domenica 29 gennaio 2017

Dell’essere avvezzi o meno

io-alle-shetland
Questa foto non c'entra nulla con lo scritto.
Semplicemente mi ricorda che anche quando sono sola non sono mai sola e che mi mancano le Shetland.

 

Non andavo allo stadio dal giorno dell'ultimo derby: correva l'undici dicembre duemilasedici e da allora sono passati ottocentoquattro oppure quarantanove giorni, a seconda che si parli di tempo LaZilvico o normale.

Invece di prendere il bus e basta, io e il mio prode compagno di stadio (nonché figlio primogenito) abbiamo deciso di puntare sull'accoppiata metro più bus.

Ottima decisione: usciti dalla metro e in procinto di attraversare la strada per raggiungere la fermata del bus siamo stati avvicinati da un bel signore di una certa età, che ci ha squadrati per bene ed ha espresso, con voce stentorea, il suo pensiero: "Questa dobbiamo vincerla, eh?"

Il tempo di scambiare qualche parola e tra un "Forza Toro" e un "Forza Toro sempre" ci siamo salutati.

Ripreso il percorso, scesi dal bus ci siamo avvicendati sulle poche decine di metri che ci separavano da Piazzale Grande Torino. Quasi lì giunti e nell'atto di attraversare la strada abbiamo ricevuto da una madamìn, che andava in senso inverso rispetto al nostro, un sorriso e un "Forza Toro": entrambi gratis.

Ottocentoquattro oppure quarantanove giorni corrispondono a circa un eone: ci tengo a precisarlo per coloro che non fossero avvezzi alla matematica.

Prima di entrare nello stadio mi è capitato di parlare con una persona ferita da una perdita recente e, essendo pure io persona ferita da una perdita (un po' meno) recente, si è verificato un momento di tenerezza.

Le persone ferite da perdite (più o meno) recenti hanno bisogno di tenerezza: ci tengo a precisarlo per coloro che non fossero avvezzi ai sentimenti.

Ciò ha dato il la ad un lungo discorso con mio figlio relativamente alla morte del mio papà. È stato liberatorio per entrambi ed abbiamo anche finito per ridere ricordando quella voce così calda e speciale in occasione di imprecazioni ma anche no.

Le persone che imprecano sanno anche - e forse più spesso - dire e dare la dolcezza che tutto rende più lieve: ci tengo a dirlo per coloro che si fermassero, spinti dall'irresistibile bisogno di giudicare, alle imprecazioni. Oh, be'... mica siamo tutti avvezzi ad apprezzare le diversità, néh?

La partita... vabbe', lasciamo perdere: va bene?

Dopo la partita c'è stato il saluto a Vives (grazie, Peppino, grazie) ma io sono uscita per evitare di parteciparvi: mal sopporto gli addii ultimamente.

Lo stadio chiamava Peppino e noi percorrevamo lo spazio che porta verso il Piazzale Grande Torino.

Davide ha esitato un attimo.

"Che succede, Davide?"

"No, pensavo... lascia stare, andiamo."

E ho capito.

"Corri, ti aspetto qui, corri!"

L'ho visto correre fulmineo su per la scala per andare a salutare Vives. Mio malgrado - avevo le gambe irrigidite dal freddo - l'ho lentamente seguito e raggiunto.

Gli ho accarezzato la schiena, lui si è voltato e infine siamo usciti.

Infreddoliti dall'inverno, delusi dalla prestazione della squadra, arrabbiati perché chi dovrebbe provvedere non provvede, rasserenati dall'aver guadagnato senza sforzo alcuno tenerezza ed emozioni.

Mi tengo il guadagno, via: la vita è bella.


Questo brano si intitola "Baby, Come On Home" ed ha lo stesso profumo dei tempi migliori: lo ascolto con il cuore aperto in attesa del loro ritorno. Il resto è fuffa¹.


¹ Vogliano scusarmi i pensatori più pensatori di me se quando faccio i miei pensierini utilizzo solo ed esclusivamente il mio sentire e tutto ciò che la vita - che è bella, ripeto - mi ha dato e mi ha pesantemente e bastardamente tolto (e non mi riferisco solo alla morte di mio padre): non sono avvezza a far altro che rispettare l'altrui pensiero e contestualmente essere inesorabilmente me.

lunedì 23 gennaio 2017

Mi fai un quadro?

