mercoledì 27 febbraio 2013

A volte ci incontriamo

Quando ci muoviamo?


“Oggi non ho tanta voglia di scrivere, ho perso l’ispirazione... leggiamo che cos’ha scritto quella sagoma di Sagliets venerdì scorso... ho bisogno di rilassarmi un po’...”
Leggo e rido, leggo e rido, leggo e apro la chat.

LaSilvia ha scritto: Sagliets! >:-(
Sagliets ha scritto: Eh!
LaSilvia ha scritto: Ciuppa. Vieni SUBITO qui.
Sagliets ha scritto: Stoca.
LaSilvia ha scritto: Fisso. Muoviti.

Uno strano suono proviene dal corridoio, la porta del mio antro si apre cigolando, non riesco a credere ai miei occhi.
“Sagliets... perché indossi ancora le ciaspole???”
“Uh. Che distratto. Scusami.”
“Sei scusato. Accomodati pure sul letto di chiodi: l’ho appena spolverato.”
“No, grazie, preferisco stare in piedi.”
“OK, sventurato. Vogliamo parlare della Stratocaster?”
“Parliamone.”
“Era una Danelectro, non una Stratocaster. Come la mettiamo ora?”
“E che ne so io. Giochiamo a figu?”
“Sì.”
“Celo.”
“Manca.”
“Celo.”
“Manca.”
“Celo.”
“Piciu.”
“Ou!”
“Scusa.”
“Manca.”
“Celo.”

A volte ci incontriamo e ci viene spontaneo scambiarci gentilezze.
Mi ricordo di quella volta in cui sono andata a comprare una chitarra (dieci giorni fa) e mi hanno fatto lo sconto “visto che sei del Toro”.
No, non mi presento mai come “SilviaLachellotifoToro”.
Sì, porto sempre qualcosa che mi identifichi come “SilviaLachellotifoToro”.
Lo faccio per me, solo per me, mi fa sentire bene, mi fa sentire me.
Mi ricordo di quella volta in cui sono andata a partorire Giulia (otto anni e qualche mesetto fa) e stringevo in una mano un babaccio del Toro.
No, non mi avevano detto nulla, erano tutti affaccendati intorno al mio Chakra della Radice.
Sì, il babaccio era diventato il primo giocattolo della piccolina, glielo avevo messo nella culletta.
Mi ricordo di quella volta in cui andrò da qualche parte nel mondo, me lo ricordo già adesso. Inaspettatamente troverò qualcuno che riconoscerà se stesso nei colori che indosso e mi verrà incontro dicendo “Forza Toro!” ed io gli dirò “Sempre!” e, perfetti sconosciuti, ci sentiremo legati.
Legati, non costretti.
Legati, collegati, connessi, feliciarrabbiatitristiGranata.
Facciamo gli adulti - seri e compassati - durante la settimana: giacche, cravatte, tauilleurini.
Parliamo di massimi sistemi.
Impostiamo la voce.
Ci echeggiano nelle orecchie i modi e le parole dei nostri genitori, nonni, bisnonni.
Uh, come siamo seri e compassati, soprattutto se avvizziti.
E poi c’è la partita e - sì - ci riprendiamo il nostro più intimo essere, quello che ha ancora le braghe corte, quello che ha ancora le treccine.
Che meraviglia.
Una via di mezzo no, eh?
Vabbe’.

A proposito di vie di mezzo: siamo andati in doppia cifra.
Record europeo: che bravi.
Anzi no: che cattivi.
Cattivoni, birbanti, malandrini, furfanti, soprattutto fallosi.
Uh, come siamo fallosi.
Per agevolare il lavoro dei quarantaquattro arbitri che sono abitualmente in campo, consiglierei alla Lega di rivedere il regolamento affinché vengano assegnati d’ufficio due rigori contro al Toro entro il primo quarto d’ora di ogni partita. Suggerirei anche di assegnare il premio “Apperò!” a Peruzzo per la capacità di retrovisione e il daltonismo decisionale.

“Hai visto, Sagliets? Dobbiamo impegnarci di più: Peruzzo vede con la nuca, noi sappiamo solo far crescere funghi sulle pareti e far esplodere arachidi.”
“OK, trottolino tenebroso.”
“Eh?”
“Ciuppa.”
“Uffffffff... taci, lestofante.”

A volte ci incontriamo e ci viene spontaneo scambiarci gentilezze.
A volte le gentilezze sono poco gentili, tipo quando “iosonopiùdelToroditttte”, ma in fondo che importanza ha?
Già... che importanza ha...
C’è un tizio, un tizio che mi capita di incontrare allo stadio di quando in quando, un tizio che è convinto di saperla più lunga degli altri, sia si parli di Toro sia si parli di QUALUNQUE altra cosa: figli, letture, ricette, verruche, meteo. Infallibilmente ne sa sempre di più, infallibilmente spara cazzate, infallibilmente chiede che siano GLI ALTRI a dirgli “Ooooooh, come sei del Toro, tu! Ooooooh, come sei del Toro tu non lo è nessun altro al mondo!”, infallibilmente si incazza come un troll quando non gli vengono dati i riconoscimenti che egli si aspetta gli spettino in nome della sua (TUTTA SUA) purezza e durezza.
Ecco... a volte mi viene voglia di non essere gentile con questo tizio.

