mercoledì 10 agosto 2016

venerdì 29 luglio 2016

Il primo

Il primo tuo compleanno senza di te ha un sapore più dolce di quello che entrambi sapevamo essere il tuo ultimo compleanno in questa dimensione (e tutte le volte in cui parlavamo sembrava quasi che ci rubassimo il fiato a vicenda).

Sai, Papà, l'altro ieri siamo andati a Lisbona, abbiamo vinto contro il Benfica e siamo tornati a casa.

Avrei voluto dirtelo e, in un modo o nell'altro, te l'ho detto prima di andare a dormire. Hai presente quando spengo la luce, metto la testa sul cuscino, scaglio un bacio verso il cielo e ti racconto le cose? Ecco.

Avrei voluto anche dirti che, finita la partita, ho avuto l'impressione che i Ragazzi di Superga si alzassero in piedi e si sgranchissero le gambe, che uscissero per un momento dalla loro Storia, che è diventata la Nostra Storia, e dicessero tutti in coro: "Si! Può! Fare!" (cit.)

Avrei voluto dirti che durante la partita ho litigato tre volte con Davide e che in alcuni momenti mi ricorda te.

Avrei voluto dirti che Giulia si è completamente disinteressata alla questione e che, tuttavia, ieri mi ha chiesto del Toro.

Avrei voluto dirti che essere del Toro è proprio bello.

Tu avresti detto: "Oh, già!"

E dal momento che ti ho detto comunque tutte queste cose e che tu mi hai risposto a modo tuo (*)... be', Papà: buon compleanno e grazie per avermi dato l'opportunità di esistere.

Ti voglio bene per sempre.

Tua,

Tota

* * * * * * * * * * *

(*) Ieri entrando in ufficio, schifata da tante piccinerie di cui ero appena stata testimone, ho sentito - inconfondibile - il tuo profumo ed è stata Vita.

domenica 24 luglio 2016

Robert: le foto

Ma sì, dai... tanto me ne hanno già fregata qualcuna omettendo - surprise, surprise! - qualsiasi dettaglio riguardantemi.

La mia Felicità rimane intatta.

Così come la mia Fortuna.

Buona visione.



























"Ooooh, so good!" (cit. The Ocean)

* * * * * * * * * * *

Il 24 luglio di trentanove anni fa i Led Zeppelin si esibirono all'Alameda County Coliseum di Oakland; la data successiva sarebbe stata il 30 luglio a New Orleans, ma il tour venne interrotto a causa dell'improvvisa morte di Karac Plant, il figlio più piccolo di Robert.

I Led Zeppelin sarebbero tornati a suonare di nuovo insieme il 23 luglio 1979, due anni dopo.

Scrivo mentre ascolto in cuffia il concerto di Oakland: erano in grande forma. Davvero.

Mi vien da dire che non bisogna mai dare per scontata la Vita.

Mai.

Io non dimenticherò tanto facilmente il concerto di Percy... e perché mai dovrei? Mi ha fatto fare pace con una quintalata di fantasmi: ooooh, so good...




giovedì 21 luglio 2016

Robert.

Suppergiù metà marzo

- Ciao, Baby, ti disturbo?
- Ciao, Babe, no, figurati...

Una delle tante telefonate in pausa pranzo. Mi racconta dei prossimi concerti a cui assisterà.

- ...e poi a luglio vado a vedere Robert Plant ad Assago.
- Dai! Voglio venire anche io. Posso venire anche io? Posso? Eh? Mi porti?
- Sì, dai... prendo il biglietto anche per te, allora.
- Madoi!!! Grazie! Graziegraziegrazie!


Nelle settimane a seguire

Prenotiamo l'hotel in cui dormire dopo il concerto, iniziamo a dare un'occhiata ai treni, ci vediamo per la consegna del biglietto e dal momento in cui il cartoncino giallo entra in mio possesso divento ancora più compulsivo-ossessiva del solito: controllo che sia al suo posto un'undicina di volte al giorno.
Ogni tanto me ne dimentico, ma aprendo il portafoglio un angolino giallo occhieggia e mi fa da memento.

