mercoledì 22 maggio 2013

Alfa e Omega

E tutto ciò che sta in mezzo


Fine gennaio 2008
Fa freddo, i bambini hanno l’influenza, resto a casa. Vedrò la partita con la Stefi.
“Dove guardiamo la partita? Da te o da me?”
“Vengo da te.”
“OK, ti aspetto.”
Quando entra in campo, tutto lo stadio intona una parola sola: “Uc-ci-de-te-lo! Uc-ci-de-te-lo!”
Nel giro di un battito di ciglia viene ammonito, nel giro di due battiti di ciglia viene nuovamente ammonito ed espulso.
La Stefi ed io ridiamo sguaiatamente.

23 agosto 2008
Fa caldo, molto caldo, sono a pezzi: ho nelle ossa 1200 km d’auto e non ho dormito granché... quasi quasi chiamo la Stefi.
“Cia’: sono tornata.”
“Brava! Com’è andato il viaggio?”
“Una faticaccia: siamo arrivati alle due di questa notte e non sono riuscita a prendere sonno fino alle quattro...”
“Allora, questa sera niente partita?”
“Col cavolo, vecchia ciabatta! Passa a prendermi verso le cinque e andiamo, dai...”
Mentre cerco di connettermi alla realtà, ancora persa nell’overdose di Highlands e di Atlantico Bretone in cui sono stata immersa per due settimane, accendo svogliatamente la TV.
Detesto la TV, amo il Televideo: “Sa’, andiamo alla pagina 248...” penso.
Sono talmente frollata che premere quei tre tasti mi sembra un’impresa titanica.
I numerini girano e finalmente arrivo alla desiata pagina.
Leggo.
Rileggo.
“Eh???” Dico.
“Naaaaaaaaaa...” Sorrido.
“Mammaaaaaaaaa!!! Papàààààààààà!!! Bambiniiiiiiii!!! Il Toro ha acquistato Rolando Bianchi!!!”

21 ottobre 2009, a day in the life
In un’altra redazione.
“No, no, no, no e no! Io allo stadio non ci vengo!”
“Fai quello che vuoi, Mauretti: io dopodomani ci vado.”
“Io non ne posso più, Silvietta, sono stufo stufo stufo!”
“E datti una calmata, per la Dea... vuoi che ti legga una favola?”
“Ma sì, dai... perché no? Che cosa vuoi leggermi?”
“Una lettera che ti ho scritto.”
“Che cosa???”
“Una-lettera-che-ti-ho-scritto. Che cosa non ti è chiaro in questa frase?”
“Sei indisponente. Sentiamo.” Fa la faccia seria seria seria.
“Ho cambiato idea: non te la leggo. La pubblico domani mattina e ciao berta.”
“Non ti azzardare...”
“Oh, insomma: la rubrica è mia e ci faccio quel che voglio io. Zitto e muto.”
“Maledetto il giorno in cui t’ho incontrata...”
“A cuccia, su!”
“Dammi un’anticipazione, almeno...”
“Col cavolo. Adesso vai alla tua scrivania e produci, su. Pedalare, avanti!”
“Grrrrrrrrrrrrrrrrrr!”

22 ottobre 2009, another day in the life
“Disgraziata!”
“Che cosa vuoi?”
“Lo sai.”
Gli piace sentirmi leggere quello che scrivo e, dunque, con la mia voce da chioccia, gli declamo la lettera che gli ho scritto - senza nominarlo: geniaccia! - e che raccoglierà un buon numero di letture (quasi duemila!).
“[...] Spesso ci capita di avere posizioni completamente opposte su che cosa voglia dire essere del Toro: io con la mia illimitata fiducia nel futuro, tu con la tua esaurita fiducia a causa del passato. [...] E allora ti chiedo pubblicamente: vuoi venire a soffrire con noi venerdì sera? Capirò il tuo NO se me lo dirai e capirò anche il tuo SÌ senza essere minimamente sfiorata dal sospetto che tu sia un uomo che si rimangia la parola data. Pensaci. [...]”
“Disgraziata!” È il suo commento.
“Anche io ti voglio bene!” È la mia risposta.

23 ottobre 2009
Andando verso lo stadio.
Si illumina il display del cellulare: Sagliettauro.
“Proooooooooooooooooooontoooooooooooooooooooooooo!” Rispondo con voce gioiosa.
“Sto venendo allo stadio, ma...” Dice digrignando i denti.
“Ma che bello, testina d’oro!” Replico ridendo.
“Lasciami finire: sto venendo allo stadio, MA... ma ti ritengo responsabile di come finirà a partita.”
“Pensi di farmi paura?”
“No.”
“Bravo. Ci vediamo dopo?”
“Sì, così mi vendicherò se sarà il caso.”
“Non lo sarà, Mauretti, vedrai.”
“Quando dici così mi fai paura...”
“Ecco, appunto: sei tu quello che deve avere paura. Ciao, ciao, ciao e ancora ciao.”
Click.
Sullo scadere del primo tempo segna Belingheri.
Sul finire del secondo tempo... oh be’, IL goal.
Uno di quei goal che fanno godere.
Uno di quei goal che pensavamo di avere dimenticato.
Uno di quei goal che se lo dimentichi sei proprio scemo.

