Figlio e io guardiamo la partita in cucina. All'intervallo gli dico: " Qui ce ne prendiamo ancora un fracco, il secondo tempo lo guardiamo in sala, OK?"
Ci trasferiamo in sala.
Quarto goal, quinto goal, sesto goal.
Rido istericamente e poi vado a fare la pipì.
Mentre sono assisa in luogo opportuno, sento la voce di mio figlio che esclama: "Sette!".
Non dormo bene, quella notte.
Sono come una bambola al contrario: se sto seduta mi si chiudono gli occhi, se mi corico essi si spalancano per guardare un buio che più buio non si può.
Nei due giorni successivi ho un mal di testa bestiale e poi arriva la pandemia.
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Mercoledì, 12 maggio 2021
Vado a dormire senza guardare la partita: mi sveglio presto per fare magnetoterapia, 'sto cazzo di menisco incrinato mi scombina i fusi orari.
Mi sveglio, senza ragione alcuna, nel momento in cui finisce la partita.
Guardo sul cellualare: voglio sapere quanti goal ci siamo presi. "Quattro o cinque", penso. Penso male.
Come una furia ( e garantisco che un'Erinni grassa in mutande e t-shirt è una brutta visione... so fare giusta autocritica) mi fiondo in sala e, rivolgendomi a mio figlio, dico gridando: "Cazzo! Abbiamo di nuovo perso sette a zero?!?"
Lui, stellina, cerca di blandire la mia ira mostrandomi la tabella delle statistiche di possesso palla e minchiate affini e, di nuovo con inusitata violenza, mi esprimo: "Non me ne frega una cazzo! Non voglio saperne più niente! Vaffanculo!".
Mi chiudo in cucina e fumo nervosamente una sigaretta. Vado a dormire. E dormo. Dormo come un puciu.
Quando mi sveglio ho un mal di testa che può essere spiegato solo da una momentanea possessione demoniaca (in alternativa John Bonham sta suonando Moby Dick nella mia materia grigia).
Probabilmente ho fatto un lungo sonno fra Toro-Atalanta e Toro-Milan, di fatto il risveglio è una gran merda.
E io, invece, mi sono fatta male, mi sono fatta male veramente, cazzo!
Il 28 marzo è un giorno che racchiude varie bolle della mia esistenza e in cui passato, presente e futuro si intersecano e allegramente e/o tristemente improvvisano danze dal significato oscuro.
Oscuro come il buio che è necessario per vedere la luce: capito? Sì? Sì.
Il 28 marzo è il compleanno della mia compianta Kida e, nella fattispecie, è la prima volta che celebro il suo compleanno senza il suo adorabile muso pieno di disprezzo per gli hoomani a punteggiare il corridoio (sua zona di elezione).
Il 28 marzo è il compleanno di Houses Of The Holy: il MIO album dei Led Zeppelin, l'album pieno di luce, l'album di The Rain Song (che sto ascoltando proprio in questo momento per la trilionesima volta ed è sempre novità, certezza, ritorno a casa, trascendenza, tutte cose).
Il 28 marzo è il compleanno di un Amico (nell'infografica rappresentato da Humpty Dumpty: è timido) con cui condivido da anni la bella grazia dell'amore per lo humour nero e per il politicamente scorretto. Condividiamo anche un buon numero di altre cose, ma sono cose talmente NOSTRE che. Punto.
Cordiali saluti in una domenica mattina dal cielo (come piace a me).
B come Boh; "Sono sicur* che se tutti evitassimo di indossare mascherine i contagi avrebbero sempre lo stesso andamento, anzi...". Anzi sei deficiente, totalmente ed irrecuperabilmente deficiente.
C come Crowley: vedi I.
D come Deda (la mia mamma): vedi F.
E come Eh?!?: niente, l'altro giorno mi sono trovata sotto un cartello che rammentava di mantenere la distanza di due metri fra sé e altri. Sul cartello era ritratta una freccia rossa a due punte che, teoricamente, doveva rappresentare la distanza da rispettare. Il cartello era lungo circa novanta centimetri. 'Adoro' le persone che interpretano creativamente i numeri, le unità di misura. Le 'adoro' tantissimo. Ho chiesto spiegazioni in merito: mi piace approfondire. Ho chiesto se la freccia dovesse essere semplicemente un invito al rispetto delle distanze, indipendentemente dalla lunghezza della medesima. "Ma dai, è lo stesso: un metro, due metri, il concetto è lo stesso!". OK: Darwin ha sicuramente trascurato qualcosa dissertando di evoluzione.