Speriamo che non succeda nulla di strano nel frattempo, speriamo che vada tutto bene, speriamo che il 20 luglio arrivi presto, speriamo di poterlo raccontare, speriamo un sacco di cose.

Cose che racchiudono quarant'anni di amore e odio per Robert Anthony Plant aka Percy.

Odio infinito per le stronzate che di quando in quando scaraventa nel mondo tramite interviste, amore infinito per le emozioni che mi regala ogni stramaledetta fottuta volta in cui lo ascolto cantare.

Il pacco? I riccioli? Sovrastrutture.

La sua voce, quella cazzo di VOCE.

Forse il Blues è stato inventato (anche) perché quella voce potesse venire al mondo.


Una sera al pub, credo intorno alla fine di maggio

Paolo (Baby), Sara e io (Babe).

- Hey, Baby, inizia a mancare poco al concerto di Percy!
- Babe, poco? Due mesi!
- No, scusate... che cosa avete detto?

Questa è la domanda di Sara.

- Vieni anche tu?

Questa è la mia risposta.

Il giorno dopo Sara compra il biglietto, il giorno dopo saremo in tre a proiettarci verso un concerto che è solo un concerto ma non è solo un concerto.
Anche Sara prenota l'hotel: non ci rimane che aspettare.


Un'altra sera al pub, poco dopo la metà di giugno

Baby e Babe vanno al pub e decidono di iniziare a guardare gli orari dei treni.

Decidiamo quali treni prendere e, ovviamente, la app di Trenitalia si impalla in continuazione.

Salgono santi e cherubini dalle ugole ai cieli e, dopo innumerevoli tentativi, anche i biglietti del treno sono in saccoccia.

C'è solo da aspettare.

Il senso dell'attesa è come una sorta di settimo senso: ottenebra o esalta a seconda dei casi; nel nostro caso si trattava di pura esaltazione.


Il giorno prima

- Domani è domani.

Continuavo a ripeterlo ad ogni istante a voce alta con chiunque mi capitasse a tiro.

È importante sapere di avere un domani, è tanto importante... ora più che mai per motivi miei personali che non sto a raccontare perché strettamente interlacciati con un'attesa ottenebrante...

Ci sono momenti in cui è necessario essere forti, essere fermi, essere saldi, usare tutte le forze a disposizione e anche qualcuna in più per conservare la propria integrità, per non venire schiacciati, per trovare ancora un senso, per... ooooooooh, eccheccazzo: "Domani è domani: vado al concerto di Robert Plant!".


Venti luglio duemilasedici

Il caldo porco è più suino del solito, ma con britannica disinvoltura mi dirigo verso Porta Susa completamente vestita di nero.

Sulla t-shirt campeggia il simbolo
perché vado a vederesentire Robert ma il mio Jimmy viene con me.

Saliamo sul treno, che porta un ritardo di tot minuti (ma va là?), durante il viaggio ridiamo molto, arriviamo a Milano, prendiamo la metro, arriviamo ad Assago, ci sistemiamo in hotel e poi inizia l'avventura.

Ceniamo - in verità io spilucco un tiramisù e basta perché ho lo stomaco stretto per l'emozione - e poi si va verso l'ingresso. Controllo borse, strappo biglietto, ci mettiamo qui? No, magari ci mettiamo lì, sì, dai, lì è perfetto.


Siamo a 10-15 metri dal palco, ho la macchina fotografica nuova, non la conosco ancora bene, spero di riuscire a fotografarLO decentemente, spero che non mi parta un ignobile loop di pensieri del tipo "peròcazzoperchèèmortobonzononègiustoperòpotrestitrovareunaccordoconJimmyJonesyeJasonefarecose", spero che 'ste stramaledette zanzare decidano di togliere il disturbo, spero che... oh, cazzo, eccolo! Eccolo lì! Ma allora è vero!!!


Oh, Robert... il tempo non è stato per nulla gentile con il tuo bel volto, ma non ha potuto far nulla per toccare la tua voce e nel giro di due o tre brani, durante i quali ogni tanto stenti qua e là, quel suono, quel SUONO tutto tuo, tutto mio, tutto nostro, diventa velluto, fuoco, pioggia, brezza, e quando arriva il momento di Babe, I'm Gonna Leave You sei pienamente padrone di te e di - per me - quarant'anni di emozioni.