A volte ci incontriamo e ci viene spontaneo scambiarci gentilezze.
A volte ne abbiamo le balle piene degli altri così come di noi stessi.
A volte abbiamo la saggezza e l’equilibrio necessari per lasciar andare.
A volte siamo così incazzati che non vogliamo avere più né Fratelli né Sorelle.
A volte abbiamo voglia di essere lasciati in pace dalle giacchette nere, ciclamino, gialle (vedi pantone).
A volte siamo indignati.
A volte siamo indignati e non lo siamo per vittimismo.
A volte siamo indignati e nutriamo speranze.
A volte siamo indignati e siamo certi.
Oh, sì: siamo certi che QUESTA VOLTA la Società si esprimerà in merito a certe questioni.
Evviva evviva: la Società si è espressa.
Come posso tenere solo per me il comunicato con cui il Torino FC lamenta scorrettezze arbitrali?
Mi pregio di riportarvelo integralmente.
Eccolo qui:









Come? Non c’è scritto nulla?
Probabilmente è scritto con inchiostro simpatico.
Molto simpatico.
Molto.
Una parola mi sorge fra le labbra e la parola è VERGOGNA.
No, non ne provo alcuna IO.
Continuiamo a chinare servilmente il capo al sistema, dai: a noi piace soffrire, a noi piace farci prendere per il culo, a noi piace considerarci vittime, a noi... a noi girano le gonadi.
Quanto meno lo diciamo, quanto meno lo facciamo presente, quanto meno proviamo a sfondare il muro.
Il muro.
Il muro di gomma.
Quello che ci rimbalza addosso la conclamata falsità del circo footballaro.
Oggi (e ieri e l’altro ieri...) gira così.

A volte ci incontriamo e ci viene spontaneo scambiarci gentilezze.
Anche quando la caduta dopo l’ennesimo rimbalzo contro il muro di gomma ha fatto più male del solito.
Ci basta una briciola di Granata per sentire pungere gli occhi per lo sforzo di non piangere di commozione.
Una briciola di Granata: i cappellini del Toro in testa ai gagni che escono da scuola, una Bandiera appesa ad un balcone.
E il muro di gomma, almeno per un momento, non c’è più.

“Tu devi smetterla di trattarmi così male.”
“Io ti tratto male?!? Ma se ti tratto come la mela sul camino!”
“La mela... dove?”
“Sul camino, Sagliets, sul camino... magari prima o poi cade e piglia fuoco: non è una bella immagine?”
“E io che ti do pure retta...”
“Retta, segmento e angolo. Ottuso, ça va sans dire. Comunque dieci rigori contro sono tanti, eh?”
“Non farmi parlare...”
“Che il Sabba abbia inizio, amici Demoni: anche Sagliets è rimasto senza parole!”
“Vuoi smetterla?”
“No.”
“Non riesco a capirti oggi, sai?”
“Oh be’... provo a spiegarti: tu pensi che io stia girando e rigirando il coltello nella piaga?”
“Un po’ sì.”
“No, ciccio: faccio solo esercizio di memoria. Cerco di non dimenticare, di fissare ogni singolo momento nel mio frusto muscolo cardiaco. Forse i miei modi sono un po’ fuori dagli schemi, ma sono i miei modi: rispettali.”
“Senza esitazione.”
“Grazie, Sagliets: a volte sei una testina d’incudine ma poi ti viene spontaneo rispettare gli altri. Bravo: sette più. Adesso levati dai piedi. Ciao.”
“Senza esitazione.”
Indossa nuovamente le ciaspole e si trascina un po’ faticosamente verso il corridoio che conduce al suo ufficio.
Dopo un po’ lo contatto in chat.
La Silvia ha scritto: Mauro.
Sagliets ha scritto: Dimmi.
La Silvia ha scritto: Siamo più tristi o più incazzati?
Sagliets ha scritto: Te lo scrivo su una pergamena più tardi, ovviamente userò inchiostro simpatico: sembra che le disposizioni societarie lo esigano.
La Silvia ha scritto: Nella sfera di cristallo io ho visto che lo scriverai con il sangue...
Sagliets ha scritto: … hai visto bene, temo... non lo facciamo tutti, in fondo?
La Silvia ha scritto: Be’, proprio tutti no: viva le differenze, fanculo alle differenze. Se passi di qui tra un po’ ti offro un calice di arsenico e biscotti di ossa di pipistrello, ti va?
Sagliets ha scritto: Preferirei un tea caldo e dei muffins, se non ti dispiace.
La Silvia ha scritto: Aggiudicato: già sai che qui non troverai né tarallucci né vino.
Sagliets ha scritto: Vado a scrivere un po’, dai.
La Silvia ha scritto: Anche io.
Sagliets ha scritto: Forza Toro...
La Silvia ha scritto: (sigh) A dopo. SFT.




Questa settimana tocca a “Bron-yr-aur” (“Physical Graffiti”, Led Zeppelin, 1975): aiuta a sciogliere la tensione, anche se è una tensione lunga secoli.



Dopo Cagliari-Toro, mio figlio mi ha chiesto perché il Toro dovesse quasi sempre giocare contro due squadre per volta: gli Avversari e il Sistema.
Automaticamente gli ho detto che essere del Toro vuol dire darsi la possibilità di essere più forti di Avversari, Sistema, Sorte, Tutto.
Automaticamente ho sentito salire un’ondata di nausea che, olé, non mi ha sorpresa.
Automaticamente si tende a pensare di dover per forza accettare la propria natura senza se e senza ma.
Automaticamente a volte - come tutti - sono stanca e altrettanto automaticamente spesso - non proprio come tutti tutti tutti, eh? - mi scrollo la stanchezza di dosso e mi rimetto in moto e in gioco.
Spontaneamente non posso fare a meno di sentire che, nonostante ingiustizie, scorrettezze e porcate di vario genere, sono una privilegiata.

Dedico “Bron-Yr-Aur” alle prese di posizione, soprattutto a quelle che si danno per scontate e che, non verificandosi, provocano travasi di bile [leggasi: il Torino FC si esprimerà o no?]. Anzi: dedico “Bron-Yr-Aur” ai giorni spensierati (merce rara, di questi tempi).