mercoledì 31 dicembre 2014

18071 e oltre: la serendipità

Questa sono io in mezzo alle standing stones di Callanish,
Ebridi Esterne, Highlands, Scozia: una sorta di seconda casa,
uno dei MIEI luoghi. Ho portato un po' di granata anche lì
senza sapere di essere in buona compagnia: serendipità è
anche trovare il Toro senza cercarlo.
Avrei voluto fare l’elenco di quel che nel 2014 è andato storto per buttarmi tutto alle spalle, ma sarebbe stato un torto verso me stessa e anche verso tutto ciò che, pur essendo storto, ha contribuito a mantenermi dritta e salda come un faro in mezzo alla tempesta.

Quello che in realtà voglio fare è l’elogio alla serendipità*, che è stata la vera dominante di questo anno.

L’ultimo evento serendipico mi è stato offerto ieri mattina e voglio scriverlo qui, più per me medesima che per chiunque altro (autocentrata come sempre, eh?).

Ieri mattina, dunque, un tizio sconosciuto** mi chiede l’amicizia su Facebook e, prima di cancellare la richiesta (sì, sono davvero stronza come mi si dipinge), vado a curiosare sulla sua bacheca.

‘Uhm, tifa Hibernian: cerca forse rogne? Vabbe’, diamogli il benvenuto,’ penso. Accetto la richiesta e gli scrivo privatamente.

Vedo che sei tifoso dell’Hibernian mentre io sono una specie di tifosa degli Hearts… benvenuto fra i miei amici, comunque.

‘Patti chiari, amicizia lunga,’ penso e poco dopo mi risponde.

Ciao Silvia, sì: ho l’abbonamento per le partite degli Hibs. Però la squadra per cui tifo è il mio amato Arsenal. Vivo a Edimburgo ed ho promesso a me stesso che avrei lasciato che mio figlio tifasse per una squadra locale e, siccome la famiglia di mia moglie tifa Hibernian, mi è sembrata la scelta più logica! Gli piace anche l’Arsenal e adora guardare le partite in TV con quel fanatico di mio padre… Alleno la squadra dei pulcini in cui gioca mio figlio (il Tynecastle), abbiamo forti legami con gli Hearts, le nostre maglie sono granata, e ci alleniamo vicino al Tynecastle Stadium… è una squadra di ragazzi di talento, tutti intorno ai 9-10 anni, e la maggior parte di essi si allena anche con i pulcini di Hearts e Hibs. Ti manderò un invito alla nostra pagina FB: ci sono alcuni giocatori della prima squadra di Hibs e Hearts che ci seguono e io sono sempre alla ricerca di link al nostro club o al colore della nostra maglia… non vedo l’ora di leggerti sul tuo blog su Toro/Hearts ^_^

‘Che bello non sentirsi soli,’ penso, leggendo in quelle righe il rispetto per la libertà di pensare e di sentire. Gli rispondo, via.

L’Arsenal? Sono legata affettivamente all’Arsenal (adoro Nick Hornby :-D) e sarebbe davvero un onore essere invitata a leggere la tua pagina FB. :) C’è solo una squadra che detesto sentir nominare ed è la juventus (niente iniziale maiuscola per loro…) ;) Mio figlio e io abbiamo l’abbonamento per le partite del Toro e qualche volta viene allo stadio anche mia figlia (il marito tifa per il Milan… nessuno è perfetto…). Ti ringrazio molto e ti auguro una giornata gioiosa!

Risponde ancora.

Haha… a me non interessa più di tanto la rivalità tra Hearts e Hibs: ho buoni amici su entrambe le sponde, ma per quanto riguarda il tottenham (anche per loro niente iniziale maiuscola ^_^) è una storia diversa… è buffo ma mi è sempre piaciuto il Torino. Ho una maglia del Torino degli anni ‘90 nella mia mansarda, è quasi identica alle maglie della squadra in cui gioca mio figlio! Sì, e mi piace anche Nick Hornby ^_^ Buona giornata e felice anno nuovo. Forza Torino!! ***

Forza Torino!!

Lo scrive proprio così, due parole a me tanto care in un dialogo tutto in inglese (sì, continuo a conoscere l'idioma di Albione così come continuo ad avere i capelli ricci) e mi viene da ridere lacrimando perché l’idea di una maglia del MIO Toro tenuta con cura nella MIA Edimburgo racchiude ciò a cui tendo sempre di più: prendermi cura di coloro e di ciò che amo (LaSilvia included, ça va sans dire).

Continuerò a prendermene cura contro tutto e contro tutti e questo non è uno dei miei buoni propositi per il nuovo anno... nessun buon proposito (neppure nessun pessimo proposito, eh?) per il 2015.
Considero il primo giorno del nuovo anno semplicemente come il 18071° giorno della mia vita, che conto di far seguire da qualche altro migliaio di giorni.
Giorni in cui sarò felice, triste, così così, affranta, emozionata, su di giri, depressa, ecc. ecc.
Giorni in cui il Toro mi farà tribolare, ma anche no.
Giorni in cui scoprirò nuove sfumature in brani dei Led Zeppelin che ho ascoltato tante tante tante volte, ma una volta in più non mi farà sicuramente male, anzi.
Giorni in cui mi sarà difficile mantenere l'autocontrollo che ho scelto come via comportamentale.
Giorni in cui mi sarà facile esistere e non ci sarà altro che spazio per la gratitudine.
Giorni.
Ci saranno giorni.
Non ne sprecherò nessuno o meglio: voglio evitare di sprecarne.

Siate felici, cercate di scoprire che cosa volete fare da grandi, non dimenticate mai di essere stati bambini e che i bambini che eravate sono ancora dentro di voi, non prendetevi troppo sul serio, siate disposti ad accettare il cambiamento, siate curiosi senza aggiungere l'amara spezia della morbosità, non tarpate le ali alla vostra creatività, date rifugio alle nuove idee e spolverate quelle vecchie e abbandonate, ascoltatevi e ascoltate gli altri, mettetevi in discussione, giocate, fate quello che volete senza dimenticare che chiunque è fatto di fragilità e di solidità... siate felici. Punto.



Ten Years Gone, Physical Graffiti, 1975
"An' though the course may change sometimes
Rivers always reach the sea"
(quel chitarrista non è niente male...)


* Che cosa sarà mai la serendipità? Se non lo sapete, informatevi: sono certa che la conoscete già anche se non le avete mai dato un nome :)

** Talvolta gli sconosciuti sono amici che aspettano solamente di diventare tali. Questo sconosciuto ha letto un mio intervento del giugno 2013 su in una pagina FB dedicata agli Hearts e ha pensato bene di diventare meno sconosciuto. Olé.

*** Thanks, David :) Go Arsenal!

-o-o-o-

Postilla
Avrei voluto anche fare l’elenco di quel che nel 2014 è andato alla stragrande, ma preferisco continuare a viverlo senza confinarlo in un'arida lista di nomi, alcuni vecchi e alcuni nuovi, che ha visto il depennamento di rami ormai secchi e la fioritura di arbusti destinati ad essere alberi rigogliosi.
A questi ultimi va un ringraziamento speciale per avermi accolta, chi da decenni e chi da pochi mesi, senza volere che io fossi diversa da come sono (siete coraggiosi: bravi!).






giovedì 25 dicembre 2014

Le mie corde

Il Natale non è molto nelle mie corde, il Solstizio Invernale lo è molto di più: auguri a tutti, in ogni caso.

