mercoledì 29 gennaio 2014

Adesso dormi, tesoro...

È apparso sul tabellone ed è stato boato.
Un boato molto sabaudo, contenuto, pur sempre un boato.
"Siamo sesti!" Ha gridato Davide-figlio, abbracciandomi.
"Siamo sesti!" Ho quasi sussurrato a Stefano, mentre stavamo lì.
"Siamo sesti!" Abbiamo detto all'unisono Davide-Amico, la Manu e io.
"Siamo sesti!" Ha gridato Guido, richiamando la mia attenzione dall'alto delle scale.
"Siamo sesti!" Ci siam dette la Stefi ed io e un po' avevamo paura che ci venissero i crampi alle guance.

Uscendo dallo stadio ci si guardava in faccia: sconosciuti con sconosciuti, amici con amici.
Ci si guardava in faccia.
Ci si guardava in faccia quasi a voler cogliere un ulteriore alito di certezza.
Ci si guardava in faccia.
La solita fiumana granata scorreva morbida come quel maglioncino di mohair su cui 'faceva la pasta' con le zampine uno dei miei gatti, calda come una golata di whiskey che sembra bruciare la carotide e invece no.

"Siamo sesti!" Ci dicevamo Sabrina ed io, abbracciandoci senza saltellare come due oche, solo perdendoci in quell'abbraccio che era un QUI E ORA grande come un castello.
Grande come un castello vastissimo, eh? Mica un castello piccolo... eh, no: quando io dico GRANDE dico GRANDE, non ciapapuer.
"Ma c'era il rigore su Cerci?" Mi chiedeva Sabrina.
"Certo!" Le rispondevo.
"Da dove eravamo noi non si capiva tanto, ma chi se ne frega... siamo sesti, Si'!" E di nuovo indulgevamo in stritolamenti.

"Siamo sesti!" Dicevo a mia mamma durante la rituale telefonata del dopo partita e lei aveva la voce che rideva.

Una marea di sensazioni strane, ma non sconosciute.
Non sconosciute neppure a chi, come mio figlio, non aveva ancora avuto occasione per conoscerle: che roba.
Poi è calata la sera ed eravamo ancora sesti: che bello!


Il giorno dopo, anzi: la notte dopo

- Mamma...
- Dimmi, ciccio.
- Se e sottolineo SE... se andiamo in Europa... se andiamo in Europa mi porti allo stadio?
- Ma che domanda! Certo, tesoro!

Mi sorride, l'espressione di bimbo che riaffiora sul volto d'adolescente, un adolescente peraltro sempre razionale, sempre logico: mi pare sempre così strano che mio figlio sia tendenzialmente Vulcaniano, mentre io sono Klingon...

- Mamma...
- Parla più piano, ciccio: Giulia sta già dormendo... dimmi.
- Parlo per assurdo, ma proprio per assurdissimo...
- So già che cosa vuoi dirmi, sai? Voglio sentirlo dire dalla tua voce, però...
- OK...

Deglutisce.

- Mamma, se andassimo in Europa e per assurdo, ma proprio per assurdissimo, andassimo in finale, noi due...
- ... sì. Andremo dove andrà il Toro, che è quello che facciamo sempre, no?
- Be', effettivamente...
- Buonanotte, ciccio.
- Buonanotte, mamma... hey, mamma?
- Ancora? Che c'è? [gli dico sorridendo: l'amore fa sorridere]
- Vola solo...
- ... chi osa volare...
- ... e se cade troppo dall'alto...
- ... si rialzerà comunque.
- Adesso dormo, mamma, OK? [di nuovo quel sorriso antico]

Lo bacio sulla fronte, mi bacia su una guancia.

Sono FORTUNATA e FELICE, così felice che mi viene da ridere e andando verso la mia camera da letto rido e poi mi congedo dal mondo per qualche ora.

Magari fra qualche anno ripenserò a questo momento di tenerezza dicendo a me stessa: "Hey, me: ti ricordi di quella notte in cui Davide ti accese il riso?", io mi risponderò: "Certo, me, come potrei dimenticarmene!", allora replicherò dicendo: "Hey, me, hai fatto caso al fatto che ACCESE IL RISO è l'anagramma di Alessio Cerci?" e concluderò dicendo: "No, me! Che storia!"... e proverò tenerezza anche per i miei dialoghi interiori, quelli che non riesco tanto a spiegare, ma chi se ne frega: QUI E ORA siamo sesti e del resto QUI E ORA non mi importa granché.


giovedì 23 gennaio 2014

Basta un pizzico

Questa foto non c'entra con quel che racconto... oppure sì?
Boh, è un'immagine di felicità, in ogni caso
Quanto sto per raccontare si colloca temporalmente fra il primo pomeriggio e la notte del 21 gennaio.
È una storia bella: voglio condividerla.