F come Franco: è il nome di mio papà. Deda e Franco, quelli che non ci sono più e che sono altrovemente presenti. Talvolta, in mezzo a quel costante suono di sottofondo che è la mancanza, si innalzano note di sollievo. Come avrei potuto esser loro vicina durante la pandemia? Sono una brutta persona per avere pensieri del genere, per provare un perverso sollievo per la loro assenza? Non lo so. Forse sono una brutta persona ma, onestamente, I don't give a shit. Coltivo la loro mancanza, concimando tale terreno con ricordi (belli, brutti, così così... ricordi).
G come Gatto: nella nostra famiglia ora c'è di nuovo un gatto. Si chiama Oliver. Ieri ha compiuto cinque mesi ed è il più grande dispensatore di miele e di graffi del nostro universo. Parla in continuazione. Anzi: più che parlare, gracchia. Ha gli occhi rotondi rotondi e sa farsi amare con semplicità. Ce lo meritavamo, ce lo meritavamo davvero.
H come Hell(o): il mio cognome contiene un saluto (hello) e un luogo (hell). Informazione inutile. Fatto di cui sono inspiegabilmente orgogliosa.
I come Ineffabile: tutto ciò che è legato a Good Omens (grazie, Neil Gaiman & Terry Pratchett: un mondo migliore esiste grazie a voi) e, essendo ineffabile, non può essere espresso dalle parole. Aziraphale e Crowley sono la mia comfort zone. Se non sapete chi sono Aziraphale e Crowley leggete Good Omens. Oppure leggete un libro. Leggete, porco cazzo! Rinunciate all'ignoranza, ignavi!
J come Jimmy Page: è Dio. Ma Dio non esiste. Però Jimmy Page esiste. Quindi Dio esiste. Cazzo, lo sapevo... Jimmy Page è venuto su questo pianeta con due scopi: donare impossibilità musicale e mettere in crisi le mie certezze (amo).
K come Karma: è come un boomerang. In termini negativi, la questione non mi riguarda e stringo già fra le mani un enorme contenitore ricolmo di pop corn, pronta ad assistere al momento in cui alcuni boomerang faranno ritorno sulle ossa parietali di alcuni individui. No, non auguro sofferenza a nessuno. Sono solo sempre assetata di quanto lo scorrere del tempo (vedi T #2) offre. Pronta ad assistere allo spettacolo. Yup.
L come Libri: ne ho letti parecchi ultimamente. Mi sto concentrando soprattutto su Carlo Rovelli (adoro), Neil Gaiman (la terra promessa e finalmente raggiunta dopo decenni di ricerca) e Douglas Adams (amore giovanile e mai sopito). La mia libreria talvolta scricchiola.
M come Musica: sempre la solita (The Song Remains The Same, LOL). Talvolta mi sorprendo a camminare a ritmo di valzer e non so perché. Mi piace non avere risposte: ho più spazio per le domande e per il vagabondaggio interiore.
N come Ness: si trova sull'Isola di Lewis, Ebridi Esterne. É a poca distanza da Port Ness, dove avevo scattato questa foto. No filtri. Era proprio così.
O come Oliver: vedi G.
P come Pandemia: siamo tutti stanchi e preoccupati e spaventati. Ciò, ovviamente, non vale per complottisti e coglionari di vario genere.
Q come Queen: mio titolo onorifico nonché mia band del cuore quand'ero gggiovane.
R come Rombare: quello di Dettifoss, la maggiore cascata Islandese e d'Europa. Giunta lì avevo avuto un particolare scambio verbale con mio figlio.
Io - Sai che mi sento sopraffatta ivi stante? (in realtà avevo detto: Sai che mi sento una merda di fronte a tutto ciò ed è bellissimo sentirmi così?)
Lui - Stai sperimentando la sublimazione romantica, mamma. (sì, lui è proprio così: alato)
Io - Perbacco! (in realtà avevo detto: Ma va a caghé, per piasì...).