Sto aspettano la fine di questo 2014 come se il 2015 non fosse un nuovo anno, ma una parola magica che ha il potere di lenire il calvario dell'anno in corso.

È stato un anno troppo difficile da raccontare, così' difficile da avermi resa ancora più solitaria (possibile? Oh, sì), decisamente taciturna, intimamente più conscia di me stessa.

Io sono cresciuta (io sì, il Toro mica tanto, a dispetto di quel che dice... vabbe', lasciamo stare...) ed è stato un processo a volte terrificante e a volte esaltante, soprattutto ha comportato un dispendio di energie che non sapevo di possedere.

Da qui voglio ripartire: dalla forza che non sapevo di avere.

Siate felici: è importante.

P.S. Anche le corde sono importanti: alcuni le usano per annodarsi la mente o per rinunciare alla vita. Io continuo a sentirle compagne di percorso e... sì, imbraccio una delle mie chitarre, le premo dove devo ed eccolo lì, ecco il mio accordo preferito, il mio MI MAGGIORE, quell'accordo che - per il mio sentire - racchiude contestualmente vibrazioni gioiose e cupe, luce e ombra, calore e gelo... e tutto quello che sta in mezzo e intorno.



giovedì 4 dicembre 2014

December 4, 1980

Il quattro dicembre è quel giorno che guardo arrivare come se stessi osservando un piatto che, accidentalmente, cade dal tavolo.
Lo vedo cadere al rallentatore, non posso fare nulla per cambiarne la traiettoria, per fermarlo, per far cessare la caduta.
E poi si infrange al suolo e, sempre al rallentatore, mille schegge saettano in tutte le direzioni, compresa quella che porta dritto al mio muscolo cardiaco.
Questa è la scheggia numero 34.



mercoledì 3 dicembre 2014

Tre Dicembre

Buon compleanno, Cuore mio.




(... e in culo alla balena, Santrìc...)

martedì 25 novembre 2014

Tutti i mondi che sono me.

La sensazione di sentirsi in trappola.
In trappola di quei tre. [mi riferisco al Toro]
In trappola di situazioni troppo più grandi di me. [mi riferisco alla Quercia Granata e all'Amica che chiamo Santrìc, scricciolo]
In trappola di me stessa. [mi riferisco a me, proprio a me, solo a me]
A volte neppure la musica mi consola, mi solleva, mi distrae, mi ristora.

A volte.

Tutti i mondi che sono me, e sono tanti, sembrano essere in combutta fra di loro per cercare di farmi piegare 'sta schiena che, imperterrita, rimane dritta.

Due alternative:
- lasciarmi schiacciare, sic et simpliciter, e cadere nell'abisso dell'odio e della rabbia fini a se stessi
- guardare avanti
Scelgo la seconda, quella che mi permette di mettere tutti i mondi che sono me davanti a miei occhi.
Li guardo come sono solita guardare, nel bene e nel male, il passato, li guardo allontanandomi.
No, non è il passato ad allontanarsi: sono io.
È l'unico modo che conosco per rimanere integra... forse incompleta, ma senza dubbio integra.

Forza, dunque, Toro, comunque e sempre.
Forza, Quercia Granata e Santrìc: saranno giorni [oh, cazzo, non trovo l'aggettivo...]. Saranno giorni, in ogni caso. Forza.
Forza, me... tu (io) non ti fai (mi faccio) intrappolare tanto facilmente.

Il mio grido di battaglia sia dunque Immigrant Song e così sia: lucido le armi.


sabato 8 novembre 2014

Untitled

Ciao, Giorgio: non guardare giù, voltati dall'altra parte...

[foto presa da http://purple66.blogspot.it/2012/11/08111976-08112012-ciao-giorgio.html]





... poi... no, non poi... ORA: ora posso ascoltarti in tre modi diversi.





Posso ascoltarti come faccio da qualche decennio.











Posso ascoltarti come Pagey avrebbe voluto che tu fossi ascoltato, ma allora la tecnologia era quella che era.





Posso ascoltarti accompagnata dalla luce e dall'ombra che ti avrebbero fatto diventare quello che sei diventato.







Soprattutto VOGLIO ascoltarti e, come sempre, meravigliarmi.

Confermo quanto detto l'anno scorso e benedico il giorno in cui, quarantatre anni fa, sei stato donato al mondo.



venerdì 7 novembre 2014

"L'ho persa..."

È sbiancata in volto e mi ha detto così, poi è scoppiata a piangere ed era inconsolabile.
Mi si stringeva il cuore nel vederla così: doveva essere una giornata serena e allegra, accidenti...
"Ma, mamma... ha sempre viaggiato con noi... come ho potuto essere così stupida?"
Disperata.
"Dai, proverò a chiedere se la trovano... non piangere, amore: non è successo nulla di irreparabile..."
"Ma era la tua! So che ci tenevi!"
"È vero, ma tengo di più alla tua felicità, piccola... dai, ne prenderemo un'altra..."
"Non sarà la stessa cosa..."
Altre lacrime, altri singhiozzi.
Poi si è placata, si è messa a giocare con il fratello e si è messa a ridere.
"Le è passata," ho pensato.
Sbagliavo.
Dopo un po' mi si è avvicinata ed è di nuovo scoppiata a piangere chiedendomi scusa.
"Ma scusa per che cosa, Giulia? Dai... te l'ho già detto: gli oggetti vanno e vengono... si vede che voleva andare a scoprire un po' di mondo da sola..."
Si è riplacata, poi abbiamo visto la partita, ma nei giorni successivi non ha mancato di chiedermi: "Hai telefonato per sapere se l'hanno ritrovata?"
Cavoli, se ho telefonato... più di una volta... no, non l'hanno ritrovata: spero solo sia finita in buone mani.


Giulia, l'abbiamo mostrata ai cieli d'Irlanda, di Scozia e d'Inghilterra in più occasioni, l'abbiamo tenuta insieme, ma quello che sempre vedo dentro di me sono quelle due mani: la tua e la mia, vicine. E tutti i viaggi che ci aspettano.


È successo nel pomeriggio di Toro-Udinese: Giulia ha dimenticato la bandiera del Toro sul bus.
A nulla sono valse le mie chiamate al GTT... la bandiera si è volatilizzata.
Ce ne siamo fatte una ragione.
Le riflessioni successive le lascio a momenti più lieti (se ce ne saranno): mi deve ancora passare lo schifo delle partite contro l'Atalanta e l'Helsinki.
È successo questo, in pratica... una bimba ha pianto e poi ha ritrovato il sorriso... sempre mi stupisco quando il Toro (l'IDEA del Toro, ça va sans dire, solo l'IDEA) si interseca con le nostre esistenze, sempre accolgo con gioia gli stupori nuovi e cerco di essere felice così.

mercoledì 22 ottobre 2014

Led Zeppelin II

Clicka qui e sostituisci 44 con 45: riconfermo tutto.