Più o meno è andata proprio così.

Le ho chiesto: "Mi fai un quadro?"

E lei me lo ha fatto.

È uscito dalle sue mani, dal suo cuore, dai suoi occhi, dalla sua anima grande.

"Dimmi che cosa vuoi che ci sia nel quadro."

paesaggio notturno
orsa maggiore
luna crescente
fiumiciattolo (ruscello, insomma)
capelli lunghi e ricci
occhi verdi
collina
"sopra tutti noi, sopra tutti noi, deve cadere un po' di pioggia, è solo un po' di pioggia, sì"
due goccine di pioggia si possono avere?

Tra la mia richiesta e la nascita del quadro sono accaduti affanni, nella vita sua e nella vita mia, ma non è venuta mai a mancare la voglia di guardarci e di ascoltarci.

Oggi è venuto alla luce e fra pochi giorni sarà a casa mia. È un quadro che nasce con la Luna in Sagittario: anche io ho la Luna in Sagittario.

quadro
Daughter of the Moon

Giusto l'altro giorno mia madre mi diceva "Tu avresti bisogno di qualcosa di caldo". Eccolo lì: un mantello granata ma - soprattutto - la comprensione.

Tanta robbba.

Lei si chiama Tiziana Rinaldi e dipinge; questo è il suo sito: http://tizianarinaldi.it/

Lei per me è semplicemente Ti e parte della mia buona sorte è averla incontrata.

lunedì 9 gennaio 2017

Settantatré


Rimango incollata a te perché non mi devi nulla e io non devo nulla a te: in questo senso, e solo in questo, siamo pari.

Il Fato mi ha donato la buona sorte di conoscerti e di riconoscermi grazie alle tue note, talvolta stridenti e molto più spesso coinvolgenti, e tanto mi basta.

Nei momenti bui sei stato uno dei rari appigli che han fatto sì che non mi perdessi nel buio definitivo.

jimjam-sketch-per-compleanno-2017
Ogni tanto (ti) scarabocchio mentre sono soprappensiero

Per questi e innumerevoli altri motivi: buon compleanno n. 73, Jimmy.

sabato 31 dicembre 2016

Ti è mai successo?


Ti è mai successo di vivere un anno terrificante e poi di viverne un altro agghiacciante e infine di guardare il calendario e di avere l'angoscia per lo scoccare di un nuovo anno?

A me sì.

Vabbe'.

Provo a pensare a quanto di buono ho avuto, poiché per il malo non ci sono né spazio né tempo né utilità.

In ordine sparso:

  • The Complete BBC Sessions, Led Zeppelin
  • Un viaggio che non si doveva fare e invece...
  • Il concerto di Robert Plant
  • Gli Amici
  • Quelli che se ne sono andati facendo spazio al nuovo e a cui sono particolarmente grata
  • Le chiacchiere dopo il concerto di Robert Plant
  • "Vero che questa volta mi hanno aggiustato?"
    "Sì, ti hanno aggiustato."
    (dialogo criptico ma chi se ne frega)
  • Stop.

Poca roba? No. Chi ha avuto l'onestà intellettuale di interagire con me come ha sempre fatto, sa. Chi, viceversa, ha deciso che io fossi troppo fragile o troppo forte o troppo devastata o troppo su di giri, senza MAI prendere in considerazione che (come CHIUNQUE) sono normalmente fragile, forte, devastata e/o su di giri (come CHIUNQUE), non ha voluto capire un cazzo e, come già detto, a loro va la mia gratitudine per essersi spontaneamente allontanati.

Lascio ad alcune immagini il compito di illustrare la forza vitale che non so da dove mi provenga e ringrazio, sul tramonto di questo anno, soprattutto chi mi ha tenuto a galla rispettando i miei silenzi.

In vino veritas: prosit.

Bonzo

Il Galles

Il Toro

Il mio papà

Peter Pan

Con Paolo e Sara, diretti al concerto di Robert Plant

Noi quattro, in versione The Stupidinis, a Londra

The Tower House

L'Irlanda

La Luna

Robert, oh, Robert

The Complete BBC Sessions

 Uh, quasi dimenticavo... come sempre:

siate-felici

sabato 24 dicembre 2016

“Io non immaginavo…”

Così mi è stato detto: "Io non immaginavo..."