Ecco Dettifoss e il suo rombare (Davide aveva ragione: sublimazione romantica all'ennesima potenza, non può esserci altra esperienza lì):
S come Sonno: di pessima qualità. Tuttavia l'attività onirica pare aver ripreso il suo (che temevo perduto) ritmo bizzarro e ne sono ben lieta. Avevo smesso di sognare durante la malattia di mio papà, poco per volta sto ritornando a me: brava.
T come Toro: mi appello al Quinto Emendamento. Odi et amo e tutto quel che segue. Carme LXXXV, Catullo. Leggete, ignoranti ed ignavi (bis)!
T #2 come Tempo: non esiste. L'altro giorno ero in metropolitana e improvvisamente ho realizzato che il tempo è l'unica cosa (e non è neppure una cosa, mannaggia...) che non si può avere. "Abbiamo mezz'ora di tempo per raggiungere il ruolo tale...", frasi così non hanno senso. Il tempo NON SI HA. Ufffffffffff, il discorso è lungo e complesso e io dovrei smettere di pensare di quando in quando.
U come Uva: mi piace molto. Soprattutto dopo il processo di fermentazione, quando diventa liquida e ispira canti e facezie.
V come Viaggi: not applicable, not allowed. Mi manca molto la Scozia. Sarà la mia prima meta quando il mondo tornerà ad essere un luogo meno pericoloso. Tanti anni fa si era fatta notte fonda mentre eravamo nelle Highlands. Avevamo trovato alloggio in modo rocambolesco. Solo con il favore della luce ci eravamo resi conto di essere in luogo incantato: si trattava del Loch Eriboll, nella parte più ad Occidente (the West is the best, it is known). Nel parcheggio davanti a 'casa' (trattavasi di un enorme prefabbricato in cui non mancava alcun confort: mega salone da pranzo, angolo TV, cucina, due bagni, due camere da letto. Ne avevo 'vinto' l'affitto entrando in un pub la notte prima. Una storia da raccontare, prima o poi) razzolava una gallina color setter irlandese. Oltre il parcheggio, oltre la gallina, il mare blu. Oh sì, lassù, lassù a Nord, lassù in quei posti freddi in cui amo girovagare, quando il cielo è sereno* il mare diventa blu cobalto.
* no, in Gran Bretagna non piove sempre, ignoranti ed ignavi (ter).
W come Welsh: sì, è quasi un anno che studio Gallese. È una lingua splendida, ricca di sfumature, è un profluvio di storia. Adoro trovare qua e là verbi latini (davvero! Coginio per Cucinare, Paratoi per Preparare, cose così: che ebbrezza!). Il Cymraeg (Gallese in Gallese, LOL) è una nuova comfort zone offertami da questo strano anno iniziato a marzo del duemilaventi.
X come Doctor Who: il MIO Dottore del passato è il Quarto (IV, Tom Baker), il MIO Dottore del presente è il Decimo (X, David Tennant). Potevo evitare di parlare della non esistenza del tempo, visto che qui si parla di Signori del Tempo, ma tutto (o quasi) mi viene spesso scusato perché sono simpatica ed arguta. Soprattutto sono gentile (con me stessa) poiché eviterò di parlare di intersezioni spaziotemporali (se no non dormirò mai più: i miei pensieri sono rumorosi).
Y come Yeah: ho scritto cose. Dovrei farlo più spesso.
Z come Zelo: quello che non impiego nel prendere nota dei miei deliri.
Cordiali saluti da quella che oggi è felice perché piove.
'sto cazzo di virus ha attivato la modalità di 'precarietà emotiva' in tutti (esclusi i coglioni negazionisti).
Bene: un tempo la 'precarietà emotiva' era mia guida, faro, luce, cosa bella nelle tenebre (anche se amo le tenebre, ma questo è un altro discorso oppure, as I used to say, "non adesso, non adesso...").
Tipo quando nel 2016 - giusto uno sputo di tempo fa (il mio papà non c'era più, ma la mia mamma c'era ancora: cavoli, credevo fosse passato già un millennio e invece...) - era andata più o meno così:
Giorno x: cattivissima notizia.
Giorno x+1: "Andiamo lo stesso in Galles?" "Quando?" "Domani."
Partenza per il Galles, deviazione su Londra, e poi.