Con infinito amore, buon compleanno.

Del Toro parlerò POI.

lunedì 13 ottobre 2014

Io vi metto tutti insieme...

... perché ognuno di voi ha contribuito a farmi diventare chi sono.

Ci sei tu, Nonna Tina, che oggi compi gli anni e che mi colmi ancora di dolcezza e di tanto amore. Oh be', nella foto c'è anche il Nonno Ghistin... e come potrebbe essere diversamente?

Lulù. Lulù persa e poi ritrovata e poi persa per sempre... persa per sempre in questa dimensione. Sì, Lulù, lo so: quando suono Bach vorresti darmi calci nelle ginocchia. Ti voglio bene per sempre e mi manchi immensamente. Grazie per avermi voluto bene così come sono, grazie per avermi voluto bene punto e basta. Hai chiuso gli occhi il 14 ottobre del 2012. Sembra ieri, sembra un millennio fa.

Il 15 ottobre 1967 Gigi vola via. Musica e lacrime.

Il 17 ottobre 2012, alla fine del giorno faticoso in cui davano sepoltura a Lulù, gli Amici... gli Amici mi accompagnavano al cinema a vedere un concerto, un concerto che si chiamava Celebration Day. Ad un certo punto devo avere avuto le allucinazioni perché ho visto anche Bonzo sul palco insieme con Pagey, Percy, Jonesy e Jason. Sì, sì... sicuramente ho avuto le allucinazioni...

E il 20 ottobre... il 20 ottobre, Nonno Ghistin. Con amore, sempre.

Ognuno di voi ha contribuito, ognuno di voi c'è anche se non c'è più: vi sono grata per aver camminato con me.

(Ottobre... che mese faticoso... l'amore, d'altra parte, lo è...)

domenica 5 ottobre 2014

Led Zeppelin III

Il più acustico fra tutti, a dispetto di certe chicche pesantemente elettriche.

È figlio del Galles ed è padre di ciò sarebbe venuto dopo.

Oggi compie quarantaquattro anni e - ma che ve lo dico a fa'? - continua ad essere moderno e godibilissimo.

Immigrant Song mi fece conoscere i LZ, con Since I've Been Loving You provai i primi dolori dell'amore, That's the Way mi fece balenare in testa l'idea che un giorno, forse, anche io avrei saputo suonare la chitarra.

Come sempre la parola è una: GRAZIE.


Tracce

Lato A
Immigrant Song
Friends
Celebration Day
Since I've Been Loving You
Out on the Tiles

Lato B
Gallows Pole
Tangerine
That's the Way
Bron-Y-Aur Stomp
Hats Off to (Roy) Harper

venerdì 3 ottobre 2014

La Luna è la Luna è la Luna

La incontro dopo la partita, in mezzo a quel suono particolare che si sprigiona al di fuori dello stadio dopo una vittoria.
"Sei contenta?" Le chiedo.
"Insomma..." Mi risponde.
Non capisco e non mi adeguo. Rilancio con un: "Eh?"
Non mi risponde 'ciuppa'. Rilancia con un: "In Maratona avete cantato per almeno cinque minuti?"
Trasalisco, ma non mi scompongo.
Oddea, mi prudono un po' le mani, ma faccio finta che si tratti di un'improvvisa eruzione cutanea e non la voglia di mollarle una sberla, una sberla per ridestarla dalla sua tristezza, tristezza da cui - temo - non voglia schiodarsi, neppure quando la possibilità di godere c'è: si tratta solo di volerla afferrare, quella dannata possibilità.
Volerla afferrare.
Volere.
Vabbe'.
Se le do una sberla mi faccio più male io di lei... se lo do una sberla mi faccio male io e faccio male a lei... se le do una sberla... non cambia nulla. Penso e la invito per una birra una sera della prossima settimana: le ribadirò il mio affetto e proverò di nuovo a parlarle del VOLER essere felici e del NON VOLER schiodarsi dalla tristezza.
Ma che cazzo di domanda è: "In Maratona avete cantato per almeno cinque minuti?"
Non me ne capacito... cercherò di capire.
Un tarlo in più nella mia mente bacata non fa la differenza ai fini di...

... dell'immensa gioia che gli vedo negli occhi e sugli zigomi lentigginosi che si alzano come non mai.
Salite le scale, vediamo e guardiamo il campo verde (ed è sempre un verde emozionante) e quel coso rotondo in mezzo al campo.
Allora è vero... penso e, forse, dico sottovoce.
Piccola, sciocca, tenera La Zilvia... lascio che le emozioni fluiscano sempre, inspiro nel calore del presente per sciogliere la tensione del freddo del passato e incamminarmi verso il futuro che ancora non conosco e la cui temperatura è l'ultimo dei miei pensieri.
"Mamma! Guarda!" Indica il centrocampo ed è come se indicasse quello che eravamo per presentarmelo come nuovo.
È felice.
Durante i secondi di smarrimento in cui tutti chiedevano a tutti "Chi lo tira 'sto rigore?", durante il timor panico orrendo di quei secondi, stringe già la mia mano.
È il nostro schema rigorizio: io a destra, lui a sinistra, le mani intrecciate.
"Ciccio, proviamo a cambiare posizione per questa volta?"
"No, stiamo come al solito ma abbracciamoci."
Mi rendo conto per l'ennesima volta di come mi sovrasti fisicamente e mi accomodo nel suo abbraccio.
Sollevo un po' la testa e gli dico: "Questa volta lo segniamo, questa volta facciamo goal, vedrai."
E poi accade e lancio braccia e gola verso il cielo, in quel susseguirsi di secondi orgasmici in cui a nessuno interessa più chi c'è al proprio fianco.
E poi l'abbraccio forte di Davide-Amico.
E poi di nuovo Davide-figlio.
Un po' di voglia di piangere e di ridere insieme.
Un po' di quella roba lì.
Quella roba lì.
Quella roba lì che...

... che un anno e un giorno prima di ieri avevo un magone enorme (v. questo sproloquio), non tanto per come erano andate le cose, ma perché il solito gobbo coglione aveva detto le solite cose che mi rendono più evidenti, se fosse il caso, i motivi per cui io sono del Toro (o sono IL Toro, ma questo è un altro discorso).
Mi ha telefonato, 'sto bel tomo, mi ha telefonato proprio oggi.

"Gran partitone, ieri: complimenti."
"Grazie."
"Dici solo 'grazie'? Non sei contenta?"
"Uh, sì, sono contentissima, figurati... ma voi, piuttosto... perché avete giocato con le maglie color catarro?"
Non riesce a dire nulla: si mette a ridere. A denti stretti.
E poi cerca ancora di dire qualcosa, ma io non ho voglia di stare ad ascoltarlo, io voglio stare con i miei pensieri, io voglio godermi la mia solitudine in mezzo alla folla, io voglio... io voglio godere quando è possibile farlo, non darmi martellate sugli ammennicoli quando mi par di percepire che forse chissà magari potrei provare un po' di gioia.

Così.

