Sappiamo di essere agli sgoccioli e la malinconia si fa già strada, ma abbiamo ancora occhi curiosi.
Abbiamo anche uno degli Stupidinis con un occhio gonfissimo: trattasi del figlio, andiamo in farmacia, dai; di lì veniamo rimbalzati nello studio di un medico (niente farmaci senza prescrizione). Diagnosi confermata: brutta congiuntivite e orzaiolo imminente. Chiacchieriamo un po' con l'amichevole Dottor Uddor Nonmiricordoilcognomesson, torniamo in farmacia, partiamo verso nuove avventure.
Senza troppe parole:
Kerið
Strokkur e Geysir
Gullfoss
Ci sarebbero altre meraviglie di cui bearsi, ma il marito cade e si procura una brutta abrasione ad un ginocchio e due tagli (uno per mano): torniamo a Reykjavík, dai, e riposiamoci un po'.
Reykjavík e ritorno percorrendo parte del Golden Ring: si chiude l'ottavo giorno di esplorazione e meraviglia.
Mi sveglio presto (the song remains the same): pioviggina.
È la prima pioggia da quando siamo in Islanda.
Sono molto felice di essermi portata dietro uno dei miei cappellini di lana ed esercito l'arte del selfie; alle mie spalle: il Kirkjufell.
Sì, è proprio lui. Che buffo monte: entrando in Grundarfjörður sembra un trapezio, spostandosi di due chilometri diventa un triangolo (v. foto del 14 agosto).
Intanto gli altri si svegliano, carichiamo i bagagli in auto e ci apprestiamo a circumnavigare la Snæfellsnes Peninsula; per una buona mezz'ora saremo circondati dalla nebbia (o sono nuvole molto basse?) e da un fitta pioggerellina.
Un detto islandese recita: "Se non ti piace il tempo islandese adesso, aspetta cinque minuti..."... uh, dopo cinque minuti la pioggia se ne va e son di nuovo colori e meraviglie
e poi il mare e gli scogli di Malarrif
fino ad arrivare ad Arnarstapi
dove ci concediamo un picnic ferragostano sotto un vento che ci porta via.
La tappa successiva è davanti a Bjarnarfoss
e poi tiriamo dritto fino a Ytri Tunga, sperando di vedere qualche foca.
Ce ne sono poche e sono lontane.
Non ci rimane che andare a Reykjavík, base delle nostre tre ultime notti islandesi.
Alloggiamo qui (questo video è stato girato per e inviato a Marina: spero non se ne abbia a male se lo condivido).
Da Grundarfjörður a Reykjavík: si chiude il settimo giorno di esplorazione e meraviglia.
Mi sveglio con le palle in giostra: è il primo anniversario della morte di mia madre e, inevitabilmente, ripercorro con la mente ogni singola ora di quel giorno. Sono triste e arrabbiata. Vado a vedere il mare, via. Percorrendo i pochi metri che mi separano dal Mar di Groenlandia, vengo raggiunta dalla notizia di un nuovo lutto familiare. Vabbe'.
Dopo un po' riprendiamo la strada
e arriviamo a Hvítserkur
Qui ci arriva la terribile notizia della tragedia di Genova: a turbamento si aggiunge turbamento.
Proseguiamo in direzione Ovest e ci fermiamo a guardare questi placidi cavalli
e poi vorremmo fermarci ogni undici metri a guardare il TUTTOTANTO
ma non vedo l'ora di arrivare a Grundarfjörður per ammirare
Kirkjufell e Kirkjufellsfoss
Voglio guardarli ancora un po'
Uh, la bellezza: non ci sono né White Walkers né il Night King all'orizzonte e lì in basso a destra c'è un matrimonio in corso (la macchiolina rossa è la sposa).
Da Blönduós a Grundarfjörður: si chiude il sesto giorno di esplorazione e meraviglia.
L'alba, che come ho detto NON ESISTE, ci circonda del solito silenzio e dai colori della spianata lavica su cui abbiamo dormito:
Aspettando di fare colazione, mi concedo il lusso di veder spuntare il sole dal monte alle spalle della spianata e di scribacchiare un po' al tavolino sistemato di fronte al cottage.
Infine si parte in direzione Goðafoss: pare trattarsi di una cascata incantata.