Primo pomeriggio, via SMS

La Stefi - Riesci a procurarmi il biglietto per Toro-Atalanta?
La Silvia - Uh, questa volta la vedo grigia... non riesco a passare dall'agenzia...
La Stefi - Oh cazzo.
La Silvia - Posso provare a chiedere a Davide, ma non so se può... boh, vediamo che cosa si può fare.


Tardo pomeriggio, via SMS

La Silvia - Ciao Caro, se ti chiedessi la cortesia di prendermi un biglietto di Maratona per la Stefi mi manderesti molto a quel paese? Fammi sapere, grazie :)
Davide - [non risponde]


Sera, per telefono

La Silvia - Oh, vecchia ciabatta... mi sa che questa volta non ce la facciamo... Davide non mi ha risposto: dev'essere nelle canne pure lui...
La Stefi - Io ho provato a passare alla rivendita qui vicino ma l'ho trovata chiusa... 'sti cazzo di orari di lavoro... non ce la faccio davvero più...
La Silvia - Come ti capisco... bon, dai: vedrai che troviamo la quadra...
La Stefi - Speruma...


Praticamente notte, via FB

Davide - Ciao Cara, breve messaggio di servizio: Pippo è voluto andare al Toro Store a fare spese, i pupi vogliono andare a S. Siro... gli ho attaccato 'sta splendida malattia... Notte, FTSFT
La Silvia - Ma che meraviglia, mi vengono i lacrimoni: che bimbo guerriero! Tu, piuttosto, rispondi al mio SMS, maldido!
[Davide legge l'SMS del tardo pomeriggio]
Davide - Il problema è che domani non ho il PC, sono in un workshop tutto il giorno, posso provare giovedì pomeriggio sperando che ce ne siano ancora...
La Silvia - No, lascia perdere... mi sa che andranno via ben prima... vedo di arrangiarmi in qualche modo (l'inventiva non mi manca). Grazie comunque! Ci vediamo al solito posto in Curva, dunque: non vedo l'ora (come sempre, anche quando facciamo pena... ma ora... siamo belli, zio cane!) 'notte e SFT!
Davide - Giovedì posso provare alle 08:00 poi alle 08:30 sono impegnato fino alle 12:00. Mandami una email per ricordarmelo.
La Silvia - OK, capo :)
Davide - Posso provare adesso con il tablet, non so se funge.
La Silvia - [mando a Davide i dati della Stefi]
Davide - Provo e ti faccio sapere.
La Silvia - Grazie :'-)

Passano i minuti.

Intanto:

La Silvia - Davide sta provando a prenderti il biglietto usando il tablet. Ti dico qualcosa appena so. Comunque vada è da mettere nell'elenco "Essere del Toro è..."
La Stefi - Grazie ad entrambi! Comunque non ho dubbi!

Poi, feroce come il Toro quando carica a testa bassa... succede.

Davide - Fatto. Ora te lo mando.
La Silvia - Che Capitan Valentino ti benedica, figliuolo!
Davide - Figurati, per così poco.
La Silvia - Essere del Toro è anche questo. GRAZIE!
Davide - Noi siamo una Grande Famiglia, gli altri semplici tifosi di una squadra di calcio. Notte, FTSFT
La Silvia - Sì. SFT


Infine:

La Silvia - Fatto!
La Stefi - Enormissimi!
La Silvia - Il Toro è vivo! Buonanotte!
La Stefi - È vivo, porca madoscaaaa!
La Silvia - Spero tu riesca a vedere l'immagine allegata: è quello che mi ha scritto Davide dopo aver fatto. Non è tanto il concetto bensì il luogo da cui scrive. E poi non rompere le balle fino a domani: ho sonno!
La Stefi - Chiamasi Toro. Buonanotte!