Tendo per scelta e per natura a non rompere i coglioni alla gente con i miei personali giramenti di gonadi, tendo a dissimulare, tendo a nascondere i miei sentimenti, i miei tormenti, i miei serpenti che si annodano nel cranio, nello stomaco e nel cuore.

Penso sempre che il mio interlocutore abbia cazzi più grandi dei miei da smazzare e allora taccio, dissimulo (come detto sopra), mento.

Pinocchio? Un principiante.

"Che cos'hai fatto in questo 2016, dunque?"

Ho mentito.

Continuamente.

Ho finto di provare emozioni.

In realtà ho sofferto come una bestia al macello: lo si vede dall'espressione dei miei occhi, dai capelli bianchi vorticosamente aumentati, dalle parole dure e centellinate.

Qualcuno ha fatto finta di niente e lo ringrazio: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Qualcuno ha continuato ad essere com'è sempre stato e lo ringrazio ancora di più: non è da tutti.

Qualcuno mi ha sentito raccontare questo anno del cazzo e mi ha detto: "Io non immaginavo..."

Qualcuno mi ha sentito raccontare questo anno del cazzo e mi ha detto: "Ah, scusami sto poco su FB..." ¹

Quanti "Io non immaginavo..." nascono da un "Come stai?" mancato... tanti.

Io non immaginavo che ci fossero così tanti quaquaraquà in giro, soprattutto io non immaginavo di aver fatto così tanti errori di valutazione.

Be', meglio tardi che mai.

lz-xmas-2013
La mia salvezza

Buon Natale.


¹ Hahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha! [lo giuro: mi è stato detto]

 

sabato 10 dicembre 2016

No, dai, dimmi pure di stare calma

 granata


Domani a quest'ora staremo partendo da casa, mio figlio e io, indossando il solito zainetto colmo di speranza e di ferite, ma adesso... qui e ora... no, dai, dimmi pure di stare calma.

Dimmi di stare calma e di concentrarmi sul fatto che si tratta solo di una partita.

Sì, certo... come se fosse solo una partita.

Dimmi di stare calma, dai... dimmi che ci sono cose più importanti da affrontare nella vita¹... dai, voglio vedere se riesci a dirlo con la faccia o con il culo.

Dimmi di prepararmi ad una delusione, allo sconforto massimo, dimmi quello che vuoi.

Soprattutto non sperare che ti rivolga la parola: tendo ad evitare e ignorare ciò che è emblema di come non voglio essere.

Sai qual è la maggior differenza fra te e me? Tu hai bisogno di una mia reazione ai tuoi ragli per avere conferma di esistere, io non reagisco perché non esisti, non esisti proprio.

Ciao: vado a coccolare le mie ferite in attesa di 'sto cazzo di undici dicembre che sembrava non arrivare mai.²


¹ Prova a dirlo proprio a me! LOL
² Il derby mi riporta parzialmente in vita.

domenica 4 dicembre 2016

Quattro, tre e due

Quattro come Morte.

Tre come Nascita.

Due come Rinascita.

Quattro come Quattro Dicembre Millenovecentottanta.

Tre come Tre Dicembre Millenovecentosei.

Due come Due Dicembre Duemilasedici.

Quattro Dicembre Millenovecentottanta come Morte dei Led Zeppelin.

Tre Dicembre Millenovecentosei come la Nascita del Toro.

Due Dicembre Duemilasedici come la Rinascita di una persona che era stata condannata da una diagnosi terrificante e che due giorni fa, il Due Dicembre Duemilasedici, ha avuto la conferma che il Male è stato estirpato.

Il mio calendario va un po' al contrario e saltapicchia fra secoli e millenni.

L'altra notte, la notte fra l'Uno e il Due Dicembre, ho fatto un sogno.

Ho sognato di andare al cimitero a vedere la tomba di mio padre ma era tutto sbagliato: la tomba era messo per largo invece che per lungo, le cappelle erano tutte unite come un unico porticato e tale porticato presentava un vetro che impediva l'accesso alle tombe. Io sapevo che con le mani avrei potuto rimettere a posto la tomba di mio padre, ma non riuscivo a superare il vetro.