Aperta parentesi

Una volta io tenevo un Diario e mi era tanto caro, poi ho cambiato strada ed ho trovato un pezzo d felicità in più.
Il 24 ottobre 2009 sul mio Diario scrivevo così: “Caro Diario, fuori dallo stadio, sì fuori dallo stadio c’era chi diceva ‘Ha fatto un goal alla Pulici!’, me l’ha detto anche mamma al telefono. Fuori dallo stadio c’era anche Mauro con un sorriso che andava dal Fila alla Luna ma questa è un’altra storia anche se... sai, in un altro momento avrei detto che quel sorriso era il sorriso bambino di Mauro, quel sorriso che gli arrivava direttamente dal 16 maggio 1976 passando attraverso a cataclismi ed anche irrealtà... invece no: era il sorriso di Mauro adulto, il mio Amico Mauro, quello che mi ha insegnato a credere in me, quello che sa cambiare idea.”

Altri giorni nella vita.
Altri giorni: alcuni buoni, altri meno
Non avrebbe senso elencarli.
Ma so che ci sono stati.
Giorni che non ci hanno trovati tutti d’accordo.
Giorni di odio.
Giorni di amore.
Giorni di “Ma come cazzo si fa a sbagliare un goal così, scarpone!”
Giorni in cui qualcuno è stato scelto dal Toro, dall’IDEA del Toro.
Giorni in cui il Torino ha fatto di tutto per allontanare quel qualcuno.
Giorni in cui quel qualcuno ha riempito la Maglia.
Giorni in cui quel qualcuno ha riportato bambini allo stadio, convinto genitori a portare bambini allo stadio, fatto tornare bambini quelli che bambini erano quando il Toro era il Toro.

Chiusa parentesi

19 maggio 2013
“Dai, Davide, andiamo...”
Non voglio esserci mentre esce dal campo.
Ha già ringraziato noi che lo ringraziamo, ma non voglio vederlo uscire dal campo.
Rimango a guardare finché non si trova a due metri dall’ingresso del tunnel che porta agli spogliatoi.
“Dai, Davide, andiamo...”
Davide ed io procediamo lentamente, mi tiene abbracciata mentre camminiamo verso il meeting point dove, poco dopo, arrivano mia madre, mio padre e Giulia: sta piangendo e singhiozzando.
Ci metterò un po’ a consolarla.
No, mi correggo: non riesco a consolarla, riesco solo a raccontarle di quando io avevo sparso lacrime analoghe.

20 maggio 2013
Certo che il cielo era ben strano ieri sera.
Faceva venir voglia di sperare che il mondo fosse migliore, che a qualcuno venisse voglia di non incaponirsi come al solito, che ci potesse essere un lieto fine.
E il lieto fine, in fondo, c’è stato: quella roba, quel coro, quelle voci, quei saluti continui erano la fine in un clima di festa.
Festa.
Mesta.
E gioiosa.
E disperata.
Perché quando ti accade di sfiorare l’IDEA del Toro non puoi rimanere immune.
Anche quando te la rubano.
Anche mentre te la rubano.
Ma devi sfiorarla, NON pensare presuntuosamente di conoscerla e/o di averla capita.

GRAZIE dunque, Rolando, grazie anche per i tuoi errori: non saranno mai così grandi e pieni di disprezzo come quelli di qualcuno nella sera - ieri sera - in cui ci siamo salutati.
Buona sorte a te, Capitano, e anche al nostro Toro... lui ne ha tanto bisogno: è governato MALE e non si prende cura della sua anima (sic).




Questa settimana tocca a “Since I’ve Been Loving You” (“Led Zeppelin III”, 1970, quarta traccia della prima facciata).



No, non è dedicata a Capitan Bianchi: non sono una Rolly-girl... sono solo una tifosa del Toro e sono costantemente e tenacemente innamorata dell’IDEA Granata.
“Ho detto di aver pianto, le mie lacrime sono cadute come pioggia, non le senti, non le senti cadere?”
Dedico “Since I’ve Been Loving You” a quella forte energia che era racchiusa dentro al catino domenica sera: era roba buona, anche se faceva male, e forse faceva male perché il bene, quando è GRANDE, non può essere contenuto facilmente.