Morale della favola:

Questo è un normale episodio di vita o meglio: questa dovrebbe essere la normalità.
Qualcuno ha bisogno di aiuto e il Clan si muove.
Davide era all'estero e si è messo a disposizione, anche se era notte.
Stefania trepidava ed era grata indipendentemente dalla riuscita o meno dell'Operazione Biglietto.
Io ero felice, semplicemente felice, felice di essere del Toro, felice di far parte di questa Famiglia.
Adoro perdermi nella retorica mielosa, con l'età sto diventando più tenera (ahahahahahahah!).
Amo soprattutto far parte di questa 'cosa' granata.
A volte basta chiedere ed avere un pizzico di volontà, solo un pizzico.


domenica 19 gennaio 2014

Spensieratezza

La tavola è preparata come piace a me: piatti, sottopiatti, tovaglioli in tinta con il mio umore (granata, non nero: che meraviglia, eh?), due caraffe d'acqua e due di vino rosso, il cibo è nelle teglie, le teglie poggiano su sottopentola in legno.
C'è proprio tutto.
Sento la pioggia che danza sul tetto della veranda.
Spengo la luce e accendo le candele: sono quattro, una per ogni punto cardinale: proverò a non smarrirmi, per una volta...
Tra poco arriveranno gli Amici, quelli con condivido il Toro, quelli con cui condivido la Musica, quelli con cui condivido le Emozioni, quelli con cui condivido, condivido punto e basta.
Aspettando il loro arrivo, mi commuovo un po': mi piace sentire le buone vibrazioni che si interlacciano con le mie fibre.
Mentre sento l'ennesima lacrima farsi largo fra le ciglia, elenco sottovoce tutti i momenti in cui ho dato libero sfogo a quella strana acqua salata che spesso concorre a farmi gli occhi belli:
- domenica scorsa durante Toro-Fiore quando i miei figli controllavano che lo striscione del Fratello giunto da Firenze non cadesse
- sempre domenica scorsa, dopo la partita, a Villa Claretta ripercorrendo ancora una volta una Storia che è Poesia che è Tragedia che è Immensità che è Esaltazione che è Inferno che è Storia e la Storia è TUTTO e diventa NULLA solo quando si smette di raccontarla
- ieri sera quando ho suonato "C'mon Ev'rybody" e si capiva che di quel brano di trattava
- oggi durante Sassuolo-Toro, durante quasi tutta la partita, primadurantedopo i gol [N.B. Il prossimo che dà del gobbo a Immobile... no, vabbe': libero pensiero in libero stato e anche rispetto, sempre e comunque. Mettiamola così]
- sempre oggi mentre parlavo con la Stefi alla fine della partita e lei diceva: "Siamo belli! Siamo belli o no?"
Ripeto il tutto come una litania e contestualmente non mi oppongo, come farei di solito, al lasciarmi andare alla stanchezza e finisco per coricarmi sul dondolo della veranda.
Fa un po' freddo, ma il suono della pioggia è una delizia a cui non posso sottrarmi e piano piano, senza accorgermene, mi ritrovo a sognare.
Sogno i miei figli grandi, ognuno per la sua strada, li sogno felici, li sogno insieme con me allo stadio ed i miei ricci sono quasi tutti bianchi, sogno di essere in cima ad una collina nel Sud dell'Inghilterra e da lì spicco il volo e poi sogno di essere di nuovo nella mia stamberga vicina al fiume, coricata sul dondolo della veranda, uno suono intermittente disturba la pace del mio sogno e allora mi sveglio e sono davvero sul dondolo e c'è qualcuno alla porta: sono arrivati gli Amici.
Entrano lasciando tracce di pioggia nell'ingresso e si seggono intorno al tavolo: ognuno di essi sa qual è il suo posto.
Dopo qualche chiacchiera casuale, cade il silenzio e ci guardiamo senza un ordine preciso, senza preferire qualcuno a qualcun altro, ci guardiamo e basta, ci guardiamo e sorridiamo.
Ci sono stati momenti in cui ci siamo scannati e ce ne saranno ancora.
Ma questa sera no.
Questa sera siamo qui per ricordarci vicendevolmente che non c'è nulla di male ad essere felici e leggeri nel momento in cui si è felici e leggeri e che per la tristezza e per la pesantezza c'è sempre tempo... il tempo, che è e rimane il più grande e insondabile mistero, e il tempo, che quando fuori piove... sì, basta poco per essere spensierati, basta poco quando c'è... tutto.
E con ciò che cosa voglio dire?
Niente di più di ciò che ho detto: lascio ad altri il praticar l'arte dell'immaginare quel che non è e mi tengo stretto il mio blaterare sereno.
Prosit!






domenica 12 gennaio 2014

Get the led out

12 gennaio 1969, domenica

Quarantacinque anni fa ebbe inizio il volo del dirigibile e non avrà mai fine, mai.