Forse - penso, ascoltandoti - sei più Golden God oggi di allora.

Forse.

Non lo so.

Chissenefrega.

Ti diverti, Percy.

Si vede in ogni tua mossa NON studiata, si vede in ogni tua mossa TOTALMENTE studiata, si vede da quando strizzi gli occhi per raggiungere una nota più acuta delle altre, si vede dai tuoi sorrisi.

Anche io sorrido, sorrido tanto, sorrido soprattutto quando Giulia mi scrive: "Mi dispiace, biondina, la gara la vince la mamma :)"... un punto a favore per il mio orgoglio di ricciuta, un momento di tenerezza mentre sto realizzando un mio sogno.

Ma come?!? Sto a leggere i messaggi sul cellulare durante il concerto del Golden God?!?

Sì.

Mi sarebbe parso brutto non condividere un momento così IMPORTANTE per me con le persone che amo.

E tu canti.

Continui a cantare, a saltare, a giochicchiare con tamburelli di varie fogge, a sorridere.

Da un lato vorrei che questo concerto non finisse mai, dall'altro non vedo l'ora che finisca per poterlo rivedere e risentire dentro di me migliaia di altre volte e per ricordarmi della mia felicità nel momento in cui il concerto si svolgeva.

Amo ricordare i ricordi belli: mi mettono di fronte a momenti felici quando essere felice diventa difficile.

È come fare scorta di cibo per l'inverno.

E poi il concerto finisce, finisce per davvero.

Paolo, Sara e io ci abbracciamo felici e poi facciamo un po' i pirla.

Ci avviamo verso l'uscita e non riusciamo a dire altro se non: "BRAVO, porco dirigibile, CHE BRAVO!"

Ci sono momenti in cui tutto sembra avere un senso e allora mi lascio andare (anche) a questa emozione: eccheccazzo, non posso essere sempresempresempre ipercontrollata e padrona di me e delle mie emozioni

Mi volto per un attimo a guardare il palco con le luci spente e poi scrollo le spalle, felice.

Poco più in là in cielo c'è Lei.


Ci sono momenti in cui tutto sembra avere un senso.

* * * * * * * * * * *

La scaletta del concerto di Robert Plant and the Sensational Space Shifters del venti luglio duemilasedici:

- Turn It Up
- Black Dog
- Rainbow
- What Is and What Should Never Be
- No Place To Go / Dazed and Confused
- All the King's Horses
- Babe, I'm Gonna Leave You
- Unknown (hanno improvvisato di bbbrutto)
- Funny In My Mind (I Believe I'm Fixin' to Die)
- I Just Want to Make Love to You / Whole Lotta Love / Hey Bo Diddley
Encore
- Rock and Roll
- Going to California

* * * * * * * * * * *


Foto fatte da me.

Io c'ero.

Finalmente.

* * * * * * * * * * *

Un ringraziamento ENORME a Paolo e Sara, che hanno condiviso tutto questo con me.

giovedì 7 luglio 2016

Vado in tour

Magone
A volte vengo sognata.

Stanotte ti ho sognato Silvia.
Eravamo a cena e tu eri raggiante perché eri entrata a far parte di una band :D
Un gruppo importante dell'underground musicale.
La prima esibizione pubblica sarebbe stata il prossimo 14 febbraio (!) e nella primavera estate avreste suonato su un'isola nordica dove si svolge non so quale fastival di voi gente importante della musica dell'underground.
Tutto questo me lo dicevi mentre mangiavamo (non ricordo cosa) in un ristorante di stile un po' vechiotto, tipo anni '70, e a tavola con noi c'era un bambino, con capelli e occhi molto chiari, il visino lentigginoso, e silenzioso come un topolino. Mi hai detto essere il figlio di una tua cara amica che molto spesso lo affida a te.
E niente, tuttecose in questi sogni :)

Questo mi racconta Tiziana.

A volte vengo sognata e allora posso azzardarmi a pensare che un giorno tornerò a suonare le mie guitarre. ***

E il magone un po' se ne va (mica posso portarmelo in tour, che diamine...).