Mi basta poco per essere felice, mi basta veramente poco.
E se anche quel poco fosse un'infinitesimale parte di pulviscolo... sarebbe sempre tanto rispetto al niente e al barricarsi dietro all'immobilismo praticato da chi triste VUOLE essere e se ne lamenta pure.

Libero pensiero e libero sentire sempre.
Nessuno è migliore di qualcuno, ma qualcuno è decisamente peggiore per se stesso.
"C'è ancora tempo per cambiare la strada su cui ti trovi" diceva Ricciolidoro Plant e non mi sento di dargli torto; basta volerlo.
Non è facile, ma è semplice. Sem-pli-ce.

Senza volontà non si va da nessuna parte.
Senza volontà di investire danari, non si costruisce una squadra con le palle e le contropalle, per esempio.
Senza volontà di ascoltare gli altri, non si dialoga.
Senza volontà non si va da nessuna parte.

Vabbe'.

Io ieri sera ho goduto come una riccia (noblesse oblige, d'altra parte), ieri sera ho capito ulteriormente quanto sia importante volermi bene... e uno dei modi in cui scelgo di volermi bene è - come detto prima - godere nel momento in cui è possibile farlo, senza SE, senza MA, solo con forza di VOLONTÀ.

La rima non era voluta, ma sia essa benvenuta (sic).

Forza Toro.

-o-o-o-

Oggi, per l'ennesima volta, scelgo di ascoltare The Rain Song: ascoltatela anche voi.
La dedico a chi, ieri sera, ha guardato la Luna.

giovedì 2 ottobre 2014

I ricordi

- Ciccio?
- Sì, mamma?
- Non so se sia il caso di andare allo stadio questa sera... tra te e me non so chi sia più raffreddato.

Mi guarda un po' deluso, ma comprende.

- Va bene, mamma.
- Dai, vediamo come va questa sera...

Va a scuola, io vado in ufficio.
Penso.
Ripenso.
Strapenso.

Gli sto creando dei ricordi.
Si sta creando dei ricordi.
Un giorno, magari, dirà: "Quella volta in cui ero andato allo stadio con mamma a vedere il Toro in Europa League e avevo il raffreddore."
Che ricordo del cazzo, eh?
Ma saranno i suoi ricordi, SUOI.
Lo renderanno felice.

Vengo travolta dagli eventi, come normalmente accade in ufficio, e non ci penso più.

Non ci penso più finché non mi scrive un SMS.

Ho appena visto la pubblicità di Torino-Copenhagen su Italia Uno :)

Sbalordisco: l'algido Davide ha messo un sorriso in fondo al suo SMS.
Non lo fa mai.
Lui ha la capacità, talvolta invidiabile, di ridurre tutto all'osso.
Ha messo un sorriso e sorrido anche io.

Gli rispondo: Siamo belli? :D

Replica: Sì, tanto :)

Che tu possa avere quel sorriso sul serio questa sera, ciccio: lo meriti solo per il fatto di dare retta al cuore e, no, non ti preoccupare: andremo allo stadio, senza se e senza ma.

W il Toro.

giovedì 25 settembre 2014

Bonzo.

John Henry 'Bonzo' Bonham
Nato a Redditch il 31 maggio 1948
Morto a Clewer il 25 settembre 1980

Trentaquattro anni fa mi hai dato la misura della mia mortalità,
prima mi hai regalato quello che mi regalerai per sempre:
good vibes.

GRAZIE.




venerdì 19 settembre 2014

Ridono.

Passiamo il primo tempo a litigare: lui non vuole che io sia troppo critica.
Fondamentalmente lui è un realista e contestualmente ha la tendenza innata a trovare qualcosa di positivo in tutto ciò che vede.
Una sorta di contraddizione in termini, ma anche no.
Passiamo il primo tempo a litigare però ogni tanto ci guardiamo negli occhi e ci sorridiamo.

Arriva l'intervallo e chi è lassù mi racconta un po' di sentimenti e sensazioni.
Spero che ci si veda presto perché me le raccontino con la loro viva voce. Dovrebbe succedere domenica sera.

Squilla il telefono.
"Allora? Come stiamo andando?"
Glielo racconto, la voce gli ritorna normale, la voce appoggia a terra il mantello della sofferenza, mi sembra di riconoscerlo, di riconoscerlo di più (non so bene come spiegare).

Inizia il secondo tempo e non litighiamo più: siamo troppo concentrati sul sottile terrore che ci pervade, siamo troppo concentrati sui nostri pensieri, così distanti eppure così comuni.
Favella per manifestare, ancora una volta, la sua incredulità e mi riempie di quella tenerezza che forse manca a tanti e mi dispiace per loro.

Finisce la partita, ci rimangono i dubbi, li vediamo andare verso la prossima alba a braccetto con le emozioni e possiamo cenare in santa pace.

Altri orizzonti.
Né migliori né peggiori.
Altri.
C'è tanto spazio nell'Universo.
Tanto.

-o-o-o-

Ringrazio mio figlio, gli Amici Davide, Beppe, Chris, mia figlia che si è procurata una distorsione alla caviglia giocando a calcio (ma prima aveva segnato) e, last but not least, mio padre per la partecipazione e dedico loro "Boogie With Stu" ("Physical Graffiti", 1975, ovviamente Led Zeppelin): alla fine del brano ridono.


venerdì 29 agosto 2014

A margine (from Mother to Son no. 6)

- Mamma! Siamo ufficialmente in Europa! Mamma!
- Sì, amore...

Solo pochi minuti prima mi si era addensata una nuvola di rabbia e merda sulla testa, solo pochi minuti prima mi ero seduta SFINITA sul seggiolino fino a quel momento ignorato.

E poi quella roba lì, il mio ragazzo lentigginoso, mi dice la sua gioia.
Lo abbraccio forte e mi sembra di poterlo contenere fra le braccia, come quando era piccolo, ma ora è grande ed è lui che contiene me, mi contiene e mi sorregge, mi sorregge anche se non sa fino in fondo tutto quello mi si agita dentro da un po' di settimane.
Abbracciati usciamo dallo stadio e parla, parla, parla, è incontenibile, è sorpreso, è... è il SUO tempo, il presente è il SUO tempo e nel SUO tempo non conta altro che quello: il presente, nudo e crudo, duro e puro, il presente e basta.

Gli chiedo di tacere, ad un certo punto, perché ho voglia e bisogno di riflettere, ho voglia e bisogno di riflettere sul fatto che papà mi abbia chiamato durante la partita.
Il mio cellulare non funziona mai allo stadio: ieri sera - e solo ed esclusivamente per la chiamata di papà - il fetido aggeggio ha funzionato.

- Ciao, gioia... come sta andando?
- Facciamo cagare, papà, ma stiamo vincendo!
- Meno male...

Io rifletto in silenzio e poi lui decide di essere stato zitto troppo a lungo... e che diritto ho io per fermare il torrente emozionale che sta per travolgermi per appiccicarmi due ali enormi sulla schiena? Nessuno.

- Mamma?
- Sì?
- Me lo hai insegnato tu.

Lo dice con la voce che ride.
Lo ascolto con gli occhi che si inumidiscono.

