venerdì 29 agosto 2014

A margine (from Mother to Son no. 6)

- Mamma! Siamo ufficialmente in Europa! Mamma!
- Sì, amore...

Solo pochi minuti prima mi si era addensata una nuvola di rabbia e merda sulla testa, solo pochi minuti prima mi ero seduta SFINITA sul seggiolino fino a quel momento ignorato.

E poi quella roba lì, il mio ragazzo lentigginoso, mi dice la sua gioia.
Lo abbraccio forte e mi sembra di poterlo contenere fra le braccia, come quando era piccolo, ma ora è grande ed è lui che contiene me, mi contiene e mi sorregge, mi sorregge anche se non sa fino in fondo tutto quello mi si agita dentro da un po' di settimane.
Abbracciati usciamo dallo stadio e parla, parla, parla, è incontenibile, è sorpreso, è... è il SUO tempo, il presente è il SUO tempo e nel SUO tempo non conta altro che quello: il presente, nudo e crudo, duro e puro, il presente e basta.

Gli chiedo di tacere, ad un certo punto, perché ho voglia e bisogno di riflettere, ho voglia e bisogno di riflettere sul fatto che papà mi abbia chiamato durante la partita.
Il mio cellulare non funziona mai allo stadio: ieri sera - e solo ed esclusivamente per la chiamata di papà - il fetido aggeggio ha funzionato.

- Ciao, gioia... come sta andando?
- Facciamo cagare, papà, ma stiamo vincendo!
- Meno male...

Io rifletto in silenzio e poi lui decide di essere stato zitto troppo a lungo... e che diritto ho io per fermare il torrente emozionale che sta per travolgermi per appiccicarmi due ali enormi sulla schiena? Nessuno.

- Mamma?
- Sì?
- Me lo hai insegnato tu.

Lo dice con la voce che ride.
Lo ascolto con gli occhi che si inumidiscono.

- Che cosa?
- Questo. Tutto questo. Mi hai insegnato a godere del momento. Mi hai insegnato a vivere ogni partita del Toro come ad un momento a sé stante.
- Urca...
- Sì! Ti ricordi quando non volevo più venire allo stadio? Non mi hai mai costretto a tornarci. Mi hai lasciato scegliere. Me lo hai insegnato tu. Tu mi hai insegnato che si possono fare delle scelte. Mi hai insegnato il Toro.
- Sì, OK, però adesso basta, eh?
- Ma perché?!? Quello che è giusto è giusto... come sono felice...

Perdo nozione del contatto fra piedi e terreno, dei pensieri brutti, degli ultimi minuti terrificanti di una partita sofferta.
Gli metto una mano sulle spalle, come a proteggerlo da.... boh, non so da che cosa, forse dalla mia bassa autostima... e proseguiamo la strada che dallo stadio porta a casa.

Quando si riesce a trasmettere un'idea senza coercizione, la vita assume un senso.

La Buona Sorte ha voluto che egli, mio figlio, ricevesse la comprensione dell'IDEA da me: sono fortunata.

[NdR Sono fortunata anche perché il di me figlio ha autorizzato la pubblicazione di questa cosa tanto intima, comprendendo quanto fosse giusto condividerla...]


'Kashmir' è il brano con cui (anche) Davide
è entrato nel mondo dei Led Zeppelin:
gliela dedico con l'Amore che lui sa.