Poco dopo mi ritrovavo in un seminterrato insieme con mia madre; sulla destra c'era un tavolo, un tavolo di pietra, su cui era adagiato il corpo di mio padre. Ero felice di vederlo, ero felice di vederlo senza segni di decadimento. Nonostante fosse morto, il suo corpo era scosso da movimenti convulsi, soprattutto alle braccia. Ne ero terrorizzata ed affascinata al tempo stesso.¹

Cambio di scena: mia madre, io e mio fratello siamo in un piccolo locale attiguo al seminterrato. Mia madre mi dice: "È in narcosi profonda e deve scegliere se andare verso la vita o verso la morte."

In quel momento mi sono svegliata. Mi sono svegliata piena di angoscia. Nei due anni della malattia di mio padre ho smesso di sognare, ho ripreso a farlo dopo il suo funerale, con molta fatica poiché sono più le notti in cui vedo le lancette dell'orologio procedere incuranti. Mi sono svegliata piena di angoscia e anche arrabbiata: per una cazzo di volta in cui ero riuscita a dormire, fare un sogno del genere mi pareva un brutto scherzo.

Ho rimuginato per ore e poi ho ricevuto una telefonata: "Il mio referto è pronto: vado a ritirarlo e poi ti chiamo." Mi ha chiamato - non importa di chi si tratti, non importa, facciamo finta che non importi, dai - e il referto diceva che la Bestia non c'era più.

Provaci tu. Provaci tu a vivere la malattia e la morte di tuo padre e poi, subito dopo, vivere la malattia di una persona per te importante come l'aria che respiri.

Respirare. Già: respirare. Io avevo dimenticato come si facesse. Io sapevo solo che nel momento in cui avessi di nuovo potuto farlo forse non ne sarei più stata capace. È andata proprio così: non ne ero più capace. Ho fatto proprio come fanno i bambini quando vengono al mondo: ho annaspato e gracchiato.

Devo fare ancora un po' di strada per tornare ad usare i polmoni normalmente, ma i percorsi non mi hanno mai fatto paura.

E dunque il Due Dicembre ho festeggiato la Rinascita di una persona non più malata (e pure la mia, dai), il Tre Dicembre ho fatto e ricevuto auguri di buon compleanno a e da quelli che come me sono stati scelti dal Toro, il Quattro Dicembre è (come sempre, mi si scusi l'essere ripetitiva) quel giorno che guardo arrivare come se stessi osservando un piatto che, accidentalmente, cade dal tavolo. Lo vedo cadere al rallentatore, non posso fare nulla per cambiarne la traiettoria, per fermarlo, per far cessare la caduta. E poi si infrange al suolo e, sempre al rallentatore, mille schegge saettano in tutte le direzioni, compresa quella che porta dritto al mio muscolo cardiaco. Questa è la scheggia numero 36.

Ci sono tre immagini che rappresentano questi tre giorni, due - quelli della Morte e della Nascita - già saldamente intrecciati con il mio DNA, uno - quello della Rinascita - destinato a diventare parte della sostanza di cui sono fatta.

dscn0829 
Rinascita - Due Dicembre - La mia Famiglia (pessima foto, ottimi elementi)

toro-1906 
Nascita - Tre Dicembre - Buon compleanno, Cuore mio

led-zeppelin-disbandment 
Morte - Quattro dicembre - "Non possiamo continuare come eravamo"

C'è un brano² dei Led Zeppelin che mi ronza in testa in questi giorni, soprattutto a causa di una frase, una frase che ho compreso e sperimentato proprio in questi tre giorni: "I'm a traveller of both time and space".

Ora è tempo di "let the sun beat down upon my face and stars fill my dream": me lo merito. Cazzo, sì: me lo merito.


¹ Sì, papà, ci ho messo un po' di ore ma poi ho capito che il tuo messaggio era: "Sono morto ma mi muovo per rimettere a posto le cose." Grazie infinite dalla tua 'bambina' che non smette MAI di credere nei sogni anche quando tutto sembra perduto e pure quando i sogni sono bruttini. GRAZIE.

² Kashmir, Physical Graffiti, 1975: buon ascolto.