mercoledì 17 luglio 2013

Non ho le palle

Domande, risposte e constatazioni


Disclaimer: Le opinioni espresse nella rubrica “Pagina Infinita” sono totalmente ed esclusivamente mie. I capoccia di [testata su cui scrivevo] non hanno responsabilità alcuna per ciò che scrivo. Inoltre, essendo femminuccia, porto sulle spalle l’eredità di quella scostumata di Eva, colei che nell’Eden diede retta al Serpente: la colpa è insita in me. And I like it (pane, Toro e rock’n’roll).


Lo dirò senza fare troppi giri di parole: la campagna abbonamenti per il campionato 2013/2014 mi fa orrore.

“Per i tuoi figli abbiamo una babysitter con le palle”
Domande:
1) Che cos’hanno che non va le ovaie?
2) Babysitter? Io vivo insieme con i miei figli, faccio cose insieme con i miei figli, vado perfino allo stadio insieme con i miei figli. E se andare allo stadio non si può per motivi filiali, allo stadio non si va e dei propri figli ci si prende cura... o no?
3) Babysitter con le palle. Uhm. Aaaaaah! Ho capito! Metodo Rottermayer: disciplina, disciplina, disciplina?
4) Perché non è contemplato un babysitter per mamme che vogliano mollare i figli allo stadio?


“Se tua moglie è fissata con le corna, portala a vedere il Toro”
Domande:
1) Se tua moglie è fissata con le corna, avrà le sue ragioni?
2) I mariti non sono fissati con le corna perché si sa: le donne sono tutte zo§§ole?


“La tua ragazza vuole sempre uscire nel weekend? Fai contenti tutti e due: portala allo stadio.”
Domande: mi sono stancata di farne.
Amen.


Mi viene un sospetto, però... magari sto fraintendendo il senso altamente ironico del tutto.
Proverò ad intervistare due passanti a caso.
Eccone uno: “Scusa, posso farti una domanda?”
“Sì, certo.”
“Questa è la campagna abbonamenti 2013/2014 del Toro: che cosa ne pensi?”
“Be’... fa schifo. La parola ‘palle’ mi sembra eccessiva e le corna... la parola ‘corna’ usata come sinonimo di ‘tradimento’ non c’entra niente con il Toro... per me le corna del Toro sono i goal, il sudore, la voglia di ribaltare tutto anche quando non c’è più speranza... la mia impressione è negativa.”
“Grazie mille.”
Mumble mumble.
Un altro passante, anzi: una passante.
“Scusa, posso farti una domanda?”
“A-ha.”
“Questa è la campagna abbonamenti 2013/2014 del Toro: che cosa ne pensi?”
“Hanno ragione.”
“In che senso?”
“Be’, mi piace perché dice di portare qualcuno allo stadio: è una cosa bella.”
“OK. E per quanto riguarda il resto?”
“Mi imbarazzano le frasi sulla babysitter e sulla moglie.”
“Grazie mille.”

I passanti intervistati sono i miei figli: passavano per il corridoio.
Ha-ha-ha-ha!
Non fa ridere?
Eh... lo so.
A me non fa ridere che entrambi siano in imbarazzo.
Vabbe’.

L’importante è che se ne parli, no?
Sbagliato: l’importante sarebbe invogliare la gente ad andare allo stadio.
Io so un sacco di cose, ma tante davvero.
Sono quasi tutte cose inutili, ma le so.
Per esempio so che per pubblicizzare correttamente un prodotto non basta fare in modo che se ne parli, bisogna anche e soprattutto invogliare l’acquirente a diventare tale.
Come? Non è il mio mestiere e quindi non ne capisco una beneamata fava?
Pol’esse.

Manchiamo di senso dell’umorismo? Naaaaa, abbiamo continuato ad andare allo stadio anche quando era tutto una comica.

Manchiamo di classe? Non NOI di sicuro.

Famose ‘na risata? Fatevela voi.

Non so bene come spiegare il mio senso di disagio ed ho la presunzione di non doverlo spiegare, in realtà...
È lo stesso disagio che provo quando sento un adulto usare il turpiloquio come strumento di affermazione della propria autorità.
È lo stesso disagio che provo quando sento un bambino usare le urla come strumento di affermazione della propria esistenza (ma, in questo caso, generalmente si tratta di bambini che non vengono presi in considerazione, che - magari - invece di essere seguiti e ascoltati vengono parcheggiati da una babysitter, con o senza le palle).
È lo stesso disagio che provo quando sento cori odiosi o vedo striscioni, altrettanto odiosi, inneggianti alla sciagura di Superga.
Sarà un problema mio.
Starò diventando una mammoletta.
Ah, non ci sono più le donne Donne e gli uomini Uomini di un tempo...
Ah, il senso dell’umorismo che contraddistingueva la tifoseria Granata non è che un ricordo...
Oh, be’... anche il Toro non è che un ricordo.

Riassumendo:
1) non è un ‘inciampo’ mediatico a togliere dignità A ME (e con “ME” intendo le migliaia di sorelle e fratelli che, come ME, son rimaste basite) in quanto tifosa Granata
2) però ‘sto ‘inciampo’ mediatico ha inficiato del tutto la mia intenzione di fare l’abbonamento per la stagione ventura (oddeaddeaddea...)
3) peccato: mio figlio aveva espresso il desiderio di fare l’abbonamento, il suo primo abbonamento (“sì, mamma, io sono contro la TdT, ma se facciamo l’abbonamento risparmiamo un po’ di soldini...”)
4) bene: mio figlio rimane, a modo suo, un idealista anche se (mannaggia) non gli andrà giù facilmente questo ennesimo boccone amaro

La fregatura, se di fregatura si può parlare, è che comunque sarò sempre là a sostenere i Ragazzi.
Non ho le palle, evidentemente (mio marito ringrazia)... le chiederò in prestito - con diritto di riscatto - alla babysitter.
Olé.



Questa settimana tocca a “Incubus” (Lucifer Rising, Jimmy Page, pubblicato nel 2012 ma risalente a circa quarant’anni prima): roba d’avanguardia, roba complicata, roba per Pageanisti: il titolo dice tutto, no?


Dedico “Incubus” alle Creature del Male, in qualunque piano esistenziale si trovino. Se magari si allontanassero dal MIO piano esistenziale sarebbe un gran bel godere.
Cerea.



[originariamente pubblicato su una testata su cui scrivevo tanto tanto tanto tempo fa]