- Che cosa?
- Questo. Tutto questo. Mi hai insegnato a godere del momento. Mi hai insegnato a vivere ogni partita del Toro come ad un momento a sé stante.
- Urca...
- Sì! Ti ricordi quando non volevo più venire allo stadio? Non mi hai mai costretto a tornarci. Mi hai lasciato scegliere. Me lo hai insegnato tu. Tu mi hai insegnato che si possono fare delle scelte. Mi hai insegnato il Toro.
- Sì, OK, però adesso basta, eh?
- Ma perché?!? Quello che è giusto è giusto... come sono felice...

Perdo nozione del contatto fra piedi e terreno, dei pensieri brutti, degli ultimi minuti terrificanti di una partita sofferta.
Gli metto una mano sulle spalle, come a proteggerlo da.... boh, non so da che cosa, forse dalla mia bassa autostima... e proseguiamo la strada che dallo stadio porta a casa.

Quando si riesce a trasmettere un'idea senza coercizione, la vita assume un senso.

La Buona Sorte ha voluto che egli, mio figlio, ricevesse la comprensione dell'IDEA da me: sono fortunata.

[NdR Sono fortunata anche perché il di me figlio ha autorizzato la pubblicazione di questa cosa tanto intima, comprendendo quanto fosse giusto condividerla...]


'Kashmir' è il brano con cui (anche) Davide
è entrato nel mondo dei Led Zeppelin:
gliela dedico con l'Amore che lui sa.



mercoledì 27 agosto 2014

La partita

È lunedì.
È lunedì e devo tornare al lavoro dopo due settimane di... ferie?
È lunedì e devo tornare al lavoro e mentre sono in metropolitana Papà è in sala operatoria.
Le ore passano.

- Ma', ci sono novità?
- Nessuna.

È lunedì e le ore passano beffarde.
È lunedì e la mia immaginifica mente VEDE Papà su un tavolo freddo, tante persone che si affaccendano sopra e dentro di lui, alla ricerca del Mostro che gli è cresciuto dentro, ecco: l'hanno individuato, lo prendono di mira, lo circoscrivono, lo recidono, lo buttano via.
È lunedì e il Mostro muore affinché il mio Papà viva.

- Pronto?
- L'intervento è finito: lo stanno svegliando.

Sul volto mi si spalanca un sorriso che va da qui agli anelli di Saturno.
Telefonate di rito alle persone più vicine.
E poi le lacrime.
No, non sto piangendo: sto lacrimando.
Sto lacrimando e non riesco a fermarmi.
Maledetto/benedetto autocontrollo.
Il cellulare suona ancora: è Mamma.

- L'hanno portato in camera, è sveglio e dice già le parolacce.

Si muore e si rinasce migliaia di volte all'interno di una vita.
Io rinasco lunedì quando mio Papà dice le parolacce dopo un intervento durato sei ore.

E poi è martedì.

- Arrivo tra un'ora, ma'.
- Come vuoi... sta benone, per cui se preferisci riposarti a casa...
- No. Io voglio venire lì per stare con Papà.

È martedì e sono in ospedale con il mio Papà.
È martedì e sono felice di essere in un reparto oncologico.
La felicità sgorga un po' dove ha voglia di sgorgare, in definitiva.
È martedì e mi racconta.

Mi racconta del degente gobbo che è stato dimesso da due giorni e quando se ne è andato sono state lacrime perché lì, in un reparto oncologico, è più facile volersi bene: le sovrastrutture vengono a mancare e c'è spazio per i sentimenti.
I sentimenti base.
I sentimenti tipo vogliobene/nonvogliobene.
E con il Gobbo ci si è voluti bene.
Il Gobbo se ne va e son lacrime ed auguri e un possibile futuro.
In un reparto oncologico si ha quasi paura di pensare al futuro, ma lo si pensa: magari l'Universo si mette in ascolto, dai...

Mi racconta della Bandiera, della Bandiera che ha danzato per la camera.
- In che senso, Papà?
Gli faccio questa domanda e mi viene un po' da lacrimare, ma mi trattengo.
Gli avevo portato la Bandiera del Toro durante il ricovero di giugno: a quanto pare se l'è portata dietro in tutti i ricoveri degli ultimi due mesi.
Grazie, Papà, grazie per avermi insegnato il Toro, grazie per essere graniticamente granatico sempre, anche quando si fa buio.
- Eh, gioia... anche il chirurgo che mi ha operato è dei nostri e questa mattina ha fatto danzare la Bandiera per la camera!
Non approfondisco, mi beo solo della bella e PURA emozione che ricevo da qualcosa che non ho visto ma riesco a sentire fino nel midollo.

Mi racconta un po' di cose e poi si mette le cuffiette nelle orecchie: "Adesso ascolto un po' di musica."
"Che cosa ascolti, Pa'?"
"Chet Baker."

Si esclude dal mondo, così come faccio tanto frequentemente io, e rimango a guardarlo mentre con la mano destra marca dolcemente il ritmo di quella musica.

Lo guardo e lo amo come sempre.
Non lo amo di più: lo amo come sempre.
Lo amo costantemente.
E amo anche quel che di me vedo in lui.
E provo gratitudine mista a non lo so, ma so che sono felice.

La strada è ancora lunga ma:
- il Mostro non è più dentro di lui
- lui è un guerriero
- io sono sua figlia
- combatteremo insieme

Come dice la Stefi: "C'è qualcosa in tuo padre che mi muove nel profondo, una radice, un senso familiare di appartenenza da sempre, un legame d'affetto inossidabile. Eterno. Quando penso a lui mi sento a casa. E lo sento roba mia."

È proprio così.

C'è una marea di belle anime che sta facendo il tifo per te, Papà... no, non promettermi niente, non promettermi nulla che non sai di poter mantenere... ma renditi conto di quanto sei bello e di quanto la tua bellezza abbia unito decine di persone a tenermi per mano (GRATITUDINE ETERNA) e a pensarti, a pensarti qui, fra noi e con noi.

Pensiamo alla prossima partita, Papà... no, non quella contro l'RNK... cioé, sì: anche a quella... sì, Papà, vado con Davide, figurati se ne perdiamo una... no, la prossima partita, Papà.