Grazie, Tiziana, per avermi sognato, per avermi sognato così, per sapere ancora sognare, per sapermi.





*** Never explain never complain, tanto chi vuole capire capisce e chi vuole sognare lo fa e poi me lo dice e poi io sono contenta e inoltre mi passa un po' la paura.

mercoledì 25 maggio 2016

Blues

"Quando te ne vai?", chiedevo due anni e mezzo fa.
La risposta è: oggi.
Un po' di gratitudine c'è, il resto è troppo torbido per essere espresso senza cadere in trivialità poco consone alla mia persona (disse colei che una volta, prima di un derby vinto, vinto giusto lo scorso anno, abbracciò felice un amico - finalmente conosciuto di persona - facendo rombare un bestemmione per tutto l'universo.).
Ciao, dunque, ciao ciao ciao.

Papà ne sarebbe stato felice quanto me e parlandone avremmo fatto un po' gli scemi al telefono.

Voltiamo pagina, dunque.

Con incertezza e pensieri foschi, pensieri - lo ammetto - legati a vicende che non si intrecciano con il football ma con la vera vita e anche - soprattutto - con la vera morte.

Spero di ritrovare un po' di Toro.

Oh, vabbe'... non faccio così tanta fatica a trovare e ritrovare il Toro quando muore.

Il Toro muore mille volte? Il Toro rinasce mille e una volte.

Sic et simpliciter.

Mi accontento di poco, io (hahahahahahahahahahaha!!!).

Come dicevo altrove... sono felice ma anche no: dura la vita di chi è stato scelto dal Toro e dal blues.

Durissima.

E non farei cambio con nessun'altra realtà.

Felice vita, felice ascolto, felici lacrime: l'augurio migliore che posso fare a me e a coloro a cui voglio bene.

Blues Jam

lunedì 16 maggio 2016

Non vedevo l'ora

Non vedevo l'ora che arrivasse di nuovo il Sedicimaggio, non vedevo l'ora... poi c'è stata Empoli-Nonsobeneche e mi è passata tutta la poesia.

Tuttavia, al mio risveglio questa mattina, ho deciso che avrei vissuto intimamente la gioia del ricordo di quel giorno di quarant'anni fa lasciando le giaculatorie ad altri momenti.

Volevo stare molto in silenzio, soprattutto per incoraggiare la mia testolina a tacere per qualche attimo.

E poi è successo.

È successo che un amico mi ha mandato una foto di tanto tempo fa.

Undici uomini in pantaloncini corti.

Nella fila di quelli accovacciati, il secondo da sinistra: Papà.

Bello come la Pioggia, sereno come la Luna, sorridente come la Vita (perché la Vita sorride, anche quando è bastarda).

Ho quasi avuto le vertigini e poi ho sentito un suono strano dentro di me.

Ho sentito una specie di 'crack'.

Lo stesso suono che fanno le uova quando vengono perforate da un cucciolo che si fa strada per venire al mondo.

Il cucciolo sono io.

Io.

Io che, nel momento in cui Papà si è ammalato, ho scelto di mettere in stasi le emozioni, di controllarle per non cedere sotto un peso che avrebbe potuto schiantarmi.

Le ho prese tutte, le mie emozioni, e le ho messe dentro ad un uovo, in compagnia di tutte le lacrime che non ho sfogato fin qui.

Forse oggi si stanno aprendo piccole brecce nel guscio di quell'uovo... forse oggi è il giorno tanto temuto in cui non riuscirò a contenermi britannicamente... forse oggi è il giorno in cui tutte 'ste lacrime inizieranno il loro viaggio verso il mondo esterno... forse oggi è il giorno in cui rinasco un po'.

Se il Sedicimaggio di quarant'anni fa mi avessero detto che quattro decenni dopo avrei voluto vivere questo anniversario così speciale non dicendo una singola parola in merito alla Beatitudine, avrei pronunciato la mia prima bestemmia.

Nessuno me lo disse: io di quel giorno ricordo gli abbracci, i sorrisi, la gioia, le parole smozzicate, le lacrime, la sensazione di far parte di qualcosa di così grande da non poter essere definito.

