mercoledì 16 gennaio 2013

Io vi accuso

The End


Fermo restando che mai nulla priverà il mio cuore di tutto ciò che il Toro o, più precisamente, l’IDEA del Toro ha regalato ad una vita che, altrimenti, sarebbe stata altrettanto bella, ma sicuramente più povera.


Fermo restando che l’IDEA cresce e cresce e cresce (sempre più spesso accompagnata dalla rabbia).

Fermo restando che del Toro sono e del Toro rimango.

Fermo restando un monte di belle parole... io vi accuso.

Io vi accuso di aver tentato e di continuare a tentare di distruggere un’IDEA.

Bravi furbi: andate ad acchiappare ratti, va’.

Porto a testimoniare Ornella.
“Ho 65 anni, tifo Toro da quando ero bambina, anche mio marito è del Toro anche se... anche se ormai è più contento quando perdono i gobbi che quando vince il Toro: entrambi gli eventi si verificano troppo sporadicamente. Mai più avremmo immaginato di arrivare a questo punto.”

Porto a testimoniare Giulia, mia figlia, 8 anni.
“Quando posso tornare allo stadio?”

Porto a testimoniare Davide, mio figlio, 13 anni.
“Mamma, raccontami ancora una volta di quando il Toro era il Toro.”

Porto a testimoniare Franco.
“Ho 76 anni, tifare Toro è stata la mia costante nella vita, oltre al caratterino e all’onestà. Prima di morire vorrei vedere un altro Scudetto, ma non succederà. Preferirei veder sparire il Toro improvvisamente piuttosto che continuare ad assistere a questo scempio che lentamente sbiadisce il significato del mio tifo. Ho già perso il Toro una volta, quando ero bambino, ma non era colpa di nessuno: la Natura a volte è tragica.”

Porto a testimoniare Sergio.
“Ho 35 anni, come potrei fare il tifo per un’altra squadra?”

Porto a testimoniare la Stefi.
“Ho 47 anni, tifo Toro e ho le gonadi sul punto di esplodere. Mi hanno rubato la voglia di chiederti: “Novitàààà?” nell’incipit della telefonata quotidiana. Mi hanno fatto venire paura delle risposte che potresti darmi. Forse era meglio quando c’erano solo domande.”

Porto a testimoniare Andrea, 8 anni.
“Io oggi metto la maglietta del Toro, non mi importa se avrò freddo.”

Porto a testimoniare Flavia.
“Ho poco più di 40 anni e del calcio nulla so. Ti leggo e mi rimane qualcosa dentro. Mi viene ormai spontaneo informarmi sui risultati del Toro e pensare a come ti sentirai.”

Porto a testimoniare Mauro.
“Ho 45 anni e non ne posso più. Ci vediamo allo stadio domenica?”

Porto a testimoniare me stessa.
Che cosa è il Toro ormai?
Per quelli che lo guardano da fuori: un simulacro.
Per quelli che ci vivono dentro (esclusi quelli che, nel corso dei decenni, l’hanno stuprato: il mio J’ACCUSE è per tutti voi): brodo primordiale.
Per quelli a cui è rivolto il mio J’ACCUSE: ne valeva davvero la pena? Valeva davvero la pena ammazzare un bacino di emozioni così grande? Siete sicuri di aver portato a termine il vostro assassinio? Rido. Rido di gusto. La logica del denaro? Ah, già... quella che “No, il Comunale non si chiamerà Grande Torino, bensì Oreficeria La Carota: che sponsor! Applaudite tutti!”
In ogni caso... ci penseremo NOI a chiamarlo con il suo vero nome: siamo IDEAlisti.
Che marea di pirla, vero?
No.
Provateci voi.
Provateci voi a chiamare la Mafia con il suo vero nome.
Difficile, eh?

Io vi accuso.
E un po’ vi ringrazio: se non ci foste voi, non avrei provato così tanto gusto a rimanere quella che sono.
Con i miei difetti, con i miei compromessi, con la mia voglia di rinunciare, con la mia voglia di fuggire, con le mie contraddizioni.
Parte tutto dal cuore, “cari” voi, tutto dal cuore.
“Ma col cuore non si mangia!” direte voi.
Non sapete ancora nulla della vita.
Io non ho niente da insegnare a nessuno, sia chiaro... so per certo che senza sogni non si va da nessuna parte.

Io vi accuso.
Vi accuso di aver lasciato solo Davide prima della partita contro il Siena.
Siamo entrati insieme e poi l’ho visto partire, lento e determinato, andare verso il campo, rimanere a guardarlo.
Davide, Amico mio... no, non mi si è stretto il cuore: ho provato un orgoglio infinito vedendoti lì solo.
Perché NON eri solo.
Eri con Ornella, con i miei figli, con Franco, Sergio, la Stefi, Andrea, Flavia, Mauro, me.

Io vi accuso di non capire e non per vostra possibile imbecillità.
Io vi accuso... io non sono nessuno.
Forse.

Ci sono leggi universali a cui non si può sfuggire.
La forza di gravità.
La matematica.
La poesia.
Il Toro.

Vi fa ridere? Bene: mi fa piacere fare la pagliaccia.

“E alla fine l’amore che ricevi è uguale all’amore che hai dato.”
Anche questa è una legge universale.
E vale anche per la me*da, sia essa tangibile oppure concettuale.
Tante belle cose e forza Toro.




Questa settimana tocca a “The End” dei Beatles (“Abbey Road”, 1969): da lì ho tratto il mio virgolettato poco più in altro.
“E alla fine l’amore che ricevi è uguale all’amore che hai dato.”
Non ho nulla da aggiungere.



Dedico “The End” al fatto che non c’è mai fine.
Non c’è mai fine alle porcherie che abbiamo visto e continueremo a vedere.
Non c’è mai fine all’IDEA.
Non c’è mai fine all’essere così scoglionati da dire BASTA e poi arrivare là, allo Stadio Oreficeria La Carota, e sentire battere forte ‘sto cuore.
Provateci voi e poi sappiatemi dire.