E poi Llandrindod Wells, Dan-Yr-Ogof, Rhossili Bay, il fottutissimo Stackpole Coastal Walk (morire di raggi solari in un Ferragosto Gallese e poi risorgere diversamente colorati), Llanelli, Fishguard (oh be', adesso so che il suo vero nome è Abergwaun, ma anche questo è un altro discorso) e quindi: "Andiamo in Irlanda?", "Andiamo in Irlanda."
Stackpole Coastal Walk: qui si camminava su un ponticello di legno con una balaustra. Una sola. A sinistra. A destra c'era il nulla, o meglio: la profondità. Mai stata più terrorizzata e galvanizzata nella mia vita.
Questo è quello che mi manca: andare. Dove? Boh. Non importa. Fregasega. Andare.
La mia 'precarietà emotiva' = andare.
Un po' come dire aurea mediocritas concentrandosi sull'aurea e senza dare significati particolari alla mediocritas.
Andare a compiere l'elenco ufficiale delle promesse, quando ancora pensavo che l'hashtag #andràtuttobene fosse carino, desse speranza... no, #andràtuttobene fa cagare.
Io ho una lavagna su una parete della cucina, ne sono molto orgogliosa. Ogni giorno mi armo di gessetto colorato e vi scrivo sopra il tempo d'alba e tramonto del Sole e della Luna, le previsioni meteo, gli orari delle Blue e Golden Hours. E poi aggiungo un cuore (perché sono una fottuta sentimentale) e il MIO hashtag personale:
#daidaidai
perché anche se allo stadio non ci posso andare, rimangono radicate in me le abitudini di tifo e dunque #daidaidai.
Che poi... #daidaidai è un po' come dire in Inglese #diediedie e ORA non sono più tanto sicura che sia un buon hashtag, ma che cosa posso dire? I get on with the play, c'mon.
Mi manca proprio quello: ANDARE senza necessariamente sapere DOVE.
Ho come l'impressione che l'elenco ufficiale delle promesse crescerà, anche se non ho più tanta voglia di proporne: se qualcuno ne ha voglia, lo faccia. Oggi al futuro pensateci voi.
Alla fine di maggio eri diventata triste. Avevi trascorso due o tre giorni nella tua trasportina, nell'oscurità del corridoio, tanto che poi avevo messo la trasportina nella camera dei ragazzi affinché tu non stessi sempre sola.
Il vet #1, venuto a visitarti a fine maggio in un tripudio di mascherine e visiere di plastica, aveva riscontrato la presenza di una cosa, ma aveva deciso di procedere con calma. Noi non lo sapevamo, ma quella cosa era il Cupo Mietitore. Whatever.
Eri stata poi presa in cura dal vet #2, che nutriva piccole speranze che non si trattasse di ciò che si trattava e, quanto meno, eravamo diventati amici di un vet con le palle e le contropalle.
E poi il Cupo Mietitore aveva preso a crescere. E a crescere. E a crescere.
Tuttavia tu continuavi, pervicace, ad essere quella che eri: una grande rompipalle con lampi di tenerezza e affettuosità.
Non la faccio lunga, non racconto le tue sofferenze, però racconto le mie, sempre per mano a Davide.
Siamo rimasti ad interrogarci per giorni su quando sarebbe stato il momento per accompagnarti dall'Altra Parte. Sono stati giorni in cui Davide registrava le tue fusa (le abbiamo sentite ancora ieri sera), ti fotografava continuamente. Sono stati giorni in cui mi interrogavo sul mio diritto di farti addormentare.
E poi è arrivato il giorno in cui hai provato a saltare sul divano e non ce l'hai fatta. Sei caduta e poi mi hai guardato ed eri smarrita ed anche io lo ero e sapevo che DOVEVO fare qualcosa e non volevo però dovevo però non volevo e così via e così via.
Due giorni dopo sei peggiorata, tanto. E allora ho dovuto decidere. Ho dovuto decidere per te. Non mangiavi, non dormivi. Non ti lamentavi, prendevi le coccole come acqua per un assetato nel deserto, ma era ora.
Siamo rimasti con te, Davide e io. Eravamo lì quando ti hanno fatto la preanestesia e ti sei addormentata SUBITO: eri esausta. Ti sei addormentata appoggiandoti su una zampina.