E di questo giorno, di oggi, ricorderò sempre di aver fatto il primo passo per lasciar andare tutta la tensione accumulata fin qui.

Ben vengano le lacrime, dunque, finalmente.

Sì, lo so, Papà... se tu mi leggessi adesso mi diresti: "Posso darti un consiglio? Mollala un po' con le lacrime... fai venire la pecòla..."

E allora sai che cosa faccio? Piango. Così magari mi telefoni e mi maltratti-al-miele come SOLO tu sapevi fare.

Però non mi telefonerai, mannaggia... mi manchi così tanto che a volte mi si mozza il fiato.

Grazie per avermi portato in spalla la sera dopo lo Scudetto mentre eravamo a Superga, grazie per avermi portato in spalla sempre, anche quando ti ero insopportabile ma l'amore, il TUO amore, ti rendeva le spalle così larghe da superare qualunque cosa, anche quella di avere una figlia con un carattere identico al tuo, che definire 'complesso' pare quasi una battuta mal riuscita.

E questo è quanto.

Lo Scudetto del Toro, quel Sedicimaggio là, è qualcosa che va al di là della castrante partita di sabato (tralasciando di parlare di tutto il campionato appena finito, che ha consumato qualsiasi ragionevole forza).

Sono felice di avere imparato a mettere il fieno in cascina per i tempi più duri: almeno ORA posso provare ad accomodarmi su di esso e a guardare il cielo.

So che ti vedrò in tutto ciò che mi hai insegnato: il Toro, le stelle, le nuvole, me.

Grazie, Papà: forza Toro.


domenica 8 maggio 2016

Il cuore

Foto scattata da mio marito
per bontà di cuore
Credo che avrebbero preferito continuare a vivere per vincere, fallire, invecchiare, chiudere gli occhi circondati dagli affetti più cari, senza sapere che la loro improvvisa scomparsa li avrebbe resi immortali e più amati.

Quando mi capita di sognarli, li sogno sempre indaffarati e sorridenti.

D'altra parte non ci si aspetta che il proprio sorriso vada a schiantarsi contro una collina.

Nel DNA ho il terrore per i voli (che non mi ha impedito di viaggiare) e, assurdamente, l'amore forte per la pioggia, soprattutto se è pioggia che rende la vista inutile.

Quante persone esistono dentro ognuno di noi... tante, talvolta troppe.

Tutto questo amore, tutto quell'amore nato da uno schianto su una collina, nato dal racconto reiterato di quello schianto, racconto raccontato come favola della buona notte, racconto raccontato per sancire l'ingresso nel mondo dei 'grandi', racconto raccontato perché 'un giorno lo racconterai ai tuoi bambini e loro lo racconteranno ai loro bambini', tutto questo amore a volte, travolto dal peso dell'ingiustizia, diventa odio.

L'odio non è il contrario dell'amore, l'odio è una forma sbagliata dell'amore.

E dunque mi lascio semplicemente sommergere dall'emozione senza darle un nome e ringrazio il cielo per avermi concesso la buona sorte di provarla.

Ho avuto buoni maestri ed essi, a loro volta, hanno avuto una buona allieva.

Hanno seminato, io ho dato frutti.

Adesso depongo il mantello granata della mestizia e vado verso quel che ancora non conosco.

Il giorno dopo la morte di mio padre, subito dopo il rosario, ero andata in birreria con gli amici: una delle sere più piene di tutta la mia vita.

Anche in quel caso avevo deposto il mantello della mestizia perché, seppur con il cuore a pezzi, c'erano loro, gli amici, mio marito, i miei figli, a dimostrarmi ancora una volta che amor omnia vincit.

Perché vivere è proprio così: camminare tra luci e ombre e andare avanti per fermarsi ogni tanto a guardare verso il cuore e capire che, per quanto sia infranto, il cuore non può fare a meno di pulsare.



Cerea.


[originariamente pubblicato su FB in data Quattromaggio dell'anno in corso]

sabato 9 aprile 2016

La differenza

La differenza fra infinito ed eterno è semplice, ma sfugge a coloro che usano ed abusano di tali termini in maniera impropria o alla cazzo di cane, che dir si voglia.