Faremo di tutto per vincerla.
Di tutto.
Con Amore,
la tua Principessa

-o-o-o-

Almost Blue - Chet Baker

venerdì 15 agosto 2014

Avevo pensato

Questa è la mia copia originale di 'In Through The Out Door': la maneg-
gio sempre con cautela perché così si fa quando si tratta di amore.
Le copertine sono rimaste immutate, io no e va bene così.
E il Toro che cosa ci azzecca? Ah, non lo so: chiedetelo a 'sto vinile
che mi accompagna da decenni... una volta l'ho portato allo stadio con
me: qualcosa avrà imparato (i vinili hanno una gran bella anima).
Io non mi ricordo dell'atto fisico dell'acquistare "In Through The Out Door" ma ricordo BENE il primo ascolto.
Ricordo anche di averlo pagato con le monetine che avevo messo insieme a fatica.
Mi ero seduta davanti al piatto: mi piaceva guardarlo girare.
Avevo le cuffie (giganti! Pesanti!) in testa.
Soprattutto era il primo album dei Led Zeppelin che acquistavo in regime di contemporaneità storica: gli altri erano stati acquistati al di fuori dalla loro timeline per ovvi motivi di età (mia).
Iniziava con l'intro inquietantissima di "In The Evening".
"Eccoli, eccoli!" Avevo pensato con i brividi che potevo avere a 14 anni.
E poi "South Bound Saurez".
"Che roba è?" Avevo pensato un po' delusa.
E poi "Fool In The Rain".
"Ma senti come si divertono..." Avevo pensato, sempre con un retrogusto amaro.
E poi "Hot Dog".
"Ma che cazzo è 'sta roba?" Avevo pensato, quasi con le lacrime agli occhi.
Dov'erano i miei Zep? Dov'erano finiti? Sì, lo sapevo, sapevo dell'incidente di Percy e della morte di suo figlio Karac, anche le riviste musicali italiane ne avevano parlato... ma Pagey... dove cazzo era?
Avevo voltato il vinile per ascoltare il secondo lato con un po' di timore.
"Carouselambra"
"C'è qualcosa che non va... non è un titolo da LZ... però... però... si fa ascoltare..." Avevo pensato, forse per cercare di convincermi.
E poi "All My Love".
"Questa fa male, sembra che Percy urli di dolore, qui l'amore è... buio." Avevo pensato rabbrividendo un po' d'orrore per quell'assolo alle tastiere: che roba melensa. Meno male che poi entrava l'acustica di Pagey...
e infine "I'm Gonna Crawl".
"Oh, cazzo, era ora..." Avevo pensato facendomi entrare quel blues sofferto nelle vene.

Che amaro in bocca, però.
C'era chiaramente qualcosa che non andava.
Il qualcosa che non andava si sarebbe palesato non tanto l'anno dopo con la morte di Bonzo, ma piuttosto con le notizie che arrivavano - soprattutto grazie alla stampa straniera - relativamente alla dipendenza da eroina di Pagey.
Se allora ci fosse stata Internet sarebbe stato più facile capire fin da subito.
Forse è stato meglio così.
Forse è stato meglio essere stata delusa (ma nemmeno troppo, sai?) da un album tanto desiderato e di cui la cosa migliore sembrava essere il titolo ("In Through The Out Door" suona tanto bene fra le labbra).

Adesso che sono grande ho imparato a cogliere certe sfumature di "In Through The Out Door" e l'ho fatto MIO.
Mio al punto tale da scegliere - coscientemente! - di ascoltare, di quando in quando, perfino "Hot Dog" e di ritrovarmi stampato in faccia un sorriso grande come una casa.
Per la tenerezza.
Per quello che erano.
Per quella che ero.
Per quello che sono diventati.
Per quella che sarò.

-o-o-o-

Avevo già blaterato questa parole da qualche altra parte, ma che cosa importa... buon compleanno numero 35, albumstranodeiLedZeppelin: non sarai mai quello che mi piace di più e non sarai mai quello che mi piace di meno (a dire il vero non esiste un album dei Led Zeppelin che mi piaccia meno degli altri: ho un favorito e tutti gli altri sono vita).

Buon Ferragosto soprattutto a chi è in un letto d'ospedale e anche a chi, nonostante tutto, è felice.

giovedì 7 agosto 2014

From Mother to Son no. 5 e l'Europa

Marito - A che ora andrete allo stadio?

La Silvia - Boh... pensavo di essere lì per le 19...

Davide - Che cosaaaaaaa???

La Silvia - Che cosaaaaaaa cosa, ciccio?

Davide - Io pensavo che saremmo stati là per le 18...

La Silvia - Perché, di grazia?

Davide - Perché durante il campionato arriviamo allo stadio circa tre ore prima della partita. Se arriviamo alle 18 io mangio subito il panino di Stringi e sono felice, poi parlo con un po' di gente e sono felice, poi mi guardo intorno e sono felice...

La Silvia - Va bene, va bene, va bene! Lasciami fare una telefonata, ciccio.

-o-o-o-

La Stefi - Oi.

La Silvia - Il giovane vuole essere allo stadio per le 18, riesci ad arrivare prima?

La Stefi - Assolutamente sì.

La Silvia - Sono agitata.

La Stefi - Anche io.

La Silvia - Davide è felice.

La Stefi - Anche io.

La Silvia - Ti voglio bene.

La Stefi - Anche io.

La Silvia - Vaffanculo.

La Stefi - Anche tu.

-o-o-o-

Sì, mio figlio è felice: posso chiedere di più? No.

Forza Vecchio Cuore Granata.

giovedì 31 luglio 2014

Buona vita!

Non esiste NULLA che mi emozioni tanto come la nascita.
Può trattarsi della nascita di una persona, di un disco, di un libro, di una melodia, di un'avventura... basta che sia una nascita.
Mai perdere la fiducia nel flusso della vita, MAI.

Oggi è nato questo: http://rotta.me/

Che abbia lunga e buona vita!

E ora guardo il secondo tempo di Bromma-Toro.

SFT

venerdì 25 luglio 2014

From Mother to Son no. 4 e la Quercia Granata

Tu, sì: proprio tu.
Tu che non finisci mai di stupirmi.
Tu l'altro giorno mi hai comunicato per l'ennesima volta la tua eccitazione per l'Europa League.
Tu mi hai detto una roba del tipo: "Be', tu hai visto cose più entusiasmanti di me, però sarà bello lo stesso!"
Io stavo partendo con il mio racconto di Toro-Real Madrid (per me rimane LA partita UEFA del cuore per tutta una serie di ragioni che, quando sarai grande, ti spiegherò in dettaglio) e mi sono fermata.
Ti ho guardato, sorridevi, eri bello di quel bello che si vede anche a occhi chiusi e... e mi hai detto: "Mamma, mi fai tenerezza: sembri una bimba!"
In quel momento ho capito che il tuo Toro-Brommapojkarna sarà più importante del mio Toro-Real Madrid.
Che tu sia sempre figlio dei tuoi tempi e non solo figlio mio: questo è l'augurio che ti faccio.
Finché sarai in grado di trovare la felicità - non importa se sia la felicità per le piccole o per la grandi cose: gli aggettivi mi sono sempre stati e sempre mi staranno stretti - avrai tante possibilità di futuro.

A proposito di trovare la felicità... chi l'avrebbe mai detto che quest'anno il 7 agosto saremmo stati qui e non in Albione, eh?
Ci sono momenti in cui i viaggi si possono fare solo con la testa e inoltre quell'isola lassù non scappa e non sprofonda: rimane ad aspettarci.
Quest'anno non macineremo ore di autostrada, non vedremo sorgere o tramontare il sole lassù a Nord, no: quest'anno stiamo qui a prenderci cura di quella Quercia Granata che mi ha insegnato il Toro.

Lui, la mia Quercia Granata, è su una giostra da cui potrebbe cadere, ma gli stiamo facendo cordone intorno, stiamo tendendo una rete in cui speriamo possa cadere per rialzarsi per dire solo: "Scusatemi se vi ho fatto spaventare, scusatemi se ho avuto paura, scusatemi se non voglio più pensarci, ma guardare solo avanti."