GET THE LED OUT.

(Rivolgo codesto invito anche ai giovanotti che oggi vestiranno la maglia granata contro la Fiorentina, néh?)



LATO A
Good Times Bad Times
Babe I'm Gonna Leave You
You Shook Me
Dazed and Confused

LATO B
Your Time Is Gonna Come
Black Mountain Side
Communication Breakdown
I Can't Quit You Baby
How Many More Times









giovedì 9 gennaio 2014

Oh, Jimmy!

Buon compleanno numero settanta, Jimmy.
Una volta hai detto: "La tecnica non importa, io mi occupo di emozioni."


Ping!
"Oh, finalmente lo stordito è online."
LaSilvia scrive - Ciao, tonto, come la va?
Sagliets scrive - Balissibo.
LaSilvia scrive - Uh, hai rotto la tastiera?
Sagliets scrive - Do, zodo ravvreddado.
LaSilvia scrive - Ah, capito. Però puoi scrivere normalmente, mica hai bisogno di farlo come parli.
Sagliets scrive - Hai ragione: mi ero distratto.
LaSilvia scrive - Ti va di fare un salto qui in riva al fiume questa sera?
Sagliets scrive - Quasi quasi... mi prepari qualche rimedio per 'sto raffreddore che mi tormenta?
LaSilvia scrive - Certo che sì, piaga! Mi è giusto arrivato un olio di eucalipto che fa al caso tuo. Ti aspetto verso le 20:09, va bene?
Sagliets scrive -  Ma sì, arrivo per le otto, le otto e un quarto...
LaSilvia scrive - No, alle venti e nove minuti, ciccio. Né prima né dopo.
Sagliets scrive - Ca§aca**i.
LaSilvia scrive - Mi hanno chiamata anche con nomi peggiori e non ho fatto un plissé. Ti aspetto: porta una bottiglia di vino rosso, va': renditi utile all'umanità. [chiude la comunicazione]