Facciamo un piccolo ripasso:

- Infinito è ciò che non ha fine
- Eterno è ciò che non ha inizio né fine

Sono sottigliezze.

Sono le sottigliezze che mi han fatto ben meritare una cazziata dalla tipa del pub che è la mia seconda casa.

Domenica scorsa ero al pub, appunto, con Cristina - oh, Cristina... mi sa che voglio raccontare di te, di me, di te e di me, ma non adesso, non adesso... - e tra una profondità e l'altra guardavamo la partita.

Come una perfetta pazza innamorata, al rigore messo a segno da Belotti (ma quella danzetta prima di tirare i rigori? Dovrebbero renderla obbligatoria per tutti quello che sono tristi per partito preso e perché piuttosto che imparare ad essere felici preferiscono piantarsi chiodi arrugginiti nel cuore) ho innalzato l'urlo belluino che vorrei innalzare più spesso allo stadio e poi... e poi sono stata cazziata perché avevo fatto troppo casino: mi vogliono bene lo stesso.

Quest'annata terrificante del Toro, questi anni terrificanti per la mia anima, non mi hanno ancora tolto i sentimenti, a quanto pare, né l'espressione di come sono nel momento in cui lo sono: infinitamente innamorata del Toro.

Quel Toro che, al momento, è solo più un'idea che mi consuma di dolore e di rabbia, ma che - vivaladdea - sempre idea è e, come tale, tengo stretta alle mie fibre cercando di spostare la mente a possibili glorie future, senza fare confronti con il passato eroico, mettendo da parte il presente ignominioso.

Sto pian pianino imparando a camminare con la mia voragine personale, lo sto facendo cercando di rimanere salda anche durante altre inevitabili tempeste. A volte mi richiudo su me stessa e mi rinchiudo in me stessa per non sentire il troppo vociare e/o ragliare altrui: le mie voci e i miei ragli sono più che sufficienti.

E so una cosa.

Io so una cosa.

Io so che il Toro è infinito.

Ha avuto un inizio (anche più di uno...), non avrà mai una fine.

Si è mai sentito parlare di un'idea che abbia avuto fine? Nah.

Ciao, vado a fare un po' di giardinaggio... ma mi concedo ancora una riflessione parecchio sciocca e che mi fa ridere e quindi diventa automaticamente preziosa.

Ciò che in queste settimane occupa maggiormente il mio tempo sono la lettura e il giardinaggio: evidentemente mi è naturale occuparmi di pagine e piante (Page e Plant per interposte sostanze, insomma).

LOL

Forza Toro sempre.

-o-o-o-

Colonna sonora di oggi? Physical Graffiti: che meraviglia.

venerdì 26 febbraio 2016

Quell'intreccio doloroso e glorioso

Nel 2014 e nel 2015 vivo un intreccio doloroso e glorioso di eventi vedono protagonisti mio papà, il Toro e i Led Zeppelin.

Praticamente le tre costanti della mia esistenza, ohibò.

Il tutto inizia con l'ufficializzazione dell'accesso del Toro ai preliminari di Europa League.

Lo so in metropolitana: me lo dice un Amico per telefono e mi metto a saltare per la felicità.

Scesa dalla metropolitana, continuo a saltare, salto anche mentre telefono a mamma per dirglielo e far saltare anche lei, lei che al mio "Mamma, siamo in  Europa!" risponde con un "Silvia, il papà ha un papilloma."

Echeccazzo.

Pochi giorni dopo arrivano fra le mie braccia i remasters dei primi tre album dei Led Zeppelin: I, II e III.



Passiamo l'estate a Torino perché papà deve affrontare un intervento chirurgico piuttosto pesante e ciò permette a Davide e me - evviva evviva - di presenziare alle partite di qualificazione.

Papà dall'ospedale mi telefona in diverse occasione per sapere come stiamo giocando: la tenerezza di quell'Uomo, la passione di quell'Uomo... voglio non dimenticarle MAI.

A fine ottobre le notizie relative alla salute di mio papà si fanno sempre più inquietanti, così pesanti da farmi diventare la persona silente che sono diventata e che alcuni fanno fatica a riconoscere come la caciarona che ero (come si cambia...).

