mercoledì 28 novembre 2012

Che cosa posso farmene...

... di questa paura?


Ci stavamo annoiando, quel pomeriggio. Mr. Lambs aveva sparacchiato boli di pelo e materia digestiva parlando di filotti di scudetti che solo il Toro e gli strisciarelli avevano infilzato.
Tutta la Redazione era preda di un sottile nervosismo che, appunto, dissimulava con la noia.
DA-DANG-DA-DA-DANG: suona, senza piangere, il telefono.
“Che cosa vuoi, Sagliets? Lasciami in pace. Punto.”
“Noiosa. Ho scaricato una App fighissima, scaricala anche tu.”
“Scaricabarile. Se magari me ne illustri nome e virtù...”
“Si chiama ‘Ciaparàt’: è un sistema di messaggistica ed è agggratis!”
“Vabbe’, dai, appena ho tempo lo scarico... vai a scrivere un po’: sei solo a pagina 814 della tua prossima Polaroid...”
“Quanto sei antipatica!”
“Quanto sei noioso! Dai, sto downloadando... ciao ciao ciao, sei ancora lì? Ciao.”
Click.

Sì, sì... sì.
Il pensiero è lì a sabato sera.
Inizio dell’Avvento? No, sera di Derby.
Io so già come andrà a finire: ho dato uno sguardo nella sfera di cristallo ed ho visto.
Non so come sentirmi relativamente a ciò che mi è stato di conoscere in anticipo.

Allora.

Sarà un pareggio del piffero. Porte inviolate. Una noia mortale. Partita tesa, poco gioco. Tensione a mille sugli spalti che andrà scemando in un addormentamento globale. L’unz-unz allo scadere del novantesimo minuto farà partire un coro di “Bastaaaaaa!!!” dalla zona Granata, quella senza seggiolini... si sa: noi li divelliamo. Un sabato sera del cavolo.
Sarà anche una sonora sconfitta, di quelle che “Ti ricordi quella volta in cui?”/”Preferisco non pensarci”. Risultato tennistico. Noi burro, quelli là coltello. Sarà, però, una vittoria sugli spalti. Ah, se solo fosse possibile contare tutti i punti fatti dai tifosi Granata... avremmo già vinto la Coppa VivalafantasiachelaSilvianonciportavia.
Infine vinceremo alla stragrande grazie alla tripletta di Gattino Gillet e grazie alla regola secondo cui ogni gol di quelli là si considera come gol in negativo, ma siccome quelli là e la matematica appartengono a due regni differenti e non comunicanti, quelli là faranno millemila gol prima di rendersi conto di aver perso millemilaetre a uno (su rigore).

Tutto chiaro?

Bene: i sogni.
Parliamone.

Una volta ho sognato di aprire il portone del Filadelfia a Gigi Meroni.
Aveva dimenticato il cappello negli spogliatoi, io avevo le chiavi in mano.
“Puoi farmi entrare?”
“Sì, Gigi... fai attenzione però...”
“A che cosa, Si’?”
“Fai attenzione a non cadere...”
“Farò attenzione, Si’... a fine anno magari esce qualcosa di nuovo dei Beatles, non vorrei perdermelo...”
“Sì, ma tu non ci sarai più.”
“Ah, già: mi ero dimenticato di essere morto.”
“Vabbe’, anche se sei morto vuoi o non vuoi recuperare il cappello?”
“Certo! Vieni giù anche tu: voglio mostrarti una cosa.”
Scendevo la scala di pietra insieme con Gigi, lui entrava nel tunnel dicendo: “Vai, adesso vai.” e allora risalivo.
Al terzo scalino vedevo il volto di un Amico, entrato anche lui nella nostra Casa, sorridere prima di dire: “Lo sai che stai per entrare in campo?”
“Sì.” E sorridevo anche io.
Riprendevo a guadagnare un gradino dopo l’altro e, sì, entravo in campo e il campo era proprio quello: il campo del Fila.
Fine del sogno.
La mia vita onirica è lisergica: wow.

L’App si installa e immediatamente una vibrazione scuote la scrivania: to’, Ciaparat è in funzione... e figurati se non è lui: Sagliets.
- Hey, you!
- Mi?
- Sì, ti! Sai che cosa vuol dire SSH?
- Ovviamente no.
- Silvia in the Sky with Hair.
- Sagomina. Jimmy Page is God. John Lennon is dead.
- And I’m good.
- I am the walrus.
- I’m bad. Cu-ch-chi-cu.
- Non sei bad, sei badola.
- Quanto sei str... strana.
- Gatto miao.
- Cane bau.
- Giraffa girrrr
- Frullino frrrr
- Oggi sei molto dazed and confused.
- Yes. Are you ready? Are you ready for this?
- You need coolin’...
- Hai visto il mio colino?
- Sì, ce l’hai in testa.
Ci sono App più pericolose di un mitra fra le mani di un bambino di due anni.

Una volta ho sognato di vincere il Derby: probabile retaggio di quando giocare il Derby faceva parte della normalità campionatesca e poi eravamo inevitabilmente contenti per qualche giorno.

Ero contenta anche domenica. Mi piace quando c’è Toro-Fiore: è un po’ come essere a Woodstock.
Quei due orsi della Stefi e di mio figlio se la contavano ciarlieri e un po’ mi sentivo esclusa dal loro chiacchierare e, a dirla tutta, a volte non mi dispiace non essere direttamente coinvolta negli eventi, mi piace rimanere ad osservarli.
L’atmosfera era quella che piace ai vecchi hippies come me: peace, love & music. Oh be’, per quanto riguarda la musica si possono fare aggiustamenti (prima della partita l’unz-unz era troppo Venaria style, che diamine), ma c’erano buone vibrazioni.

Una volta ho sognato che tutti i gobbi che incontravo per strada (Ou! Sono tanti!) mi dicevano: “Grazie per i sei punti che ci regalerete quest’anno!” e poi capivo che non era un sogno, bensì il solito incubo: quelli là mancano sempre di originalità e mi annoiano, mi annoiano, mi annoiano.
Li temo, ovviamente, e mancano pochi giorni a quella che potrebbe essere una strage annunciata e allora che cosa posso farmene di questa paura?
Parlarle insieme e dirle di non rompere troppo le cispole.
E che catso sarà mai un Derby? Vita. Anche quando uccide, sì.



Questa settimana tocca a “Immigrant Song” (Led Zeppelin III, 1970, Led Zeppelin): far sentire l’intro ai Ragazzi prima di sabato sarebbe cosa buona e giusta.



Dedico “Immigrant Song” a tutti i gobbi che riusciranno a dirmi qualcosa di originale, ma così... no, così non la dedico a nessuno... oh, mannaggia... allora la dedico a me ed ai casi della vita: spesso sono belli (i casi della vita, ovviamente... io... io me la cavo, semplicemente me la cavo).