Poi l'anestesia, poi il Tanax, poi il tuo cuore si è fermato. Tutto rapido e agrodolce.
Ed eravamo lì, Davide e io, come due imbecilli sopraffatti dal Mistero della Morte. Sollevati dal saperti al sicuro, devastati dall'averti persa.
Sono passati otto giorni e ancora adesso quando apriamo la porta di casa guardiamo in basso per l'abitudine di trovarti lì. Ti ho perfino sognato! Ti ho sognato e stavi bene, eri proprio TU.
Sei stata la Gatta più complicata con cui mi sia capitato di dividere il mio umano percorso, forse questo è uno dei motivi per cui ti ho amata tanto.
Dimenticarti? No way.
Le tue ceneri sono in un piccolo sarcofago di legno: tra un po' di tempo lo seppellirò nel giardino in campagna, per ora lo tengo qui.
Nel sarcofago ho messo il campanellino del tuo collare affinché tu non senta il silenzio assordante della tua assenza.
Poche parole, poche.
Buon viaggio, Kida.
Nata il 28 marzo 2009, morta il 29 settembre 2020.
Andare a guardare gli alberi in Monferrato con Silvia
Prendere una ciucca epocale con Claudia
Andare a passeggiare nei boschi vicino a casa di Elisabetta e poi ad impigrirci al sole nella mia casa di campagna
Fare un weekend di nulla con Sara
Condividere del buon vino rosso con Franco e del buon vino rosé con Ennio
Abbracciarci allo stadio fra cori e sputazzi con Lidia
Andare a sbevazzare all'Irish pub con Michela
Ricevere in dono un panda di peluche da mio marito e i miei figli (oi, ho sempre desiderato avere un pupazzo di panda tutto mio)
Andare a Villadeati, dove nacque mio nonno paterno, per respirare le mie radici e per conoscere di persona Daniela; io indosserò il mio cerchietto da unicorno
Incontrammo questo arcobaleno ad Harrapol circa dieci anni fa
Mamma e Papà cari,
vi scrivo qui perché mi viene più facile del parlarvi la sera prima di addormentarmi o, addirittura, lasciando le frasi a metà perché mi addormento come un ghiro.
Incontrammo questo arcobaleno ad Harrapol circa dieci anni fa[/caption]
Quando ero piccola credevo che il ghiro fosse un rapace notturno, chissà perché.
In realtà io so perché: tu, Papà, mi parlavi dei rapaci notturni del Monferrato: il gufo, l'allocco, il barbagianni. Mi parlavi di essi e dei ghiri. Mi dicevi che andavano a caccia di prede durante la notte, senza specificare che i ghiri, a differenza degli altri nottambuli, fossero roditori. Scommetto che ridi ancora ora di questo mio ignorante equivoco.
In queste settimane mi trovo a voler/dover programmare il futuro per accelerare il momento il cui 'sto presente di merda diventerà passato.
Provo uno strano e agrodolce conforto nel fatto che voi non viviate questo momento, sapete? Pare un pensiero crudele, ma non lo è.
La matematica è sempre la stessa: darei un anno di vita e anche di più per stare con voi due almeno per cinque minuti, tuttavia riposate in pace, per favore: qui facciamo di tutto per resistere.
Abbiamo paura, ne abbiamo davvero tanta.
E allora proviamo a giocare a buttare un ponte verso il futuro, quando il futuro sarà un presente sereno.
Il gioco consiste nel fare delle promesse e vi elenco le prime che ho formulato: conto di aggiornarlo man mano che il tempo procede.
Insieme con Silvia (la mia omonima, bell'anima ritrovata per caso) andremo a guardare gli alberi in Monferrato
Insieme con Claudia (astemia) ci prenderemo una ciucca epocale
Insieme con Elisabetta (compagna di percorsi dell'anima) andremo a passeggiare nei boschi vicino a casa sua e poi andremo ad impigrirci al sole nella mia casa di campagna
Insieme con Sara (irrinunciabile sorella) andremo a fare un weekend di nulla: solo noi
More to come: come sempre.
Ciao, Mamma e Papà, io so che siete qui in tutti i giorni della mia vita.
Aiutatemi a fare quello che mi avete chiesto di fare anni fa: essere felice e coraggiosa.