C'è stato un giorno, un giorno malvagio, in cui mi è capitato di dire: "Mamma, il Toro è in Europa!" e di sentirmi rispondere: "Silvia, papà ha un tumore."
E poi c'è stato un giorno ancora più malvagio in cui ci è stato detto altro.

Esistono degli "altro" che cambiano tutto.
Cambiano le prospettive, cambiano lo scorrere del tempo, cambiano i parametri con cui si è misurato il mondo fino a quel momento.
Eppure c'è qualcosa di importante anche nei momenti di disperazione e di terrore - quelli che vive la mia Quercia Granata, quelli che vivo anche io - c'è l'indomabile tendenza a cercare il lato positivo in qualsiasi situazione.
Sarà follia, sarà cinismo, sarà... è proprio necessario scegliere un nome? Credo di no.

Bene, Davide, quest'anno staremo qui, vicini alla Quercia Granata e ai suoi prossimi difficili passi, e andremo a vedere insieme la tua prima partita del Toro in una competizione internazionale.
'Internazionale' è una parola grande.
Un po' come trono, castello, brughiera, amore, Toro.

Quando senti qualcosa di grande, Davide, guardalo con attenzione, trattieni in te - per sempre - l'emozione della grandezza e fanne buon uso quando ti capiterà di sentirti piccolo.
Io lo sto facendo in questi giorni, lo sto facendo da quando ho saputo che la mia Quercia Granata è in pericolo.
Continuo a sentirmi piccola di fronte a una cosa tanto più grande di me, ma riesco a camminare con la schiena dritta e la testa alta.
Sono tanto fortunata... ho accumulato tante visioni di grandezza in questi anni e mi accompagnano e mi sorreggono: quando sei nato tu, quando è nata tua sorella, quando gli Amici sono stati tali, quando... oh be', non ho voglia di fare l'elenco adesso... no, adesso ho voglia di suonare la chitarra.

E allora facciamo musica, Quercia Granata, facciamo musica come quando andavamo a suonare l'organo e poi finivamo per litigare perché quell'accordo in settima diminuita non riuscivo proprio ad impararlo, facciamo musica come quando ti ho portato la bandiera del Toro di nascosto durante uno degli innumerevoli ricoveri e quando l'hai vista hai fatto una faccia che mi ha fatto capire quale fosse la tua faccia quando eri un bambino, facciamo musica come le volte in cui ti farò ancora delle domande strane e tu, con l'impazienza che mi hai trasmesso cromosomicamente, mi darai delle risposte.

Che la Natura sia gentile con te, mia Quercia Granata, così come tu sei sempre stato gentile con Lei.

Questa è la mia preghiera.

(... però cazzo, papà... non era il caso di montare su tutto 'sto baraccone solo per far vedere il Toro in Europa a Davide... non era proprio il caso... mi raccomando, papà: testa bassa e caricare, testa bassa e caricare... per favore...)

Have fun, always.



sabato 28 giugno 2014

Uno Nove Otto Zero

Uno Nove Otto Zero.
Detto così, il 1980 sembra meno minaccioso, meno cupo, meno pesante, meno... a chi la voglio raccontare? Il 1980 fu e sarà sempre e per sempre l'Anno dei Morti, l'Anno della Consapevolezza, l'Anno della Disillusione, l'Anno del Basta.
Basta, basta, basta!
Febbraio porta via Bon Scott: oh, cavoli... allora è vero... allora le rockstar muoiono... e in quel tempo asincrono, in cui le notizie arrivavano con il ritardo di un telegramma smarrito per le colline, i fiumi, le strade interrotte, la morte di Bon Scott era stata scagliata nelle nostre coscienze da Ciao 2001.
Marzo porta via Ermino Macario e le mie sabaude vocali larghe si arricchiscono di un tono lugubre e il sorriso di spegne un po'.
Aprile porta via Gianni Rodari e le sue filastrocche, ma non finisce lì: Alfred Hitchcock lo segue e viene la paura di non poter più avere paura.
Maggio porta via Ian Curtis e il concetto che un ragazzo così giovane e geniale afferri le cesoie dalle mani di Atropo è difficile da elaborare.
Luglio porta via Peter Sellers, settembre John Bonham (fa male, fa male ancora oggi, fa male per tutto il tempo), novembre Steve McQueen, dicembre John Lennon (è l'Apocalisse).
Muore John Lennon e penso che il 1980 sta per finire e che non possono esserci anni peggiori.
Ci saranno altri anni peggiori.
Ci saranno altri anni migliori.
Ci saranno altri anni.
Altri anni.
Ognuno ricco a modo suo, nonostante le eventuali perdite.
C'è una parte - grande - di me che rimane ancorata in modo quasi paralizzante a quel ritmo ossessivo di croci piantate sul corpo di Madre Terra.
Non passa giorno in cui io non pensi a quell'anno, non passa giorno in cui io non provi tenerezza per come ero allora.
Negli anni successivi mi è accaduto, come a chiunque altro, di affrontare perdite grandi, perdite private, perdite che non vengono ricordate in pompa magna se non nel mio ricordo.
E faccio di tutto, davvero di tutto, per mantenere integri tutti quei ricordi, in ogni loro sfaccettatura, perché se solo ne perderò una minima parte allora avrà vinto la Morte e, anche se sono nata pronta, pronta non sono per deporre le armi nella mia terrena guerra contro di essa.

Il 1980 fu un anno cupo, cupo come solo la consapevolezza sa essere, la consapevolezza che è tuttavia un eccitante carburante, una luce - se non LA luce - nel buio.

Un raggio di luce a se stante fu il concerto di Bob Marley al Comunale di Torino.
Era un sabato, faceva caldo, avrei compiuto quindici anni due settimane dopo.
Ero già innamorata della Musica, ero già innamorata del Toro, essere su quel campo per far parte di un evento così grande, mi fece sentire forte, perfino invincibile.
Invincibile non sono, ma una stilla di quella sensazione/consapevolezza di forza mi è rimasta nell'anima e, così come faccio con i ricordi, la proteggo e la mantengo integra per fare sì che, anche attraversando le tempeste più complesse, io possa vacillare e poi raddrizzare la schiena, alzare il capo, strizzare un po' gli occhi e vedere l'orizzonte laggiù, laggiù, forse lontano, ma sempre e inevitabilmente orizzonte.

-o-o-o-

Questo blog riapre, a dispetto di chi teme la naturale evoluzione degli eventi e delle persone.
Ci furono scimmie che, vedendo i propri pollici farsi opponibili, si spaventarono e decisero di non evolvere, decisero di consigliare usi alternativi dei pollici.
Ci sono umani che dei loro pollici fanno usi benefici pizzicando le corde di una chitarra e altri che dei loro pollici fanno usi malefici nascondendosi dietro ad uno schermo e premendo alla rinfusa i glifi di una tastiera.
Nessuno è migliore, nessuno è vincitore, ognuno dovrebbe vivere la sua vita partendo da ciò che vede quando passa davanti ad una superficie riflettente.
E se così non è... poverini.

