domenica 19 agosto 2018

Sabato 11 agosto 2018

 Ci svegliamo nella solita pace e tranquillità e decidiamo di tornare alla Jökulsárlon Glacier Lagoon: non si sa mai che ci sia sfuggita qualche pennellata d'azzurro.

Intanto vediamo varie ed eventuali


La Jökulsárlon Glacier Lagoon ci offre:


Poco più in là: la Diamond Beach ci lascia senza fiato.


Ci dirigiamo verso Egilsstaðir accompagnati da


Da Höfn a Egilsstaðir: si chiude il terzo giorno di esplorazione e meraviglia.

_2018 08 11 didascalia

 


Venerdì 10 agosto 2018

 L'alba non esiste ma ci sorprende comunque con ricchi silenzi e tanto TUTTO in mezzo al nulla.

Partiamo per continuare il percorso e andiamo a Dyrhólaey, facendo una breve tappa a Rútshellir.

A Dyrhólaey incontreremo le nostre prime pulcinella di mare!



Riprendiamo la strada ed è un'altra delle tante meraviglie: Reynisfjara.

Spiaggia nera, rocce basaltiche, puffin, gabbiani. Gli Stupidinis sono sempre più Stupitinis.


Dirigendoci verso Svartifoss, incontriamo un panorama quasi lunare: la Green Lava Walk.


Procedendo:

il canto di Foss á Siðu


un torrentello buttato lì così


i primi ghiacci del Vatnajökull


Svartifoss e il suo canto



ancora ghiacci


ulteriormente ghiacci (che navigano pacifici in tonalità di azzurro che non conoscevamo): qui siamo sulle rive del Jökulsárlón.



Andiamo a dormire a Höfn: siamo ospiti di una guesthouse che non lascia presagire nulla di buono dall'esterno e mentre dentro è accogliente e spaziosa.

Da Hvosvöllur a Höfn: si chiude il secondo giorno di esplorazione e meraviglia.

_2018 08 10 didascalia


 

 

 

Giovedì 9 agosto 2018

 reykjanesbaer

Ci svegliamo sotto un bel cielo azzurro con qualche nuvola all'orizzonte.

8°C, un lieve venticello: sto come un puciu.

Dopo la nostra prima colazione islandese, indulgo un po' nel chiacchierare con i nostri ospiti e poi raggiungiamo la compagnia di noleggio auto per ritirare la nostra vettura.

C'è un po' da aspettare e io non trovo meglio da fare che inciampare e rovinare a terra cambiando i connotati del mio ginocchio sinistro.

Uh, che male! Uh, che lividone! Uh, che ginocchio gonfio! Uh, che escoriazione! Uh, che palle!

Saliti in auto, noi e la mia voglia di piangere per il male, iniziamo il nostro percorso: andremo a vedere tre cascate dirigendoci verso Sud Est.

Eccole:

Gluggafoss




Seljalandsfoss

Ovverosia: stupore.
Seljalandsfoss è imponente e le sue acque sembrano fatte di velluto.
Vi si può passare dietro ed improvvisamente appare l'arcobaleno.


Questo è il suo suono:



Skógafoss


Skógafoss canta così:


Ci dirigiamo verso la guesthouse che ci ospiterà e che si trova in mezzo ai campi di Hvosvöllur.

Appena accomodati, facciamo la conoscenza di Chiara, giovane marchigiana che si trova qui per imparare come si gestiscono animali e orari in previsione di realizzare il suo sogno di aprire una fattoria etica nella sua regione. Chiara, sei stata un raggio di sole particolarmente luminoso, speriamo di rivederti e di riabbracciarti nel tuo sogno quando sarà una realtà.

Da Reykjanesbær a Hvosvöllur: si chiude il primo giorno di esplorazione e meraviglia.

_2018 08 09 didascalia

 

Mercoledì 8 agosto 2018

Le valigie sono già pronte, il taxi è già prenotato: dai, sono le 11, usciamo di casa.
I maschi sono dotati di virile zaino, le femmine hanno optato per due leziosi trolley (quello di Giulia turchese, il mio... rullo di tamburi... fucsia!).
Arrivati a Caselle, svolgiamo le normali operazioni di imbarco e l'ansia cresce: io odio volare, proprio non mi piace, mi fa venire in mente cose del maggio del '49, ma va bene così: io ho avuto l'idea di andare in Islanda, io vado in Islanda.
Non ho manco il tempo di stare a rimuginare sui miei pensieri 'allegri' che sono già seduta e con la cintura allacciata; il volo verso Francoforte dura un battito di ciglia e inizia un'altra attesa: il volo per Keflavík decollerà solo in tarda serata.
Cazzeggiamo per l'aeroporto, facciamo passare le ore e arriva il momento dell'imbarco... con sorpresa: la gentile addetta ci fa presente che il volo è in overbooking e ci propone quanto segue:

