi d'accordo non saremmo mai riusciti a prendere lo stesso bus e dunque è stata una bella cosa, ma la più bella è stata arrivare allo stadio e vedere il granata delle grandi occasioni: tante tante tante persone e, soprattutto, tanti tanti tanti ragazzini.

Che bella cosa, ma la più bella è stata fare il tifo per i Ragazzi della Primavera sapendo che se lo meritavano tutto e anche di più.

Che bella cosa, ma la più bella è stata vincere.

Che bella cosa, ma la più bella è stata vincere COSÌ.

Che bella cosa, ma la più bella è stata, dopo la partita, andare nel solito pub, accorgersi che tutti gli avventori erano gobbastri e che erano intenti nel vedere la partita della giuve, compiere azione di disturbo (senza esagerare: est modus in rebus), sfoggiare le sciarpe granata ancora impregnate di vittoria e le tre bandierine tre che Giulia brandiva in stile Wolverine.

Che bella cosa, ma la più bella - trattandosi del Toro e dei miei figli - deve ancora accadere e, in definitiva, la cosa più bella è che tutta questa vita, nonostante gli inciampi e i momenti bui, mi piace.




lunedì 19 ottobre 2015

Diciassette ottobre

Sì, tutto bello, tutto intenso, tanta felicità, finalmente a Casa, Giulia, mia piccola Giulia, quando sentirai parlare Pulici capirai ancora una volta perché il Toro ti ha scelta, Davide, mio grande Davide, stammi vicino ché mi viene un po' da piangere, come sono belli i miei figli, sono tanto fortunata, stiamo qui ammassati a NON fare foto, però aspetta: una foto voglio farla, voglio fare una foto a quella casa là, quella casa all'angolo fra via Spano e via Tunisi, quella all'ultimo piano, sì, proprio quella, quella è la casa in cui (forse) sono stata concepita, quella è la casa in cui (sicuramente) ho imparato a camminare, a dire le prime parole, la casa in cui mi hanno dato la prima minestrina e l'ho sputata quasi tutta perché papà aveva riso così tanto dopo che ne avevo sputato il primo cucchiaio, quella è la casa in cui ho il ricordo più antico, il ricordo di quando mi sono fatta pizzicare le manine dalle porte dell'ascensore, che bella la casa di via Spano, ricordo in modo nebuloso il terrazzo, ricordo il terrazzo e i giochi, i giochi che facevo con mio fratello, ricordo anche quello che non posso ricordare perché non c'ero ancora, ricordo che mamma e papà erano andati a vivere là da sposini, sì, proprio lì, sopra il Fila, e allora sì, sabato siamo tornati a Casa ma io, sì: io, io, io, ci sono tornata per due volte e, ditemi quello che volete ma io, sì: io, io, io, ogni tanto alzavo la testa verso quel terrazzo e li vedevo, vedevo mamma e papà giovani, felici, con tutta la vita davanti, e mentre li vedevo ringraziavo il Fato perché hanno davvero avuto una bella vita insieme e anche io ne ho fatto parte.

Certe cose vanno dette tutte d'un fiato se no non si riescono a dire.

Ciao, Papà, continuo a guardare in cielo: me lo hai insegnato tu.

E sempre forza Toro (che vuole dire tante, ma tante, ma tante e ancora tante cose, soprattutto quelle che non si riescono a dire in altro modo).