20:09
Suona il campanello, vado ad aprire la porta: è Sagliets.
Sagliets che mi guarda con gli occhi pieni d'odio, poi il volto gli si contorce, la gabbia toracica gli si espande, io capisco che cosa sta per accadere e, rapida come un ninja, afferro l'ombrello appoggiato allo stipite e... e meno male che ho 'sto ombrello che mi gira per casa perché lo starnuto prodotto da Sagliets avrebbe potuto avere lugubri conseguenze.
"Salute, ciccio!"
"Salute 'sto biiiiiiiiiiiiiiiiip! Zto balissibo."
"Che piattola... vieni, siediti sul divano, mettiti la coperta sulle gambe; ora ti preparo una tisana e poi ti faccio vedere una cosa."
Si trascina pesantemente, si lascia cadere a peso morto sul divano, smoccola un po', io vado in cucina.
Torno dopo qualche minuto con una mug fumante: si è addormentato.
Dorme e... parla nel sonno.
"Dammi la pistola! Dammi la pistola! Più maggiorana, meno Meggiorini! Ventura, Ventura, minchia, che paura! No. No no. No no no. Non vengo allo stadio. No!"
Vaneggia e lo ascolto cercando di non lasciarmi sfuggire alcuna risata, sarebbe uno spreco non ascoltarlo: riesce ad essere creativo anche nel sonno.
"No! Non è giusto! Non ne avevate il diritto! Non dovevate farlo!"
Azzardo una domanda, magari il suo subconscio risponderà: "Che cosa non dovevano fare?"
"Mi hanno rubato il Toro..." Sospira.
Mi si stringe il cuore.
"Mi hanno rubato il Toro e non so se riuscirò a ritrovarlo..." Porta le mani sul petto, sembra disperato, È disperato. Devo fare qualcosa. Provo a destarlo.
"Mauretti... Mauretti..."
"Ladri! Ladri bastardi!" Urla mentre una lacrima gli solca una guancia.
"Mauretti... hey..."
"Dove... cosa... chi..."
"Stai tranquillo, Mauretti, respira: ti sei addormentato e hai fatto un brutto sogno. Vuoi la tua tisana?"
"Grazie. Zio cane, ho sognato un Mostro... no, ho sognato che... 'sto raffreddore mi fa lacrimare gli occhi, guarda che roba..." Dice asciugandosi rapidamente la guancia.
Decido di non raccontargli quello che so, non ancora.
"Mauretti, calmizia, dai... calmizia. Senti... ti ricordi di quella volta in cui eravamo in quella specie di castello che, per me, si era rivelato essere una capanna di paglia?" [N.B. Un tempo Sagliets ed io lavoravamo insieme; poi ho preso un'altra strada: succede]
"Uhm, sì. Ma quale volta, in specifico?"
"Quella volta in cui ero entrata e ti avevo trovato alle prese con una chitarra elettrica ed un archetto da violino." [N.B. Questa volta qui: clicka, grazie]
"Uh, sì... che faticaccia... e tutto per quella tua passioncella per Jimmy Page..."
"Passioncella? Sì, proprio passioncella. Un po' come quella che ho per il Toro."
"Silvietta, posso farti una domanda?"
"Of course."
"Ormai credo di conoscerti piuttosto bene... ma c'è qualcosa di te che mi sfugge. Una volta mi hai raccontato i motivi per cui rimanesti lontana dallo stadio e, in un certo senso, anche dal Toro per un tempo piuttosto lungo... e non ho faticato a comprendere la tua 'fuga'... è come se tu avessi tenuto il Toro 'in caldo' dentro di te per lasciarlo libero di fluire, no?"
"Direi proprio di sì... e quindi?"
"E quindi... e quindi mi sono risposto da solo... la tua passioncella ti accompagna da... trent'anni?"
"Trentasei. In cui ci sono stati anni di assenza totale. Troppe emozioni, troppe. Non sapevo come gestirle."
"Ma poi hai imparato... ti ammiro."
"C'è poco da ammirare, Sagliets... l'amore non si ammira, lo si cerca, semplicemente lo si cerca... e qualche volta lo si trova."
"E se te lo portano via?"
"Vai di nuovo a cercarlo, sic et simpliciter. Oppure ti guardi dentro e scopri che è sempre stato lì."
"Come se fosse facile..."
"Non ho detto che sia facile... però ti garantisco che è semplice: ti fidi di me?"
"Sì."
"Allora chiudi gli occhi."
Mi alzo, imbraccio la mia nuova creatura, una chitarra elettrica senza pretese e di buon cuore, inserisco il jack nell'ampli: "Apri gli occhi, Mauretti..."
"Allora l'hai presa... sono tanto felice per te! Mi fai sentire qualcosa?"
"Ti faccio sentire un accordo, uno solo, senti qui..."
È un MI maggiore.
Il MI maggiore sta bene con tutto: con il LA minore, con il DO maggiore, con il RE comunque venga espresso.
È il primo accordo che ho suonato su Yule, la mia chitarra elettrica, la mia nuova creatura, e mi emoziona, mi emoziona tanto.
Così tanto da non riuscire a limitarmi ad esso ed allora è RE maggiore, LA maggiore, di nuovo RE maggiore, ancora MI maggiore e poi LA settima e infine SI settima, per tornare di nuovo a quel benedetto MI maggiore.
"Questa si chiama 'Communication Breakdown', Sagliets... è semplice: MI, RE, LA, RE, MI, RE, LA, RE, LA7, SI7... è così semplice da far venire le lacrime agli occhi. Non è facile, però è semplice.
"Interessante. Ci rifletterò sopra. Hic!"
"Hic?"
"E che ne so... hic! Mi è venuto il singhiozzo, hic!"
"Santaddea, pure il singhiozzo..."
"Fai qualcosa, ti prego! Hic!"
"OK... one, two, three!"
Alzo il volume fino a rischiare l'esplosione dell'ampli e provo ad occuparmi di emozioni: sulla tecnica ci devo lavorare ancora un (bel) po'.
Intanto a Sagliets è passato il singhiozzo e forse sta pensando a come cercare il Toro che si è nascosto dentro di lui. Anche se i suoi incubi gli dicono di essere stato derubato, chi lo sa... le emozioni non gliele può rubare nessuno.
Gliele possono addormentare, ammazzare, sbiadire, ma rubare no, che lui ci creda o meno.


Una volta hai anche detto: "Posso non credere in me stesso, ma credo in quello che faccio", Mister/Master Page.


