mercoledì 19 giugno 2013

Incontri

Cent'anni di solitudine e altro


Un tempo mi era capitato di descrivermi così: “Io amo il Toro, ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, la cioccolata, Daredevil, i Queen, tutto l’insieme delle isole più o meno verdi che stanno al di là della Manica, i Beatles, EL&P, i Led Zeppelin, ‘Cent’anni di Solitudine’, Chet Baker, la Luna, i megaliti, lo zenzero, la metropolitana e qualche undicina di altre cose. Uh, sì: amo anche gli incontri.”
Non è cambiato quasi nulla da allora: continuo ad amare gli stessi amori, ne ho recuperati alcuni momentaneamente messi in stasi (la guitarra!), ne ho conosciuti di nuovi.
Quanto agli incontri... oh be’, hanno seguito un percorso analogo a quello degli amori.

Incontro numero 1: Sara.
Era la sera del 17 ottobre dello scorso anno, una sera che aspettavo da settimane, era la sera del “Celebration Day” e non stavo più nella pelle. Avevo fatto il conto alla rovescia con fervore pressoché adolescenziale: andare incontro alla mia storia, vedere la storia ripiegarsi docile su stessa ed invitarmi ad abbandonarmi ad essa. Avevo fatto il conto alla rovescia, ma non avevo fatto i conti con il Cupo Mietitore che era venuto a rapire la mia Amica Lulù giusto tre giorni prima del “Celebration Day”. Avevo giusto fatto in tempo a farle vedere l’inizio del mio conto alla rovescia e poi... e poi.
E poi la mattina del 17 ottobre Lulù era stata chiusa in una scatola di legno e addio, addio mia Lulù, addio Amica adorata. Era stato un giorno di respiro difficile, decisamente. “Vado al ‘Celebration Day’ o non ci vado?” Ci ero andata.
La vedo, vedo Sara da lontano e le corro incontro. Ci abbracciamo, siamo felici, ma le chiedo scusa. “Scusami, Sara, ma oggi sono un po’ così...” Le racconto la storia di Lulù, le chiedo di portare pazienza, quasi le grido la mia gratitudine per essere lì ad accompagnarmi in una sera che avevo atteso tanto a lungo, le dico... le dico tante cose e mi sento strappare l’anima per il dolore e per la felicità. Sara mi prende a braccetto e insieme camminiamo verso la sala, si spengono le luci e poi è Musica. Ogni tanto guardo in su, illudendomi di poter vedere il cielo invece del soffitto del cinema. Ogni tanto guardo in su. E quando inizia “Stairway to Heaven” indico davvero verso il cielo e dico a Sara: “Questa è per Lulù.” Anche Sara indica verso il cielo e dice: “Sì, questa è per Lulù.”
Ci prendiamo anche per mano, forse... non ricordo bene... stavamo vicine, sì: stavamo vicine. Prima di quella sera ci eravamo viste di sfuggita per tre volte, dopo quella sera abbiamo cercato di vederci più a lungo: missione fallita fino al 19 maggio.
Durante la mattina ci sentiamo brevemente: “Veniamo anche noi alla marcia, forse...” “OK, sentiamoci quando siamo lì...” In piazza Solferino ci cerchiamo, ci troviamo e poi camminiamo insieme. Noi e i nostri figli. Raccontandoci qualcosa in più. Lanciando nel futuro storie che andremo a riprendere e diventeranno passato comune. Vestite di Granata, siamo lì per il Toro e siamo lì per noi. Ci siamo incontrate e ci siamo trovate. Tra l’altro, Sara, forse mentre camminavamo sotto il sole non te l’ho detto, ma... in quel giorno Lulù avrebbe compiuto quarant’anni: l’incontro con te ha reso più dolce un altro giorno duro e mi ha fatto mettere in saccoccia un altro giorno da ricordare nel nome del Toro.

Incontro numero 2: Gabriel García Márquez.
Ogni tanto lo incontro sugli scaffali delle mie librerie. “Cent’anni di Solitudine” è il libro più consumato che io possieda, talvolta ne rimando l’ennesima lettura per paura che si sfaldi definitivamente.
Ieri mi chiamava, era irresistibile. “Leggimi! Leggimi!” Mi diceva... e lo prendevo delicatamente, andavo all’ultima pagina e leggevo ad alta voce queste parole:

“Allora saltò oltre per precorrere le predizioni e appurare la data e le circostanze della sua morte. Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perché era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell'istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra."

Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine.
Siamo noi! Le stirpi Granata! Condannate! Condannate alla solitudine! Per cent’anni!
Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.
Ecco, lo sapevo: era già tutto scritto.
Come una furia sfogliavo il Libro... “Ecco! Ecco! Vedi?” Dicevo a me stessa. Nel mio delirio mistico ero pressoché convinta che quella fosse la storia di quelli del Toro e il nome Buendía non fosse altro che una copertura.
D’improvviso, però, comprendevo di voler semplicemente trovare un po’ di Toro perché guardandomi intorno ne vedevo ben poco.
Mi manca il Toro ed ho ancora voglia di cercarlo e di trovarlo.
Non venga mai il giorno in cui io smetta la mia Cerca. Grazie, Signor Márquez, per avermi chiesto di incontrare di nuovo il tuo Libro: mi hai fatto capire che, per ora, la fiamma arde.

Incontro numero 3: Sagliets.
Sto tanto bene nel mio antro, fra i miei libri di magia e i miei vinili... ogni tanto Sagliets porta scompiglio, ma è uno scompiglio benefico: non mi fa perdere del tutto il contatto con la realtà. Se solo la finisse di tormentarmi con ‘sta chat...

Sagliets scrive - Ehilà, befana!
LaSilvia scrive - Che cosa vuoi, ora?
Sagliets scrive - Vieni alla cena di Redazione?
LaSilvia scrive - Ufffffff.
Sagliets scrive - Che palle, Jimmyna... fai sempre delle storie poi ti diverti più di tutti gli altri messi insieme.
LaSilvia scrive - Jimmyna? Di nuovo? Uffffffffffff... OK, va bene: però mi dai un passaggio... ho i capelli stanchi...
Sagliets scrive - A che ora passo a prenderti?
LaSilvia scrive - Tre ore e mezza prima della Mezzanotte?
Sagliets scrive - Tre ore e mezza... prima della... aaaaaaaaaaaaah, le otto e mezza. Stordita.
LaSilvia scrive - Bifolco.
Sagliets scrive - Bitols.
LaSilvia scrive - Sparisci.
Sagliets scrive - Pufffffffffff! [chiude la chat]

Tre ore e mezza prima della mezzanotte arriva, salgo in auto (preferivo un cocchio, ma vabbe’...) e ci dirigiamo verso Nord.
Costeggiando il fiume non riesco a trattenere un sospiro di meraviglia: “Uh, Mauro, hai visto il castello? Grazie per avermi portata sulla Loira!”
“Deficiente.” Mi risponde.
Che maleducato.

La cena di Redazione è sempre un bel momento, soprattutto in estate.
Si sfoggiano bermuda e occhiali improbabili, ci si fa la solita domanda e ci si dà la solita risposta (domanda: “Ma... secondo te, da qualche parte nell’universo, in questo stesso momento... c’è una tavolata in cui si parla della giuve?”, risposta: “NO!”), si ruba la ciccia nel piatto del vicino, si prende in giro il caro Valentino, si passano le ore con il Direttore, si smette di parlare in rima per non perturbare la peristalsi, si arriva in ritardo perché sì, perché no, ma in fondo il tempo al tempo della cena di Redazione ha uno svolgimento tutto suo e finisce per cristallizzarsi come certe partite del Torino quando era il Toro.
Tanta è la voglia di stare insieme nello stesso luogo, invece di essere sparsi sul territorio, tanta è la voglia di essere - magari per un solo attimo - slegati dal Toro, che si finisce per parlare quasi solo... del Toro (sic) e lo si fa anche commentando il piacere, il semplice piacere, di trovarsi lì a guardarsi in faccia.
Ad un certo punto il caldo passa in secondo piano e si ritorna a casa con un pezzetto di conoscenza in più... già: un pezzetto di conoscenza in più. Se solo Sagliets evitasse di cantare a squarciagola...

Incontro numero 4: Voi.
Voglio mettervi tutti insieme: Lucia, Cristina, Roberta, Luca, Diego, William, Betta, Sabrina, Samuele, Giulia & Davide, Chris, Paolo, Pino, la Stefi, Nonna Olga, Lale, gli altri.
Siamo tutti smarriti dello stesso smarrimento, siamo tutti prigionieri della stessa prigione, siamo tutti innamorati dello stesso amore, ci incontriamo sempre là, anche quando il Toro non c’è.



Questa settimana tocca a “Love Will Tear Us Apart” (Joy Division, pubblicata nel 1980, anno della morte di Ian Curtis, cantante del gruppo).



Il Toro, signore e signori, mi fa venire spesso in mente questo piccolo gioiello di brano musicale.
Speriamo che l’amore non ci divida.
Dedico “Love Will Tear Us Apart” alla nostra stanchezza, al nostro smarrimento e ai prossimi incontri che ci verranno (sic) incontro.