Il Toro perde a casa della Lazio, vince in casa contro il Parma, affronta la fase a gironi, che si proietta nel mese di novembre e poi oltre.

Nei primi giorni di novembre arrivano fra le mie braccia i remasters del quarto e del quinto album dei Led Zeppelin: IV e Houses Of The Holy.



Ho celebrato e continuerò a celebrare Houses Of The Holy migliaia di volte: è il mio preferito. Imprescindibile. È ciò io sono. Sic et simpliciter. Così.

A metà febbraio la situazione di mio papà si fa atrocemente chiara, così atrocemente chiara che osa dirlo, osa chiedere: "Quanto mi resta da vivere? Dieci mesi?" e l'oncologa abbassa lo sguardo.

Magari fossero stati davvero dieci, papà, magari... e invece no: te ne restavano sei e mezzo.

Manco il tempo necessario per dare vita ad un bambino.

Il 25 febbraio arriva fra le mie braccia il remaster di Physical Graffiti, sesto album dei Led Zeppelin, e il Toro gioca quella partita a Bilbao.




Arriva l'Estate, l'Estate del Duemilaquindici, l'Estate che odio per la luce, il caldo e svariate altre ragioni.

Decidiamo di andare in Bretagna a respirare suoni e assaporare colori (sì, ho i sensi confusi) che ci sono familiari.

Durante una passeggiata a Pont-Aven telefono a mamma, che mi racconta gli esiti della visita oncologica. Lei ha qualche speranza, forse si tratta solo di pie illusioni, io capisco che tutto sta precipitando ad una velocità impossibile da misurare.

Due giorni dopo Santa Amazon porge fra le braccia di mia madre i remasters del settimo, dell'ottavo e del nono album dei Led Zeppelin: Presence, In Through The Out Door e Coda.



È proprio la fine, come mi era capitato di dire ad inizio anno.

Nel frattempo il silenzio diventa la mia veste abituale.

Alcuni la scambiano per cinismo (magari hanno pure ragione...), altri la confondono con la spocchia che mi appartiene e che proteggo e difendo con amore ma non fanno i conti con la voragine che ho dentro e che sta per materializzarsi.

Ah, tra l'altro... se qualcuno vi raccontasse che ci si può preparare spiritualmente alla morte di una persona amata, be'... non credetegli. MAI.

Dov'ero rimasta? Alla Bretagna.

E poi passiamo due giorni a Parigi, due giorni durante i quali ricevo una telefonata dolcissima da parte di mio papà.

Torniamo in Italia.

Finalmente arrivano fra le mie braccia Presence, In Through The Out Door e, soprattutto, Coda: l'unico album dei Led Zeppelin che, nei tempo che furono, non acquistai su vinile.

Mi concentro su di essi perché se alzo lo sguardo vedo già fare breccia quella che sarà la Grande Assenza.

Inizia il campionato ed iniziano i giorni più assurdi e reali (già.) della mia vita.

Tutto precipita, tutto precipita troppo in fretta, cerco appigli a cui aggrapparmi per non cadere perché QUESTO è il momento in cui DEVO e VOGLIO mantenermi salda perché il quel cuore di cuoio sta per formarsi un buco destinato a rimanere tale.

E poi comincia la mia nuova vita.

Il primo Amico da cui ricevo un abbraccio in qualità di orfanella fresca fresca è lo stesso che ha accompagnato ogni mio travaglio durante le attese di stringere fra le braccia i vinili dei remasters e con cui ho condiviso buona parte di Toro.

Poi arrivano gli altri abbracci, il bisogno smodato di continuare a parlare di papà fino ad annoiare qualsiasi interlocutore, il mondo che sembra - non so proprio come dirlo - 'sbagliato', io che son rimasta con tante domande da fare e non so a chi rivolgermi se non al cielo ricordando la voce di papà che mi diceva: "Quello è il Grande Carro, quella è la Cintura di Orione, se scoppia il temporale rimaniamo a guardare i fulmini dal terrazzo, a volte ripenso al derby per essere felice, sei diventata vecchia, balle stracche..."

Mio papà mi chiamava in tanti modi: Principessa, Contessa, Gioia, Balle stracche, Alonza.

Mio papà continua ad essere la mia Guida.