Buon compleanno, Jimmy, buon compleanno numero settanta e GRAZIE.



Oh, Jimmy!



domenica 5 gennaio 2014

La noia? Non pervenuta.

Domenica 22 dicembre 2013, intorno all’ora di pranzo

"Muovetevi, gagni! Tra poco passano a prenderci Sabry e Samu! Hey, tu!"
"Chi? Io?" Risponde il gagno.
"Sì, proprio tu: hai i biglietti?" Gli dico guardandolo arcigna.
"Ma, mamma… abbiamo l’abbonamento…" Mi risponde sorridendo.
"Bravo! Risposta esatta! E tu?" Mi rivolgo alla gagna.
"Ma, mamma… mi hai detto di averlo stampato in quattro copie da TicketOne…" Anche lei sorride e poi aggiunge: "Comunque l’anno prossimo vorrei l’abbonamento anche io: non mi sembra giusto che voi facciate comunella senza di me!"
Le rispondo che non facciamo affatto comunella, che semmai andiamo al Comunale, mi guarda stralunata, il gagno ridacchia, Dea: che meraviglia che ‘ste due creature facciano parte della mia vita, che meraviglia che 'sti due gagni siano del Toro e anche se non fossero del Toro sarebbero sempre il mio capolavoro assoluto… mi perdo nei miei pensieri, lo squillo del cellulare mi riporta sul pianeta Terra: "Andiamo, gagni: sono arrivati Sabry e Samu."


Domenica 22 dicembre 2013, quasi alla fine di Toro-Chievo

"Mamma, ti devo dire una cosa…"
"Che cosa, Giulia?"
"Non ho visto il primo goal."
"Perché?"
"Perché mi ero addormentata."
"Urca e…"
"… e non ho visto neppure il secondo goal."
"Eh? E perché?"
"Perché mi ero distratta."
Il Toro segna per la terza volta. Urla, abbracci, funiculì-funiculà.
"Questo l’hai visto, però! Dai! Hai visto che roba? Che roba!"
"Sìììììììììììììììììììììììì!"
Idem con patate per il quarto goal e poi i saluti, gli auguri, i ci vediamo l’anno prossimo.
Cala il sole dietro le nubi, regalandoci l’ennesimo tramonto spettacolare, scendono le tenebre, ci avviamo verso casa.
"Sabry, Samu… andiamo a mangiarci una pizza? Passiamo un momento da casa e poi andiamo…"
Saliamo in casa: il marito è a letto con la febbre alta. Trema. È pallido. "Boh, avrà preso l’influenza…", non mi preoccupo più di tanto.


Lunedì 23 dicembre 2013, al ritorno dall'ufficio

"Allora... hai ancora la febbre?"
"Sì, quasi 39... e mi fa male la gamba: è tutta gonfia..."
"Fammi vedere."
Quello che vedo mi lascia senza parole: gli sta capitando qualcosa che non sono in grado né di riconoscere né di contrastare.
"Vai al Pronto Soccorso. Immediatamente. Subito!"
Si veste e, zoppicando, esce di casa.
Raccolgo tutte le forze per dissimulare la preoccupazione, per non intaccare il mondo felice dei miei figli, preparo la cena, suono un po' la chitarra, studio un po' di magia, faccio le solite cose che faccio la sera.
Trilla il cellulare, sia benedetto 'sto strumento diabolico di quando in quando: "Mi hanno ficcato in una stanzetta e mi hanno attaccato ad una flebo di antibiotico e cortisone, due dottori stanno parlando del Toro." Mi scrive.
"Sei in buone mani, dunque. Ogni tanto infila un Cerciquicercilà decontestualizzato." Classico. Classico trattandosi di me. Classico fare la buffona per non lasciar trasparire la preoccupazione.
Due ore dopo torna a casa con un bel plico di fogli e il volto afflitto dal male e dal eorachecosasuccede.
"Devo tornare domani mattina per fare un'ecodoppler."
Prendo fiato, raddrizzo la schiena: "OK, adesso vieni a coricarti."
Fredda.
Divento fredda come un iceberg.
Ci sono situazioni in cui divento fredda come un iceberg.
Boh, forse è la MIA forma di autodifesa, forse è l'unico modo in cui riesco a mantenere integra la razionalità.


Martedì 24 dicembre 2013, tarda mattinata

L'ecodoppler è andata bene, ma ci sono cure da fare, cure lunghe e noiose e speriamo nella Dea.