  • dormire a Francoforte a spese della compagnia aerea
  • intascare 400 euro in contanti a cranio per il disturbo arrecato
  • partire il giorno dopo facendo tappa a Zurigo

Nah, non se ne parla proprio: voglio arrivare in Islanda quella sera come da programma.
OK, no problem, ma veniamo 'castigati' con un cambio di posto: dalle file 15 e 16 veniamo ricollocati nella fila 38.
La fila 38 è l'ultima, quella in fondo all'aereo. Figli e marito sono vicini, io sono da sola. Sola, sola. Oh be', ho ben tre seggiolini su cui spaziare: va bene così.
Il volo parte con quasi un'ora di ritardo e atterra a Keflavík a mezzanotte in punto.
Usciti dall'aeroporto veniamo accolti da un cielo molto diverso da quello cui siamo abituati e, in parte, l'avevamo già visto in fase di avvicinamento all'isola: non è completamente buio, le parti più scure sono le nuvole. L'aria è fresca, riempie i polmoni e li libera, forse libera anche i pensieri.

cielo di keflavik

Prediamo un taxi, raggiungiamo la guesthouse a Reykjanesbær e buonanotte.
Sì, siamo in Islanda: domani me ne renderò conto.

Perché non andiamo in Islanda?

 Giovedì 28 giugno 2018

Siamo in cucina, i ragazzi stanno preparando il tavolo, il marito beve acqua gelida per contrastare il caldo porco, io sto fumando una sigaretta.
Li guardo, li guardo tutti e tre, e con voce quasi annoiata dico: "Perché non andiamo in Islanda?".
Il tempo si ferma per un po', mi guardano, li guardo e - senza altro aggiungere - inizia l'operazione The Stupidinis go to Iceland.

stupidinis.jpg

Venerdì 29 giugno e sabato 30 giugno 2018

Ci dedichiamo a creare un percorso di massima e

Domenica 1 luglio 2018

tenendo conto delle limitazioni che ci sono imposte per vari motivi che non sto qui a spiegare, prenoto i pernottamenti.

Lunedì 2 luglio 2018

Acquisto i biglietti aerei.
Detto e fatto: non ci rimane che aspettare l'8 agosto, giorno della partenza.

lunedì 28 maggio 2018

Mille giorni

Mille giorni senza te: li ho contati uno ad uno.

Pensavo di riuscire ad imparare di nuovo a camminare, ma poi mi si sono di nuovo spezzate le gambe e allora... e allora ho continuato a contare i giorni senza te.

Mille giorni che ti hanno regalato lo stesso sapore dei miti e dunque un giorno sei come Ulisse e solchi i mari, un altro giorno sei come Giove e lanci fulmini sulla terra, un altro giorno ancora torni ad essere il mio papà dagli occhi azzurri e le mani forti.

Mille giorni.

Praticamente ieri, uno ieri che probabilmente non ho ancora afferrato del tutto, ma che cosa vuoi che ti dica, papà? Andiamo avanti, sempre, inesorabilmente.

Con mille giorni di doloroso amore in più.

lunedì 4 dicembre 2017

December 4th, 1980 — Liturgia

 Le preghiere, le litanie, i mantra: nascono dalla ripetizione.

Finiscono per perdere i legami con le parole e i concetti che li compongono e diventano suono, suono, suono, suono che fa da sottofondo al significato più profondo, a quel che in realtà davvero conta, al nucleo di quel che è e che - in questo caso - fu una Fine.

La mia litania solita in questo giorno recita così:

Il quattro dicembre è quel giorno che guardo arrivare come se stessi osservando un piatto che, accidentalmente, cade dal tavolo.
Lo vedo cadere al rallentatore, non posso fare nulla per cambiarne la traiettoria, per fermarlo, per far cessare la caduta.
E poi si infrange al suolo e, sempre al rallentatore, mille schegge saettano in tutte le direzioni, compresa quella che porta dritto al mio muscolo cardiaco.
Questa è la scheggia numero [...].

Improvvisamente oggi comprendo appieno il significato della scheggia diretta verso il mio cuore: è la scheggia che dice che non potrò mai essere felice in questa vita, è la scheggia che dice che il vuoto in continua espansione è la forza preponderante  che accompagna questo percorso, è la scheggia che dice chiaramente che certi moti terreni dell'animo (rabbia, livore, presunzione, desiderio di vendetta e compagnia bella) sono inutili, vani, e consumano e uccidono.

Recito dunque anche questo anno la mia litania, poiché la liturgia - questo tipo di liturgia - m'attrae e conto: scheggia numero 37.

Oh, be', sì... non sarò mai felice, ma conosco la gratitudine ed essa è di conforto.

Grazie, voi quattro, dunque: effimeri e solidi al tempo stesso, compagni del mio essere un nulla.

aa65b-20130412cosecosc3ac