Quando sono tornata a casa dall'ospedale dopo la sua morte, sono rimasta seduta in silenzio per qualche minuto, ho acceso una sigaretta e ho ascoltato "All My Love",

A volte mi sembra di vivere in un romanzo folle scritto da un savio.

No, non a volte: quasi sempre.

Sono molto stanca E sono - tutto sommato - felice.

Le alternative sono due: o mi sto avvicinando alla saggezza (LOL) o sto proteggendo e difendendo la mia follia.

Meno male che ci sono i Led Zeppelin, via...





mercoledì 3 febbraio 2016

La verità è che...

... non ho proprio voglia di scrivere.

Guardo tutto con distacco, da molto molto molto lontano, dal momento in cui è mancato mio padre, dal momento in cui l'unica cosa che avrei voluto sentirmi dire era "Andrà tutto bene" e avrei voluto sentirmela dire da lui, proprio da lui.

Alcune persone mi hanno chiesto - alcune anche con fare rabbioso, perbacco - come mai non scrivessi più di Toro, altri - sempre con una componente di livore per me incomprensibile - mi hanno puntato il dito contro scorreggiando amenità del tipo "Troppo facile stare zitti quando le cose vanno male!"

Vabbe'.

La verità è che ho imparato subito a vivere senza mio padre: avevo forse scelta?

La verità è che non mi sono abbandonata a sceneggiate di valore aggiunto sotto lo zero.

"Beata te che sei forte!"

Forte una fava.

Sono portatrice tendenzialmente sana di tutte le emozioni umane, MA no: non ho voglia di scrivere.

Come se non potessi farlo perché ho le mani occupate a fare altro: suonare la chitarra, accarezzare una volta in più le persone a cui voglio bene, prendere un carboncino e disegnare un ritratto di Jimmy Page (quelli so fare, quelli faccio), tendere le braccia in alto sperando di ricevere un segno.

Ogni volta in cui mi trovo a dover prendere una decisione mi chiedo: "Come si sarebbe comportato papà?" e poi prendo una strada, fra le tante, e la seguo.

Mi ha insegnato tanto e tanto di ciò che mi ha insegnato è ancora da mettere in pratica: dispongo di un'enorme eredità e non avrò mai abbastanza parole ed emozioni per esprimere la mia gratitudine per quell'Uomo bello dagli occhi azzurri e i capelli ricci.

Ho avuto poco meno di un anno e mezzo - dalla prima diagnosi infausta alla fine di tutto - per abituarmi all'idea che Lui se ne stesse andando: non ci si abitua.

Non ci si abitua, non si comprende fino in fondo, non ci si riprende mai.

Eppure la Vita va avanti e sembra essere più inesorabile della Morte: forse sono la stessa cosa, non lo so...

La Vita va avanti e rido e piango e respiro e faccio tutto quello che ho fatto finora, ma quando si fa buio, apro un dialogo muto con Lui e gli faccio tante domande... poi, quando si fa giorno, vado a cercare le risposte: a volte le trovo!

Non riesco a dare spazio a emozioni negative quali rabbia e livore per la situazione del Toro perché è come se vedessi tutto attraverso uno spesso vetro opaco... perché la verità è che vorrei parlarne con Lui, vorrei sfogare la mia rabbia con Lui e poi Lui mi direbbe due paroline dolci e io mi sentirei più in pace con il mondo.

Non sono triste, sono solo monca e credo di avere bisogno di tempo per imparare a camminare di nuovo senza sbandare.

La verità è che sto cercando di proteggere tutto questo Amore come se fosse un cucciolo d'animale: totalmente indifeso, totalmente alla mercé di qualsiasi raffica di vento.

E questo è quanto.

Excusatio non petita accusatio manifesta, dicono... e vabbe': lasciamoli dire.

A presto (forse).

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Playlist:
Tea For One (Led Zeppelin)
Since I've Been Loving You (Led Zeppelin)
Babe I'm Gonna Leave You (Led Zeppelin)
Bron-Y-Aur Stomp *** (Led Zeppelin)

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*** Eccheccavolo... sono immagonata, ma ho ancora voglia di danzare ;)




sabato 9 gennaio 2016