Natale, Santo Stefano, venerdì 27 dicembre 2013

"Che cosa ne dici se andiamo a farti vedere da quel dottore là? Me ne hanno parlato bene."
"OK."
"Magari riesce a vederti subito."
Lo chiamo, ci aspetta tra un'ora.
Visita accurata, domande, risposte, aggiustamento della terapia. Il dottore ascolta le mie domande e non si tira indietro nel rispondermi. Soprattutto non nasconde che sarà una cosa lunga.
"E che cosa vuole che sia, dottore? Io sono del Toro: le lunghe attese non mi spaventano... quanto a lui... lui è del Toro in pectore: un bravo guerriero..."
Devo sempre sempre sempre fare la buffona per contrastare eventuali onde che possano sommergermi.
Devo sempre tirare fuori il Toro per spiegare chi sono e chi non sono.


Domenica 29 dicembre 2013

Cena con alcuni Amici o Fratelli o entrambi, non lo so: so che siamo in sei e siamo in armonia.
Ho bisogno di staccare per qualche ora dalla routine 'infermieristica' del "prendi il farmaco A, vai a farti fare l'iniezione B, prendi due pastiglie di C, fatti rifare la medicazione"... c'è un trionfo di compresse, capsule, fiale, siringhe, bende, garze, che scandisce le nostre ore, c'è il dolore, il dolore fisico, c'è la buffona, la buffona che tenta - e ci riesce! - di farlo sorridere.
"Sarà una cosa lunga", ha detto il dottore.
"Devo staccare per un momento," ho pensato (ma che egoista...) e allora esco, esco con alcuni Amici o Fratelli o entrambi, non lo so: so che siamo in sei e siamo in armonia.
Parliamo soprattutto (o forse solo) di Toro e lo facciamo con le diverse sfaccettature di cui è composto l'essere del Toro: l'entusiasmo, la nostalgia, la rabbia, la memoria, varie ed eventuali
Ognuno parla del suo Toro e, anche se non ci si riconosce al 100% in tutto ciò che viene detto, è armonia.
È Luce e Ombra, è un Universo piccolo - siamo solo in sei, che diamine - eppure è così grande da contenere tutti i nostri vissuti e tutto ciò che deve ancora arrivare.
Mi è facile addormentarmi, quando torno a casa, e ancora una volta sono grata per esser Granata.


Martedì 31 dicembre 2013

Visita di controllo.
"Uhm... deve andare subito in ospedale per un approfondimento." Dice il dottore.
Che strana conclusione d'anno.
Andiamo in ospedale, aspettiamo, finalmente il primario riesce a visitarlo, la terapia viene nuovamente modificata, la nuova terapia è una bomba, che cazzo di conclusione d'anno.
La sera ceniamo noi quattro insieme, facciamo cinque: non voglio lasciare la gatta fuori dal Clan, poi Giulia va a dormire, anche il coniuge si materassa (è esausto), rimaniamo svegli Davide, io e i miei pensieri.
Scocca la mezzanotte ed è

MMXIV

Mercoledì 1° gennaio 2014

Davide ed io ci abbracciamo un po' come facciamo allo stadio, poi ci dirigiamo in punta di piedi verso i dormienti, lanciamo due baci volanti e un augurio. Poco dopo anche lui va a dormire, io rimango davanti al PC, chiedo mentalmente ad iTunes di consolarmi un po' e lui mi consola: "Dazed and Confused" (decisamente appropriata), versione del 27 marzo 1975, The Forum di Inglewood, California, poco più di 45 minuti (sì: quarantacinque) di Assoluto.
E poi viene sonno anche a me: ma sì, dai... vai a dormire anche tu, Silvietta.


Poi

I giorni si snocciolano rapidamente fra lievi miglioramenti e momenti di scoramento ed è quasi di nuovo ora di Toro.
Al prossimo che mi chiede come sono andate le vacanze invernali riserverò un sorriso: ho solo voglia di cose belle e di serenità.
Vedano di non fare gli stupidi a Parma domani.


N.B. Sì, sarà una cosa lunga, complessa, dolorosa e faticosa, ma finirà bene. Soprattutto FINIRÀ. Intanto continuo a fare ciò che so fare meglio: ridere, far ridere, tifare Toro, produrre incantesimi e ascoltare tanta musica. E Pace sia per chi la Pace vuole.