-o-o-o-

Dedico Misty Mountain Hop a mio papà e alla sua battaglia, con tutte le speranze e le preghiere che il mio cuore di figlia non riesce ad esprimere a parole.


"So I'm packing my bags for the Misty Mountains
where the spirits go now
over the hills where the spirits fly"

venerdì 6 giugno 2014

FINALMENTE.

Un giorno d'inverno, allo stadio.

"Stefano, Jimmy Page ha confermato sul suo sito che quest'anno verranno pubblicati 'sti stramaledetti remasters dei Led Zeppelin!"

Stefano sorride e mi stringe forte le mani.
Noi parliamo di musica.
Noi allo stadio parliamo di musica e poi anche di altro, generalmente di schegge di anima che poi, durante la partita, mettiamo da parte.
La volta dopo raccogliamo le schegge e ne creiamo altre e così via.


Qualche tempo dopo, sempre allo stadio, primi giorni di primavera.

"Stefano! Li ho ordinati! Li ho ordinati su Amazon! Mi arriveranno tra il 5 e il 10 giugno! I remasters!"
Stefano sorride e dice: "Ora iniziano i mesi più lunghi della tua vita... forza!"
"Cazzo, sì: non mi passa più!"


Domenica 27 aprile 2014. Dove? Allo stadio: sempre lì sto.

Toro-Udinese 2-0
Stefano non c'è.
"Gliela voglio raccontare, voglio raccontargli questa partita."


Lunedì 28 aprile 2014, il giorno dopo.

Ci scriviamo.
- C'eri ieri? :-)
- Certo, caro :-)
- Bene, allora era come se ci fossi io. A me basta che quelli come me abbiano riso. Mi basta quello.


Domenica 1° giugno 2014

Ci scriviamo.
- Stefano, io sto rasentando la pazzia. Penso a quei vinili e piango. Mi sento ESATTAMENTE come negli ultimi giorni delle gravidanze (sapendo che, per questa volta, non ci sarà alcun dolore :-D). Sto malissimo/benissimo: che figata!
- È domani, Silvia???
Aspetto un giorno per dirglielo e poi glielo scrivo.
- Adesso posso dirlo: è domani!!!
Inaspettatamente però il domani anticipa di un giorno e nelle email trovo tre missive di Amazon:

Ascolta o scarica subito il vinile che hai appena prenotato

Amazon mi ha scritto durante la notte, Amazon mi ha scritto che ci siamo quasi, Amazon mi sta offrendo la mia scala per il Paradiso (sic) e io - grrrrrr - sono in ufficio e dopo l'ufficio andrò ad un saggio di Giulia e arriverò a casa all'ora del Diavolo e... oddea, ci siamo.

Arriva la sera, finalmente arriva.
Chiedo ai ragazzi di lasciarmi nella mia caverna, scarico i files, collego la cuffia, mi incorono e... e vado ALTROVE.

Oppi mi scrive: "TU stasera sei la persona più felice della terra. E io ecco : )"
Gli rispondo: "Ho talmente tante cose dentro alla testa, al cuore, alla pancia, che non riesco a dirle. Io sapevo una sola cosa. Io sapevo che sarebbe stato proprio così. Ma non sapevo che sarebbe stato così. Non riesco a spiegarlo in nessun altra maniera."
Mi risponde: "E io, per la prima volta stasera, credo di aver capito benissimo  : )"

"Devo dirlo a Stefano, devo dirlo a Stefano..." penso, ma decido di condividere il tutto con lui quando riceverò i vinili.


Mercoledì 4 giugno 2014

Amazon mi scrive di nuovo:

Ti informiamo che il tuo ordine è stato spedito ed è in transito.
La data di consegna prevista è lunedì 09 giugno 2014

Dai, LaSilvia, manca davvero poco...


Giovedì 5 giugno 2014

Mattina impetuosa al lavoro, sono esausta.
Esco per la pausa pranzo, la centralinista mi blocca.
"Posso rendere più felice la tua giornata?" Mi dice e per un attimo mi chiedo perché mi faccia una domanda così fuori contesto.
Poi realizzo.
"Sono arrivati?" Le chiedo quasi sottovoce.
"Sì..." mi dice sorridendo.
"Fammi vedere la scatola. Voglio solo vedere la scatola. Li prendo dopo." Dico, sempre con un filo di voce.
Me la mostra, mi tremano le ginocchia.
"Oddeaddeaddea. Dopo. Dopo. Ho bisogno di uscire. Oddeaddeaddea!"

Scendo le scale e avverto Paolo: "Sono arrivati. I vinili. Sono arrivati. Piangissimo."
Mi risponde: "Keep calm e mettili nel trolley :D"
Replico: "Non ho il trolley. Ho le mie braccia. Ecco. :''''-)"
Aggiunge: "Allora stringi forte ma con giudizio :)"

Adesso è il momento di dirlo a Stefano: lui è stato al mio fianco durante questa 'gestazione'.

- Mi sono arrivati i vinili. Non ho il coraggio di aprire la scatola. Dea, che emozione, che tanta vita!
- Hai tre possibilità: 1) apri con la lentezza del pokerista, 2) strappi la scatola con furore animalesco, 3) non la apri, lasci ritardare il momento fino a che non godrai più nella sofferenza dell'attesa. Io sono da poker.
- 4) Mi lascerò guidare da quello che i LZ sono per me da quasi 40 anni: un po' Whole Lotta Love e un po' The Rain Song. Ti dirò. Grazie per assistere alla mia ennesima nascita.
- Qualcosa mi dice che sarà una giornata intensa. A dopo e vedi di pettinare il lato oscuro che fa sempre bene. Buon viaggio!

E ora, Stefano, ti racconto il viaggio, ti racconto il viaggio anche se è ancora in corso.

Li ho tenuti stretti al petto dall'ufficio alla scuola di Giulia e fino a casa e poi li ho adagiati sul letto.
Li ho presi in mano uno per volta, li ho guardati, li ho annusati, li ho baciati.
Tatto, vista, olfatto, gusto.
Li ho fotografati così come erano, avvolti dal cellophane.
Li ho denudati del cellophane e di nuovo tattovistaolfattogusto.
Li ho fotografati di nuovo, prima chiusi e poi aperti.
È stato un processo luuuuuuungo e silenzioso.
Silenzio, sì.
Qualche sospiro qua e là.
Silenzio.
Udito? Non pervenuto.
Il giorno dopo (oggi) ho osato: era il momento dell'udito.
Ho messo sul piatto 180 grammi di vinile, ho compiuto per l'ennesima volta il gesto solenne (solenne!) di mettere la puntina sul solco e mi sono lasciata attraversare dalla mia vita.
Dopo pochi secondi ho alzato la puntina, ho ripreso in mano quei 180 grammi neri e li ho riposti nella custodia.
Sai una cosa, Stefano? Ho scoperto di essere pokerista anche io.
Il viaggio continua e te lo racconterò, passo per passo, anche se già lo conosci e tanto meglio di me: GRAZIE ancora una volta.













Come? Sono "solo" dei vinili? Sì, sono "solo" dei vinili.

TANTA VITA, TANTA.