Sulla strada ci vengono incontro:
Infine ecco
Goðafoss
Anche lei, come le sue Sorelle, canta:
Arriviamo fino a Siglufjörður passando da Akureyri (a 100 km dal Circolo Polare Artico!), immersi in cieli e colori diversi da quelli che conosciamo...
... per raggiungere Glaumbær:
dove veniamo momentaneamente distratti dal volo di uno stormo di uccelli:
Ci rimettiamo in marcia e arriviamo a Blönduós, che si affaccia sul Mar di Groenlandia e ci offre una golden hour commovente:
Da Mývatn a Blönduós: si chiude il quinto giorno di esplorazione e meraviglia.
Ci svegliamo nell'appartamento che abbiamo affittato - non abbiamo sempre alloggiato in guesthouses - e, accompagnati dal sole già alto in cielo, ci avviamo piuttosto presto verso una giornata che si rivelerà particolarmente piena.
Sulla strada che ci porterà a Dettifoss e Selfoss, incontriamo
Rjúkandafoss
e altro
Arrivati nel parcheggio ci guardiamo negli occhi un po' emozionati: stiamo per incontrare la cascata più alta d'Europa (Dettifoss) e la sua splendida vicina (Selfoss).
Per raggiungerle percorriamo un breve sentiero lavico e poi...
Dettifoss
Dettifoss è talmente TUTTOTANTO che scoppio a piangere per la sua insostenibile maestosità. Non dimenticherò MAI la sua voce:
Riprendiamo a camminare sul sentiero lavico e raggiungiamo
Selfoss
Abbandoniamo a malincuore questi prodigi della Natura, per andare un po' più a Nord, facendo tappa a Hverir (Hverarönd): qui la terra parla ed è il calore che diede origine alla Vita.
Questi sono luoghi in cui si ha la percezione visiva, olfattiva e sonora di quello che è stato l'Inizio.
Dopodiché facciamo un rapido passaggio a Grjótagjá, ove mi produco in un momento di stupidità assoluta (e già... qui sono tornata bambina e mi piace di nuovo giocare).
Raggiungiamo la meta finale della giornata e andiamo a fare la puccia nelle acque termali del Mývatn: Santa Dea, che meraviglia.
Non ci sono foto a testimoniare l'evento perché talvolta è bene lasciare spazio all'intimità e bearsi semplicemente delle offerte di Madre Natura.
N. B. Mývatn significa Fortezza Oscura e indubbiamente l'oscurità fa riferimento alle frotte di moschini che rompono le gonadi, ma - oh, boy - gli Stupidinis sono in Islanda e se ne fregano altamente dei fastidi.
Da Egilsstaðir a Mývatn: si chiude il quarto giorno di esplorazione e meraviglia.
Ci svegliamo nella solita pace e tranquillità e decidiamo di tornare alla Jökulsárlon Glacier Lagoon: non si sa mai che ci sia sfuggita qualche pennellata d'azzurro.
Intanto vediamo varie ed eventuali
La Jökulsárlon Glacier Lagoon ci offre:
Poco più in là: la Diamond Beach ci lascia senza fiato.
Ci dirigiamo verso Egilsstaðir accompagnati da
Da Höfn a Egilsstaðir: si chiude il terzo giorno di esplorazione e meraviglia.
L'alba non esiste ma ci sorprende comunque con ricchi silenzi e tanto TUTTO in mezzo al nulla.
Partiamo per continuare il percorso e andiamo a Dyrhólaey, facendo una breve tappa a Rútshellir.
A Dyrhólaey incontreremo le nostre prime pulcinella di mare!
Riprendiamo la strada ed è un'altra delle tante meraviglie: Reynisfjara.
Spiaggia nera, rocce basaltiche, puffin, gabbiani. Gli Stupidinis sono sempre più Stupitinis.
Dirigendoci verso Svartifoss, incontriamo un panorama quasi lunare: la Green Lava Walk.
Procedendo:
il canto di Foss á Siðu
un torrentello buttato lì così
i primi ghiacci del Vatnajökull
Svartifoss e il suo canto
ancora ghiacci
ulteriormente ghiacci (che navigano pacifici in tonalità di azzurro che non conoscevamo): qui siamo sulle rive del Jökulsárlón.
Andiamo a dormire a Höfn: siamo ospiti di una guesthouse che non lascia presagire nulla di buono dall'esterno e mentre dentro è accogliente e spaziosa.
Da Hvosvöllur a Höfn: si chiude il secondo giorno di esplorazione e meraviglia.